«Enoscapes / Homage to Brian Eno»: il viaggio immersivo di Cimino e Sorrentino nell’universo di Eno, tra jazz di ricerca e minimalismo

0
ENOSCAPES COVER2

«Enoscapes» si attesta quale testimonianza di una ricerca estetica che celebra il dettaglio, l’emozione trattenuta e la bellezza della stasi, confermando come la lezione del pioniere della musica ambient possa trovare nuove, vitali declinazioni attraverso il rigore e la sensibilità di interpreti capaci di ascoltare il silenzio con la medesima cura dedicata al suono.

// di Francesco Cataldo Verrina //

Brian Eno, pur definendosi spesso un «non-musicista», ha agito come un catalizzatore chimico all’interno della musica del Novecento. La sua relazione con il jazz non è quella del virtuoso che padroneggia le scale, ma quella dello stratega che usa l’improvvisazione come un sistema aperto. Se nel jazz tradizionale l’interazione tra i musicisti avviene in tempo reale sul palco, Eno ha spostato questa dialettica all’interno dello studio di registrazione, trattando il mixer e il nastro magnetico come strumenti solisti capaci di reagire agli input degli altri esecutori.

«Enoscapes – Homage to Brian Eno», il nuovo progetto firmato da Lorenzo Cimino e Sergio Sorrentino, si pone come un’indagine sonora di rara lucidità critica. Nel disco, edito da Suoni Possibili, il concetto di tributo viene spogliato di ogni velleità imitativa per trasformarsi in una riflessione rigorosa sulla grammatica del suono e sulle sue potenzialità di astrazione. Cimino, trombettista dalla solida formazione d’avanguardia, e Sorrentino, chitarrista capace di muoversi con estrema disinvoltura tra le partiture colte e la sperimentazione elettrica, hanno saputo distillare l’essenza del pensiero eniano attraverso una strumentazione che privilegia il soffio e la vibrazione cordofona. L’ascolto rivela immediatamente come la prassi improvvisativa, qui intesa nel suo senso più nobile e intellettuale, si leghi indissolubilmente con la struttura compositiva. Benché Brian Eno sia spesso associato a una dimensione tecnologica e sintetica, il duo perviene a una sintesi organica dove la tromba agisce quale modulatore timbrico, perdendo la propria connotazione di strumento solista per divenire un elemento plastico, quasi architettonico.

La rilettura di capisaldi quali «By This River» o la sezione «1/1» di «Music For Airports» palesa una maturità interpretativa che evita il rischio del compiacimento melodico. Al contrario, Cimino e Sorrentino operano per sottrazione, asciugando il materiale tematico sino a giungere a una purezza espressiva che dialoga apertamente con le esperienze del minimalismo e della musica di ricerca Il dialogo fra la tromba, modulata da un sapiente uso dell’elettronica, e la chitarra elettrica di Sorrentino stabilisce una dialettica che trascende la dicotomia tra solista e accompagnatore. All’interno di siffatta cornice, la rilettura di «By This River» assume i connotati di una preghiera laica, ove l’essenzialità melodica viene preservata ma, contestualmente, proiettata verso una fragilità timbrica che ne esalta la carica elegiaca. Parimenti, l’approccio a «Music for Airports» si discosta radicalmente dalla mera riproposizione filologica, preferendo esplorare la dilatazione del tempo come categoria filosofica. Le composizioni autografe del duo, quali «Enoscape» e «River as Time», testimoniano una sintonia intellettuale che affonda le radici in una visione comune del paesaggio sonoro. La chitarra di Sorrentino, ora cristallina ora densa di riverberi sintetici, tesse trame armoniche che fungono da orizzonte per le incursioni liriche di Cimino. Tale interazione produce un effetto di rarefazione percettiva, tipico della modern classical, ma arricchito da una sensibilità jazzistica che si manifesta non tanto nell’esecuzione, quanto nella gestione sapiente del silenzio e del dettaglio infinitesimale. L’impiego di sintetizzatori ed effetti non appare mai come un orpello decorativo, ma come una componente organica del processo creativo, necessaria per plasmare quella materia sonora che Cimino descrive felicemente come musica che crea lo spazio invece di occuparlo.

Risulta evidente che questo disco non ambisce a una fruizione distratta; richiede, piuttosto, una partecipazione attiva da parte dell’ascoltatore, invitato a smarrire la propria bussola temporale per abitare un flusso di eventi acustici in perenne mutazione. La dialettica tra gli inediti e i brani storici scorre con una fluidità tale da rendere indistinguibili i confini tra passato e presente, tra memoria e invenzione. In questo senso, «Enoscapes» si attesta quale testimonianza di una ricerca estetica che celebra il dettaglio, l’emozione trattenuta e la bellezza della stasi, confermando come la lezione del pioniere della musica ambient possa trovare nuove, vitali declinazioni attraverso il rigore e la sensibilità di interpreti capaci di ascoltare il silenzio con la medesima cura dedicata al suono. La registrazione, effettuata tra le città di La Spezia e Vercelli nel biennio 2025-2026, restituisce una fedeltà acustica che permette di apprezzare ogni singola sfumatura della prassi strumentale. Appare chiaro come la collaborazione tra un musicista totale quale Lorenzo Cimino, capace di integrare l’azione scenica nella produzione sonora, e un interprete del calibro di Sergio Sorrentino, già sodale di figure monumentali come Philip Glass e Gavin Bryars, abbia generato un’opera che si pone ai vertici della produzione discografica attuale. «Enoscapes» non rappresenta soltanto un omaggio doveroso a un pioniere, ma si erge a manifesto di una nuova percezione acustica, invitando a una fruizione profonda e contemplativa che celebra l’epifania del momento presente e la dignità estetica del sussurro.

Lorenzo Cimino & Sergio Sorrentino

0 Condivisioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *