«Fading Corners» dell’Edoardo Liberati Synthetics Trio: variazione, memoria e identità (WoW Records, 2026)

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Nessun episodio appare accessorio, ciascun momento contribuisce alla definizione di un itinerario che, pur nella varietà delle soluzioni adottate, mantiene una coerenza interna salda, fondata su una visione condivisa e su una padronanza linguistica che lascia intravedere sviluppi ulteriori di notevole interesse.

// di Francesco Cataldo Verrina //

Un’identità collettiva, percepibile sin dalle prime battute, orienta «Fading Corners», terzo capitolo dell’Edoardo Liberati Synthetics Trio, pubblicato dall’WoW Records. L’eco lessicale che rimanda a «Life Of A Trio» non implica una filiazione diretta nei codici espressivi, quanto piuttosto un’affinità concettuale che trova nel principio dell’organismo unitario la propria ragione fondativa. La triade storica formata da Jimmy Giuffre, Steve Swallow e Paul Bley aveva già indagato tale dimensione, ma qui il riferimento agisce come suggestione terminologica, non come modello imitativo.

Il lavoro si fonda su una dinamica di interrelazione che supera la semplice alternanza solistica e si delinea come un sistema di reazioni immediate, di scarti e di rilanci che implicano un ascolto interno estremamente affinato. In questa prospettiva, la scrittura di Edoardo Liberati manifesta una consapevolezza compositiva solida, nella quale ogni elemento tematico trova collocazione secondo una logica di reciprocità. L’interplay, lungi dal ridursi a formula retorica, si traduce in una rete di relazioni mobili che sostengono l’intero impianto espressivo, generando una continuità di senso anche nei passaggi più frastagliati. Le dichiarazioni dell’autore, poste in relazione con il precedente «Turning Point», illuminano una direzione precisa, orientata verso una cantabilità intesa non come semplificazione melodica, ma come chiarezza enunciativa e capacità di rendere il materiale tematico riconoscibile pur all’interno di contesti variabili. La ricerca si sviluppa anche sul versante ritmico, dove cellule minime subiscono trasformazioni progressive, dando luogo a un’articolazione temporale mobile, mai irrigidita in schemi prevedibili. L’aspirazione a differenziare ogni episodio sonoro si traduce in una pluralità di soluzioni formali, mantenute tuttavia entro una coerenza poetica che evita dispersioni.

«Future Memories» inaugura il percorso con un’energia cinetica che trova nella propulsione ritmica il proprio asse portante; la chitarra, dotata di un profilo acustico che accoglie inflessioni elettriche di matrice rock, sviluppa linee incisive, mentre la batteria di Riccardo Marchese interviene con accenti puntuali, costruendo un equilibrio tra slancio e controllo. La tittle-track, «Fading Corners», apporta una diversa inclinazione, sostenuta dalla chitarra classica, dove una linea melodica di sobria eleganza suggerisce una dimensione introspettiva, priva di compiacimenti sentimentali. L’orizzonte brasiliano di «Sombras Do Fogo» affiora sulla scorta dell’ascolto di «Samba e Amor» di Chico Buarque, filtrato dalla sensibilità del trio di Brad Mehldau. Il contrabbasso di Riccardo Gola definisce un terreno ritmico che allude a un bolero rarefatto, sul quale la chitarra dispiega un fraseggio agile, mai incline all’esibizione gratuita. «Lost Baggage» recupera una matrice post-bop con inclinazione swing, dove l’energia ritmica sostiene un fraseggio serrato, mentre «Lonely Whale Song» si attesta in una dimensione più rarefatta, quasi sospesa in un equilibrio instabile, evocando una narrazione sonora che si nutre di suggestioni bioacustiche; l’intervento del contrabbasso con archetto introduce una qualità timbrica che richiama un paesaggio subacqueo, senza ricorrere a facili mimetismi descrittivi. «Anywhere But Here» stabilisce un dialogo implicito con Bill Evans, in particolare con «Very Early», adottando una scrittura che privilegia l’interazione tra le linee, dove chitarra e contrabbasso si scambiano funzioni e responsabilità tematiche, generando una circolazione di idee che evita gerarchie prestabilite. «Uncertain» riporta il procedimento su coordinate contemporanee, con uno swing sostenuto che funge da piattaforma per un’elaborazione virtuosistica limpida, priva di ridondanze. La rilettura di «Love Me Tender» di Elvis Presley dispensa un elemento di straniamento, poiché il materiale originario subisce una trasfigurazione radicale, mirata verso territori estemporanei che dissolvono ogni riferimento immediato, lasciando emergere una nuova identità sonora.

«Fading Corners» rivela una maturità non comune, sostenuta da un equilibrio tra rigore compositivo e apertura esplorativa. Nessun episodio appare accessorio, ciascun momento contribuisce alla definizione di un itinerario che, pur nella varietà delle soluzioni adottate, mantiene una coerenza interna salda, fondata su una visione condivisa e su una padronanza linguistica che lascia intravedere sviluppi ulteriori di notevole interesse.

Edoardo Liberati Synthetics Trio

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