Lucio Perotti con «I Feel Blue», sinestetica esplorazione in solitaria, ossia come sentire i colori e vedere i suoni della musica
L’attitudine del pianista romano – a coniugare forme strutturate e solide con momenti di liquida perlustrazione sonora – si traduce simultaneamente in un lavoro ricercato e tensioattivo, che invita ripetutamente il fruitore ad immergersi in una dimensione musicale totalizzante, densa di suggestioni e stimoli intellettuali.
//di Francesco Cataldo Verrina //
Lucio Perotti, pianista e compositore romano, presenta «I Feel Blue», un’opera che si configura come la sintesi artistica delle esperienze maturate nell’ambito del jazz, della musica classica e della contemporaneità. Il progetto, pubblicato dall’etichetta pugliese Dodicilune, si configura come una maratona in piano solo che si colloca al crocevia tra interpretazione, improvvisazione e composizione, delineando un percorso di ricerca personale e stilistica che si distingue per una divorante attitudine alla ricerca. Il cuore pulsante dell’album è rappresentato dalla combinazione tra componimenti originali e rielaborazioni tematiche di storici autori: cinque composizioni proprie di Perotti si affiancano a quattro arrangiamenti legati ad opere di Lennie Tristano, Leslie Bricusse, Jerome Kern e Dave Brubeck. La selezione del materiale officiato evidenzia l’ampio spettro di influenze che permeano la scrittura del pianista romano, caratterizzata da una costante tensione verso la riscoperta e la rimodulazione di archetipi sonori, sulla scorta di soluzioni armoniche e strutture innovative. Racconta il pianista: «I Feel Blue è il mio primo disco in piano solo. Il linguaggio è trasversale e nasce dall’amore sconfinato per la musica, in tutte le forme, attraverso cui riesco a esprimere e rinnovare la mia creatività».
Nel suo intento di coniugare rigore compositivo e spontaneità improvvisativa, Perotti propone nel disco una serie di brani che si distinguono per originalità e sofisticazione. «Tre Ludi After Gershwin» rappresenta un’interessante rielaborazione dei preludi di George Gershwin, in cui il pianista alterna sezioni improvvisative a citazioni riconoscibili, creando un effetto di stratificazione musicale. «Blue Toccata à la Turk», invece, si riallaccia al famoso Rondò di Brubeck, arricchendolo di un incisivo contrappunto alla mano sinistra e di uno sviluppo che esplora moduli ritmici propri del minimalismo. Qui l’improvvisazione non è semplice ornamentazione ma costituisce un elemento strutturale imprescindibile che guida l’evoluzione narrativa del brano. La title-track, «I Feel Blue», esemplifica l’approccio compositivo di Perotti: una costante improvvisazione costruita su un nucleo tematico che si trasforma continuamente per poi ricongiungersi al nucleo gravitazionale dell’idea di partenza. La sua cifra stilistica del pianista romano trova ulteriore compimento in «De Sidera», una fuga in chiave jazz che testimonia la sua volontà di coniugare il linguaggio classico con le sonorità moderne. Il disco si completa con tre componimenti più direttamente legati alla tradizione jazzistica, «Lennie’s Pennies» di Tristano, «Who Can I Turn To» di Bricusse – interpretata sulla scia dell’arrangiamento di Bill Evans – e All the Things You Are di Kern, che nasce da una sfida personale del pianista con il suo maestro Pietro Leveratto.
Per una migliore comprensione dell’escursione sonora di Perotti, va detto che le rielaborazioni di vecchi temi presenti in nel disco si distinguono dalle composizioni originali principalmente per la loro funzione e il loro approccio creativo-evolutino, pur non essendo mai dimostrative, calligrafe o da compitino scolastico. Per contro, le composizioni inedite, firmate da Perotti,, riflettono una sintesi più personale e autonoma dell’attività gestativa e del linguaggio espressivo del pianista. Sono costruite su cellule tematiche proprie, sviluppate attraverso strutture che spaziano dall’improvvisazione alla scrittura contrappuntistica. Ad esempio, la title-track, «I Feel Blue» nasce come una potente improvvisazione su un tema iniziale che si evolve e muta work in progress, mentre «De Sidera» indaga la forma della fuga in una prospettiva jazzistica, sottolineando il travaso nell’opera di Perotti, della tradizione classica filtrata attraverso un linguaggio moderno. Le rivisitazioni, invece, partono da materiali compositivi preesistenti e vengono rilette con un approccio che fonde differenti moduli stilistici. Come già accennato «Blue Toccata à la Turk» smonta il kit compostale di Brubeck e lo arricchisce con sezioni di contrappunto e un’impalcatura che integra stilemi minimalisti, mentre «Tre Ludi After Gershwin» rivisita i preludi del compositore americano sulla scorta di un’implementazione tematica, protesa ad enfatizzare l’improvvisazione e il gioco delle citazioni. In sintesi, le composizioni originali incarnano l’identità musicale di Perotti in modo più diretto e genetico, mentre le cover rappresentano un dialogo con la tradizione, declinato attraverso un linguaggio personale e disinibito.
Nel complesso, «I Feel Blue» non è semplicemente una raccolta di francobolli sonori per pianoforte solo, bensì un manifesto programmatico che espone una visione della musica tout-court fondata sull’interazione dinamica tra scrittura e improvvisazione. Il progetto di Perotti riflette un’approfondita consapevolezza e conoscenza dello scibile sonoro tradizionale ed, al contempo, un’ansiosa e inquieta investigazione sulle variabili espressive. L’attitudine del pianista romano – a coniugare forme strutturate e solide con momenti di liquida perlustrazione sonora – si traduce simultaneamente in un lavoro ricercato e tensioattivo, che invita ripetutamente il fruitore ad immergersi in una dimensione musicale totalizzante, densa di suggestioni e stimoli intellettuali.

