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Solomeo si trasformerà in un organismo sonoro diffuso, dove musica, paesaggio, architettura e socialità troveranno una rara misura comune. Solomeo e il Brasile: geometrie sonore fra samba, coralità e scrittura colta, cinque giorni di musica e visioni,

// di Francesco Cataldo Verrina //

Solomeo torna a collocarsi al centro della vita musicale umbra con la XXVII edizione del Festival Villa Solomei, prevista da venerdì 26 a martedì 30 giugno 2026. L’intero impianto della manifestazione guarda quest’anno al Brasile, nazione dalla straordinaria complessità culturale e sonora, dove la matrice europea, africana e indigena ha generato nel corso dei secoli un lessico musicale di rara ricchezza ritmica e armonica. «Onde Nasce O Som. Voci e suoni dal Brasile» non rappresenta soltanto un titolo evocativo, poiché delinea piuttosto una traiettoria culturale che pone in relazione memoria, danza, oralità, scrittura musicale e dimensione popolare, lungo un itinerario capace di far convivere la raffinatezza cameristica e la forza collettiva della festa popolare.

Carolina Cucinelli, nell’aprire la presentazione ufficiale del Festival, ha richiamato il valore della cultura come spazio di confronto e di ascolto reciproco, suggerendo come musica, pensiero e arti performative possano ancora custodire una funzione civile autentica. Solomeo, con il suo impianto architettonico sospeso tra misura rinascimentale e tensione ideale, diviene così il luogo naturale entro cui collocare una riflessione sull’incontro fra tradizioni differenti, in un momento storico che richiederebbe nuovamente linguaggi condivisi e capacità d’ascolto. L’Anteprima del Festival, programmata per domenica 21 giugno in coincidenza con la Festa Europea della Musica, inaugurerà il percorso con una conferenza musicologica affidata a Silvia Paparelli dal titolo «Da Villa-Lobos a Caetano Veloso. Il Brasile come patria della musica». Il tracciato proposto dalla studiosa consentirà di leggere la storia musicale brasiliana non come fenomeno folklorico isolato, quanto piuttosto come una sofisticata rete di relazioni fra scrittura colta, canzone urbana, ritualità afro-discendente e sperimentazione armonica. Villa-Lobos, in tale prospettiva, rimanda a una concezione quasi architettonica del materiale sonoro, mentre Caetano Veloso fa affiorare una poetica della contaminazione dove tradizione e modernità si dispongono secondo una logica di continua ridefinizione linguistica. Nel pomeriggio, il Teatro Cucinelli accoglierà «Violons vibrez», appuntamento che vedrà impegnata l’Orchestra del Teatro Cucinelli insieme ai violinisti Marco Serino e Andrea Cortesi sotto la direzione di Johannes Skudlik. La scelta del repertorio e della formazione lascia intuire un lavoro centrato sull’equilibrio fra cantabilità e precisione timbrica, entro una linea interpretativa di solida coerenza formale. Parallelamente, la Chiesa di San Bartolomeo ospiterà «L’organo ritrovato» con l’organista svedese Mathias Kjellgren, musicista di raffinata sensibilità contrappuntistica, la cui presenza consentirà di valorizzare le qualità foniche dello storico strumento costruito da Adamo Rossi nel 1791.

Fabio Ciofini, direttore del Festival, ha delineato una programmazione di ampio respiro, nella quale convivono figure storiche della cultura brasiliana, nuove produzioni e una significativa apertura verso linguaggi interdisciplinari. L’edizione 2026 porterà infatti a Solomeo personalità di primo piano come Toquinho, Jaques Morelenbaum, Monica Salmaso e Yamandu Costa, accanto a orchestre, ensemble cameristici, danzatori e performer provenienti da differenti ambiti espressivi. Particolare rilievo assumerà la presenza di Toquinho, interprete che nel corso dei decenni ha saputo trasformare la chitarra brasiliana in un territorio di sintesi fra samba, bossa nova e canzone d’autore. La sua scrittura strumentale, sempre misurata e interiormente eloquente, trova fondamento in un fraseggio nitido, costruito sulla leggerezza ritmica e su un uso armonico capace di far convivere malinconia e slancio melodico. Insieme a lui saliranno sul palco Camilla Faustino, Laércio da Costa, Mauro Martins e Dudu Penz, musicisti la cui esperienza contribuirà a delineare un ambiente sonoro mobile e ricco di sfumature. Una diversa prospettiva della musica brasiliana emergerà dal concerto del «Mônica Salmaso Trio», intitolato «Alma Lirica Brasileira». Monica Salmaso, fra le voci più autorevoli della scena contemporanea sudamericana, dispone il canto secondo una dizione di estrema finezza, lontana da ogni compiacimento virtuosistico. Accanto a Teco Cardoso e Nelson Ayres, la cantante svilupperà un itinerario che comprenderà Villa-Lobos, antichi samba, valzer brasiliani del primo Novecento e pagine di Tom Jobim e Vinicius de Moraes. Il programma consentirà di cogliere la straordinaria capacità della musica brasiliana di fondere scrittura colta e tradizione popolare senza irrigidire mai il fluire melodico.

Una delle serate centrali del Festival verrà dedicata interamente alla samba, linguaggio che più di ogni altro riflette la pluralità identitaria del Brasile urbano. Jaques Morelenbaum, violoncellista, arrangiatore e curatore timbrico di fama internazionale, si presenterà con il «Cello Samba Trio» insieme a Lula Galvão e Rafael Barata. La presenza del violoncello entro una struttura ritmica tipicamente brasiliana introduce un’interessante alterazione prospettica, poiché il registro grave dello strumento produce una tessitura armonica di particolare ampiezza, sospingendo la samba verso territori cameristici e quasi impressionistici. Alla componente musicale si unirà la dimensione coreografica del «Brasile Samba Show», fondato e diretto da Léia Da Mata, dove costumi, movimento scenico e dinamica corporea contribuiranno a generare una vera immersione nella cultura del carnevale carioca. La «Bateria Viralata (Bloko Intestinhao)» completerà il quadro con un impianto percussivo che rimanda tanto alle scuole di samba quanto alle pratiche collettive dei blocos contemporanei, facendo leva su poliritmie e stratificazioni metriche di forte impatto fisico.Uno spazio significativo verrà riservato anche ad «As Madalenas», duo formato da Cristina Renzetti e Tati Valle. Le due artiste dispongono voce, chitarra e percussioni secondo un andamento intimo e narrativo, nel quale samba, bossa nova e repertorio popolare dialogano continuamente con la lingua italiana e portoghese. L’interazione fra le due vocalità produce una trama espressiva delicata e mobile, sostenuta da una scrittura essenziale e mai ridondante.

Il gruppo «Do Choro al Choro» porterà invece l’attenzione sulla tradizione strumentale brasiliana, sviluppando un percorso che muove dal choro per aprirsi al jazz, alla MPB e alla pratica improvvisativa. Il Collettivo Rosario, tramite una combinazione di danza, body percussion, teatro e musica dal vivo, proporrà una riflessione sul corpo come dispositivo ritmico e spazio relazionale, facendo affiorare un’idea di spettacolo costruita sulla coralità del movimento. Melisa Maturana Aguirre e Tomeu Seguí presenteranno un progetto nel quale danza contemporanea e musica antica per tastiera convivono entro una prospettiva di sorprendente equilibrio sintattico. Il programma, esteso dal Quattrocento al Settecento, consentirà di leggere la danza non come semplice elemento illustrativo, quanto piuttosto come forma di pensiero spaziale. Il «Trio Spectrum», composto da Gabriele Caivano, Alfredo Barberio e Nicolas Lepore, introdurrà invece il pubblico al Bayan, strumento ad ancia libera ancora poco frequentato nei circuiti concertistici italiani. Il repertorio comprenderà pagine originali, trascrizioni classiche e arrangiamenti di colonne sonore, mettendo in luce le possibilità dinamiche e la sorprendente varietà coloristica dello strumento. All’alba di domenica 28 giugno, presso il «Tributo alla dignità dell’uomo», andrà in scena «Sensofonia» con Francesco Morettini, Harumi Ota, Alessandra Montani e le danzatrici Alessia Tasca e Claudia Tobia. La scelta dell’orario e dello spazio architettonico suggerisce un’esperienza percettiva costruita sul rapporto fra luce naturale, silenzio e vibrazione sonora, secondo una scansione temporale che privilegia l’ascolto lento e la contemplazione.

Grande attesa circonda inoltre il tradizionale «Concerto sotto le stelle», durante il quale l’Orchestra del Teatro Cucinelli diretta da Fabio Ciofini eseguirà in prima mondiale «Dona Nobis Pacem» di Dan Forrest insieme al Coro Canticum Novum di Solomeo e al soprano Lucia Casagrande Raffi. La composizione, commissionata dalla Fondazione Brunello e Federica Cucinelli per il quarantesimo anniversario del coro, assume oggi un rilievo ulteriore, poiché il tema della pace attraversa inevitabilmente il presente storico e culturale europeo. La conclusione del Festival verrà affidata a «Whisper Sounds», concerto che unirà la Filarmonica di Solomeo alla chitarra di Yamandu Costa e al clarinetto di Gabriele Mirabassi, sotto la direzione di Francesco Verzieri e Andrea Angeloni. Costa, interprete di eccezionale inventiva armonica e ritmica, possiede una tecnica chitarristica che rimanda tanto alla tradizione popolare del Rio Grande do Sul quanto alla libertà fraseologica dell’improvvisazione jazzistica. Mirabassi, dal canto suo, dispone il clarinetto secondo una vocalità strumentale di rara eleganza, capace di fondere rigore e spontaneità. Durante l’intera durata della manifestazione, la Chiesa di San Bartolomeo ospiterà anche i concerti d’organo di Irene De Ruvo, Arno Hartmann e Fabiana Ciampi, mentre negli spazi di via Goito sarà visitabile la mostra «40 anni di attività del Coro Canticum Novum 1986–2026», percorso documentario che ripercorre quattro decenni di attività corale, ricerca vocale e vita musicale condivisa.

L’organizzazione quotidiana del Festival seguirà una scansione pensata come un fluire continuo fra piazze, teatri, chiese e spazi aperti. Dalle ore 17, con i concerti al Teatro Cucinelli, fino agli appuntamenti serali nell’Anfiteatro e presso il «Tributo alla dignità dell’uomo», Solomeo si trasformerà in un organismo sonoro diffuso, dove musica, paesaggio, architettura e socialità troveranno una rara misura comune. Solomeo e il Brasile: geometrie sonore fra samba, coralità e scrittura colta, cinque giorni di musica e visioni.

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