«Windflower» di Ayumi Tanaka, Thomas Morgan, Thomas Strønen: misura, sottrazione e dettaglio (ECM Records, 2026)
«Windflower» non cerca l’effetto, né la sorpresa fine a se stessa. La sua forza deriva piuttosto dalla capacità dei tre musicisti di riconoscere il valore di ciò che decidono di non suonare, trasformando la rarefazione in un principio compositivo.
// di Irma Sanders //
Il catalogo ECM ha spesso affidato la propria riconoscibilità a una concezione musicale fondata sulla sottrazione, sulla cura del dettaglio e su un uso del silenzio quale componente effettiva della scrittura. Più che una categoria estetica rigidamente definita, il minimalismo che attraversa molte produzioni dell’etichetta nasce da un modo di intendere l’ascolto, privilegiando la misura, la trasparenza degli spazi sonori e la qualità della relazione fra gli strumenti. «Windflower» di Ayumi Tanaka, Thomas Morgan e Thomas Strønen s’inserisce con naturalezza in questa linea, portandola verso una pratica improvvisativa nella quale anche il silenzio concorre alla costruzione della musica.
Una musica affidata alla misura, nella quale il silenzio non delimita il suono, ma ne determina la qualità percettiva. Ayumi Tanaka, Thomas Morgan e Thomas Strønen sviluppano in «Windflower» una concezione cameristica dell’improvvisazione, fatta di interventi minuti, ascolto reciproco e improvvise aperture melodiche. L’intensità non procede dall’accumulo, piuttosto dalla precisione con cui ogni nota trova la propria collocazione. La pianista giapponese, nata a Wakayama e residente a Oslo, conosce da tempo il linguaggio di Strønen, con il quale ha condiviso esperienze quali Time Is A Blind Guide e il Bayou trio. Thomas Morgan porta nel trio una sensibilità differente, capace di inserirsi senza alterarne l’equilibrio. Il primo incontro, avvenuto alla Nasjonal Jazz Scene Victoria di Oslo nel settembre 2024, rivela immediatamente una sintonia tale da suggerire a Manfred Eicher una successiva sessione negli Studios La Buissonne, nel sud della Francia, nel maggio 2025.
«Windflower» scaturisce prevalentemente dalla creazione collettiva, con i tre musicisti impegnati a definire le composizioni nel momento stesso dell’esecuzione. Le otto ballad dalle tonalità luminose e «La Source», pagina di Tanaka, procedono così per sottrazione, lasciando che siano il fraseggio, la pausa e la qualità dell’ascolto a determinare l’equilibrio della musica. Strønen interviene con una batteria discreta e sensibilissima alle microvariazioni, Morgan modella il registro grave con estrema economia, mentre Tanaka lascia affiorare nuclei melodici brevi, spesso sospesi prima di una prevedibile risoluzione. Il risultato conserva una notevole libertà improvvisativa senza rinunciare alla nitidezza della scrittura. «Windflower» non cerca l’effetto, né la sorpresa fine a se stessa. La sua forza deriva piuttosto dalla capacità dei tre musicisti di riconoscere il valore di ciò che decidono di non suonare, trasformando la rarefazione in un principio compositivo.

