«Mouche Bulle» del Chordless Trio; un laboratorio sonoro, tra forme aperte e tensione timbrica (Filibusta Records, 2026)

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Pur consapevole di muoversi in territori ampiamente esplorati, il progetto riesce a mantenere una propria autenticità espressiva. Il trio non cerca l’inedito a tutti i costi, ma privilegia la sincerità del gesto musicale, trovando proprio in questa attitudine una ragione di interesse e una misura di coerenza artistica.

// di Irma Sanders //

«Mouche Bulle» del Chordless Trio, Innarella / Piccioni / De Seta, si presenta come un progetto che riflette con lucidità e sensibilità sulla possibilità di tenere insieme mondi sonori solo apparentemente distanti. L’incontro tra Paolo Innarella (flauto), Dario Piccioni (contrabbasso) e Lucrezio De Seta (batteria), si muove infatti lungo una linea di confine fertile, dove il linguaggio del jazz dialoga con la libera improvvisazione e con le molteplici traiettorie della musica colta tra fine Ottocento e Novecento.

Fin dai primi passaggi si avverte una tensione estetica che richiama le atmosfere sospese dell’Impressionismo francese – il riferimento a Claude Debussy è tutt’altro che ornamentale – accanto a una più inquieta e frammentata sensibilità espressionista, riconducibile a figure come Paul Hindemith e Arnold Schönberg. Tuttavia, ciò che rende convincente il lavoro del trio non è la semplice giustapposizione di influenze, bensì la capacità di assorbirle in un discorso unitario, dove la memoria storica diventa materiale vivo e rielaborato. Composizioni come «Un Certain Regard» o «Tema di Vittoria» restituiscono con chiarezza questa vocazione sintetica, mentre in episodi quali «Oggi tutto bene Grazie» emerge una dialettica più marcata: il flauto e il contrabbasso si muovono in territori prossimi all’atonalità, tra echi della letteratura strumentale novecentesca, mentre la batteria costruisce una trama ritmica scomposta ma saldamente ancorata a una pulsazione jazzistica. È proprio in questa tensione tra libertà e radicamento che il trio trova una propria cifra distintiva.

L’assenza di uno strumento armonico tradizionale – implicita nella scelta chordless – apre spazi di interazione particolarmente dinamici: le linee si avvitano, si rincorrono, si ridefiniscono costantemente, generando un flusso sonoro in cui l’improvvisazione non appare mai come gesto arbitrario, ma come sviluppo coerente di un’idea condivisa. In questo senso, il lavoro collettivo dei tre musicisti risulta centrale: ogni soluzione timbrica, ciascuna direzione formale sembra nascere da un ascolto reciproco profondo, più che da una gerarchia precostituita. Il disco, pubblicato da Filibusta Records, si srotola così come una sorta di mappa personale sulla scorta di alcune tra le esperienze musicali più significative del Novecento, non con intento enciclopedico, ma come apertura verso possibilità ulteriori. Non a caso, il titolo «Mouche Bulle» – evocazione di una figura immaginaria, una mosca bolla nata dalla fantasia infantile – diventa metafora efficace di questo approccio: una forma non definita, in continua trasformazione, disponibile ad accogliere ciò che ancora non è stato pienamente detto.

Da «Mouche Bulle» emerge una proposta che, pur consapevole di muoversi in territori ampiamente esplorati, riesce a mantenere una propria autenticità espressiva. Il trio non cerca l’inedito a tutti i costi, ma privilegia la sincerità del gesto musicale, trovando proprio in questa attitudine una ragione di interesse e una misura di coerenza artistica.

Chordless Trio

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