«A Long Way» di Jany McPherson, un album ispirato e coerente, che lascia trasparire sentimenti autentici e sorgivi (Glider Media Group, 2023)
«Ero molto piccola quando ho visto per la prima volta Michael Jackson cantare in televisione «Don’t Stop ’Til You Get Enough» e sono impazzita: lo adoravo. Poi rubavo i tacchi alti di mia nonna, le collane, e la spazzola per capelli era il microfono, e iniziavo ad imitare qualsiasi artista fosse in TV (…) Mi affascinavano le grandi voci del jazz: Nina Simone, Billie Holiday, Sarah Vaughan ed Ella Fitzgerald…»
// di Francesco Cataldo Verrina //
Jany McPherson, compositrice, cantante ed esecutrice di origine cubana, da qualche tempo sotto i riflettori internazionali, si caratterizza come uno dei fenomeni del pianismo jazz al femminile, capace di creare una sintesi tra vari stilemi e linguaggi limitrofi ed affini al jazz, attraverso una gamma cromatica ricca di nuances, a volte esotiche, ma sempre scevre del luogo comune della combine tra ritmi latini ed istanze jazzistiche nordamericane. Jany vive in Francia, tanto che la sua pozione musicale si arricchisce sovente di elementi della tradizione europea. «Ho scelto di vivere in Francia – dice – perché c’era qualcosa nell’ambiente francese che risuonava con me, anche se non sapevo esattamente cosa, e quel qualcosa non aveva nulla a che fare con gli altri Paesi che già conoscevo». Forte di innate doti interpretative, un genetico senso dell’orientamento musicale e del ritmo, una spiccata attitudine alla ballata e al canto, la musicista cubana si propone attraverso progressioni ritmico-armoniche, che conferiscono al suo stile pianistico un tratto inconfondibile, giocato su un personalissimo fraseggio e un inedito modulo improvvisativo. Le parole della compositrice sono alquanto eloquenti: «La mia formazione è classica, ma tendo ad essere quanto più possibile personale, con i miei pregi e i miei difetti, e cerco di essere onesta fino in fondo con me stessa e di conseguenza con chi mi ascolta. Il mio pianismo è spesso istintivo e la stessa cosa posso dire delle improvvisazioni. Cerco di non essere mai banale, scontata». Il nuovo lavoro discografico «A Long Way» di Jany McPherson è un concept jazz multicromatico imperniato su undici componimenti inediti, tutta farina del suo sacco. Registrato in trio con il supporto dei sodali francesi, Antonio Sgro (contrabbasso) e Yoann Serra (batteria), l’album è stato appena pubblicato da Glider Media Group con la produzione Gianluca Di Furia.
L’Opener «Fire In My Hands» è un arcobaleno di suoni con una visione bifocale del jazz, fatto di discese ardite e risalite, in cui la pianista cubana crea una perfetta osmosi tra umori, ritmi e colori che sembrano lambire i due continenti della musica, dal Nord al Sud America, tra swing, spanish-tinge e flavour latini. «Miss Butterfly», è una ballata elegante e solare, arricchita da spunti classici e suggestioni eurocolte, ma caratterizzata dallo stile pianistico di Jamy che ama i cambi di passo e di mood con qualche reminiscenza di tipo jarrettiano, soprattutto in quel suo riversare nel costrutto sonoro un inarrestabile effluvio di note. «Mi piace ogni tanto cambiare atmosfera all’interno dello stesso brano – sostiene Jany – divertirmi con le armonie e andare per la mia strada in modo inaspettato, non prevedibile. È naturale che in questo processo ci siano anche citazioni di musiche che ho amato e che ho assorbito nel tempo». «Te dejo ir», lucupletata dalla partecipazione Christophe Lampidecchia alla fisarmonica, è una canzona cantata in lingua madre, avvolta in un’aura soulful e fatta di momenti struggenti e passionali, che mettono in luce la duplice valenza della McPherson, come cantante e pianista, nella tradizione di Nina Simone: anche lei aveva scelto come domicilio fiscale Francia. «El vals de los apasionados», almeno nella prima parte mostra le sembianze di un jazz-waltz dal carattere brunito e crepuscolare, molto regolare nella narrazione dalla quale emergono melodie intrise di profondo nostalgismo, che attingono alle radici della tradizione popolare. Per contro, nella seconda parte, il jazz con le sue dinamiche anti-sentimentali prende il sopravvento sulla caducità delle umane paturnie, mentre il piano torna a dialogare con la retroguardia ritmica ritrovando tutta la fisicità del modulo jazzistico. «Tu» riconferma le capacità descrittive e narrative di Jany che, quando va in modalità ballata, sa come secernere dallo strumento momenti di intenso lirismo, mentre le note sembrano i versi di una poesia che si compone lentamente, tra rime baciate e rime alternate.
La title-track, «A Long Way», forse il punto di massima incandescenza creativa dell’album, emana una zampillante melodia a presa rapida, dove immediatezza non significa banale ammiccamento. La struttura accordale della composizione è piuttosto complessa, specie dopo il cambio di passo e di mood, in cui si ripete una sorta di schema vincente, in virtù di una visione progressiva del jazz, capace di mettere a fuoco elementi molteplici e di alternarli con un non comune senso geometrico del tempo e dello spazio, soprattutto la freschezza del tema melodico non sfugge mai al controllo dei radar. «Tú Y Yo» è la seconda composizione cantata in cui la pianista raggiunge il climax dell’intensità interpretativa, complice la chitarra di John McLaughlin, che sembra suggerire ed al contempo fare da eco ad una narrazione, quasi cinematica, fitta di passaggi emotivi ed a tratti abissali. In «Sweet Spicy Jany (estoy pa’ ti)» fa capolino tutta l’anima latina della pianista che si posiziona su quel punto di confluenza in cui il jazz va a nozze con il salsa ed altri stilemi caraibici, evidenziando gli elementi più solari e spensierati di Cuba: il pianoforte, in preda ad un impeto di felicità, sembra sorridere e ballare sul tetto del mondo. «In Your Arms» s’infila in un habitat sonoro quasi cameristico, mentre il piano distilla una ballata dai contorni delicati, tanto da fare da antipasto a «Te Espero» in cui la McPherson torna a cantare per la terza volta, ma con un aplomb più jazzistico. Nonostante l’uso della lingua spagnola possa sembrare fuorviante, trattasi di una ballata jazz a tutti gli effetti di legge, in cui la voce espande il flusso melodico e tematico del pianoforte creando un reciproco sostegno, tanto da sviluppare una simbiosi mutualistica tra le corde dello strumento umano e quelle fatte vibrare dalla tastiera. L’atto conclusivo dell’opera è affidato a una ballata dai toni soffusi in cui la cubana sembra dialogare con sé stessa, tra nostalgia, partenze, abbandoni e ripartenze. «Adesso per sempre», ha un titolo italiano che ne rafforza ulteriormente il già solido legame con il nostro Paese.
Registrato e mixato da Philippe Gaillot presso i Recall Studios, a Pompignan in Francia, e masterizzato da Carmine Simeone ai Forward Studios di Roma, «A Long Way» è un album ispirato e coerente, che lascia trasparire sentimenti autentici e sorgivi. «In questo album c’è tutta la mia vita. Gli undici brani che lo compongono sono il risultato di un intenso e sorprendente processo creativo in cui mi sono sentita naturalmente ispirata. – Afferma Jany McPherson – A volte chiudo gli occhi e mentre ascolto questa musica, immagino momenti di vita vissuta, come se fossero scene di un film (…) Se dovessi riassumere l’album in poche parole, lo riassumerei così: «Musica dell’anima, per l’anima».

