Vinile sul Divano: l’estasi del groove nella sua naturale essenza
// di Gianluca Giorgi //
Tyshawn Sorey Trio, Continuing (2023 2lp 45 rpm)
Negli ultimi anni, il compositore/improvvisatore americano sorprendentemente prolifico Tyshawn Sorey ha scritto molto, composizioni classiche contemporanee, pezzi per orchestre da camera sperimentali, ha condotto progetti di composizione spontanea con improvvisatori e molto altro ancora, mantenendo comunque un filo conduttore con il jazz. Questo è il terzo lavoro del Trio del batterista Tyshawn Sorey in 2 anni. Le due precedenti uscite del 2022 presentano le sorprendenti incursioni di questo dichiarato avanguardista nel jazz classico. Album accolti favorevolmente dalla critica e considerati fra i migliori del 2022; Downbeat ha definito Mesmerism “meravigliosamente semplice, ma straordinariamente profondo” e Off-Off Broadway (con il sassofonista Greg Osby) “musica abbastanza robusta da farti credere che l’energia generata dal gruppo sia la sua forza discreta”. Sorey è un batterista-compositore misurato da cui è poco probabile ascoltare assoli tonanti dalla sua batteria ed è convinto che non si possa parlare di libertà se non s’include parallelamente il concetto di disciplina. Questo suo equilibrio interiore coinvolge direttamente i suoi musicisti già presenti nel primo disco Mesmerism, cioè Aaron Diehl al piano, che ha collaborato con Brandford Marsalis e Cecile McLorin e Matt Brewer al contrabbasso, già in precedenza al fianco di Terence Blanchard e Aaron Parks. L’album, come già avvenuto nel disco del 2022, è composto di brani già noti, in questo caso solo quattro molto lunghi [Reincarnation Blues (Wayne Shorter), Seleritus (Ahmad Jamal), Angel Eyes (Matt Dennis) e In What Direction Are You Headed? (Harold Mabern)], minimo dieci minuti l’uno, questo permette al trio di dilatare gli spazi destrutturando moderatamente ogni traccia con misura ed estrema raffinatezza. Un piano-trio jazz con un interplay molto diverso dalle forme che conosciamo, i tre marciano attraverso vie distinte, ma uniti da un pensiero comune, equilibrato ed affascinante. Le performance sono magistrali e non forzate così da raggiungere il nucleo emotivo della musica. Disco inciso in doppio vinile a 45 giri per un suono veramente stupendo.
Ethnic Heritage Ensemble, Impressions (1982 ristampa ltd ed 2023)
Kahil El’Zabar, con l’Ethnic Heritage Ensemble o con altri progetti, negli ultimi anni sta sfornando molti lavori grazie all’entusiasmo delle giovani generazioni verso il nu-jazz e alla conseguente riscoperta dello spiritual jazz. L’Ethnic Heritage Ensemble è stato fondato nel 1973 dal percussionista Kahil El’Zabar e ha avuto un enorme impatto sul jazz, incidendo molti dischi, alcuni veramente sublimi e molto richiesti. Uno di questi è il loro secondo album «Impressions», ormai divenuto nel corso dei decenni oggetto di culto e pertanto venduto a cifre molto alte. L’album nasce come un concept con una suite «Impressions» suddivisa in sette parti. Un disco jazz d’avanguardia, afro-jazz, jazz spirituale e libero, caldo e dolcemente ritmico, tribale e atmosferico, ipnotico quasi “sciamanico”, senza urlare o alzare i decibel, veramente poetico. Un vero e proprio caleidoscopio di sonorità. Bellissima questa ristampa della Red Records del nuovo corso targato Marco Pennisi. Ottimo suono.


Ralph Thomas, Eastern Standard Tme (1980 ristampa BBE 2018 in doppio LP)
L’etichetta inglese BBE sta scovando negli archivi di diverse case discografiche, come ad esempio la Strata East Rec., portando alla luce diverse gemme nascoste come questo album di Ralph Thomas.
Originariamente auto prodotto negli USA per una etichetta semi sconosciuta, l’originale ora ha cifre discretamente elevate. Ralph Thomas è uno spirito irrequieto, mentre frequenta il conservatorio di Chicago nel 1969 diventa membro del Chicago A.A.C.M, ha poi registrato con note leggende del blues, Howlin’ Wolf e Mighty Joe Young (Cadet e Chess), nel 1974 si trasferì a Los Angeles e fu impiegato come session player sia con la 20th Century Fox che con la Motown. Ha lavorato con la Quincy Jones Productions, ma la passione per la musica reggae lo porta in Giamaica. Nell’86 si trasferisce a New York dove collabora con la leggenda del Boogaloo Johnny Colon e suona con esploratori musicali come Sun Ra, Don Cherry e Olatunji. Tuttavia, nel 1993 si sposta a Parigi dove studiò etnomusicologia e si esibì con diversi musicisti fra i quali il percussionista Trilok Gurtu, così come con il batterista Sunny Murray e la leggenda del sassofono Archie Shepp. Sempre in Francia ha gestito una galleria d’arte e ha iniziato il suo progetto MusArt – con la quale ha girato negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone. Dopo un periodo produttivo a Chiang Mai, in Thailandia – dove si è immerso nella cultura Issan – Ralph Thomas è tornato negli Stati Uniti per vivere e lavorare. Sebbene abbia creato un’enorme quantità di musica nel corso degli anni, ‘Eastern Standard Time’ rimane l’unico album di Ralph Thomas ed è disponibile ora da BBE Music. Disco difficile da catalogare perché come dice lo stesso musicista: “La mia musica è sempre stata aperta a diverse culture e suoni afro-cubani, brasiliani, messicani, peruviani, americani, ebraici, turchi, africani, indiani e giapponesi”. Comunque da riscoprire.
Grant Green, Green Street (1961 ristampa Jazz Images 2019)
Green Street è il secondo album di Grant Green come leader per la Blue Note e rimane uno fra gli album più belli della sua produzione con l’etichetta americana. Supportato al contrabbasso da Ben Tucker e alla batteria da Dave Bailey, questo grande chitarrista sembra giovarsi dall’assenza di ogni altro strumento a corda. In questo superbo album della sua discografia, la sua immaginazione sia armonica sia interpretativa raggiunge vertici davvero straordinari. Bella ristampa della Jazz Images, etichetta interessante che sforna prodotti validi per q/p, certo se fosse in mono sarebbero molto meglio.
Bubbha Thomas & The Lightmen – Creative Music: The Complete Works (2019 raccolta completa 8 lp)
Questa è la raccolta definitiva in edizione limitata 100 copie, dei suoi quattro album classici con la sua band Lightmen, ognuno masterizzato dai nastri originali, ampliata con tracce bonus, mix mono e alternative take, corredata da un libretto illustrativo. Bubbha Thomas è batterista ed attivista afroamericano con alle spalle esperienze musicali sia nello r’n’b che nel jazz mainstream (fu anche session man per label come Peacock e Back Beat). Leader rivoluzionario e spirituale fu ispirato dai cambiamenti e dai movimenti politici e sociali dei tardi anni ’60, come dalle innovazioni musicali apportate da jazzisti come John Coltrane, portò i suoi Lightmen ad incidere una musica che mixava jazz d’avanguardia free e post bop, con anche elementi funk e soul, attraverso pochi rari e ricercati album usciti nella prima metà degli anni ’70. Questi album auto-pubblicati precedettero il jazz profondamente intriso di soul pubblicato da artisti delle etichette Tribe e Strata East e furono precursori del miglior jazz underground anni ‘70. Il leader nel corso del decennio, ha contribuito a una voce collettiva di resistenza allo status quo musicale e culturale che ora viene riscoperta e forse anche finalmente compresa.



