Occhipinti

Un concept di profonda speculazione intellettuale, in cui David Occhipinti dimostra una matura padronanza dei linguaggi d’avanguardia del Novecento e del nuovo millennio, offrendo una sintesi mirabile tra scrittura colta e intuizione estemporanea.

// di Francesco Cataldo Verrina //

L’attuale panorama della musica di ricerca in Canada si sviluppa attorno a una fitta rete di istituzioni accademiche, festival indipendenti e centri culturali che favoriscono l’ibridazione tra i generi. Città come Toronto, Montréal e Vancouver rappresentano i fulcri storici di questa evoluzione, caratterizzata da un forte sostegno statale tramite organismi come il Canada Council for the Arts. Toronto (Ontario) costituisce l’epicentro della scena jazzistica e cameristica più eclettica, contesto in cui opera David Occhipinti. Realtà come il Music Gallery (definito il centro per la musica creativa) e collettivi legati alla York University creano un terreno fertile per la commistione tra la scrittura colta eurocentrica e il jazz contemporaneo.

Spesso l’ascoltatore s’imbatte in una sorta di Terza Corrente Rinnovata,dove Il superamento dei confini tra musica classica moderna e jazz non appare più un esperimento isolato, ma una prassi consolidata. Compositori e polistrumentisti integrano la complessità strutturale della partitura scritta con la flessibilità dell’improvvisazione estemporanea. Va sottolineato che in massima parte le produzioni canadesi più recenti mostrano una spiccata tendenza a dialogare con altre discipline economiche, letterarie e storiche. I richiami al dadaismo o alla letteratura del non-senso, riscontrabili nel disco in oggetto, riflettono una volontà diffusa di decostruire i canoni accademici tradizionali attraverso l’ironia e l’alienazione concettuale.

«Looking Glass», del chitarrista e compositore canadese David Occhipinti pubblicata per l’etichetta Elastic Recordings, promulga un rigoroso e affascinante manifesto di terza corrente, atto a far dialogare la prassi improvvisativa di matrice jazzistica con le strutture formali e i timbri della musica da camera contemporanea. L’architettura del disco si priva deliberatamente della sezione ritmica convenzionale e dei fiati, affidando l’intera narrazione sonora all’interazione tra la chitarra elettrica del leader e un trio d’archi composto da Aline Homzy al violino, Steven Dann alla viola e Maria Zachariadou al violoncello. Questa scelta strumentale genera una trama cameristica di estrema trasparenza, dove lo strumento elettrofono non funge da elemento solistico prevaricante, ma si integra come voce complementare all’interno del fitto contrappunto e del dialogo intertestuale con la partitura scritta.

L’incipit dell’album risulta affidato alla suite «Six Bagatelles», sei miniature in cui la brevità temporale si coniuga con un’altissima densità di pensiero compositivo. In questi frammenti, Occhipinti esplora micro-strutture timbriche e dinamiche che richiamano la serialità e l’atonalità della seconda scuola di Vienna, pur mantenendo una costante urgenza espressiva. Il tessuto lirico e formale si espande e si contorce in brani successivi come «The Frumious Bandersnatch» e la title-track «Looking Glass», espliciti omaggi all’universo letterario di Lewis Carroll e alle deviazioni concettuali delle avanguardie storiche, nello specifico del movimento Dada. In queste tracce, la logica formale rigida cede il passo a un nonsenso calcolato e all’onirico, traducendosi in asimmetrie ritmiche, nell’uso esteso delle tecniche degli archi e in improvvise deviazioni armoniche. L’album non rinuncia tuttavia all’impegno civile e alla memoria affettiva, come dimostrano «Sonyshnyky (Sunflowers)», una toccante dedica di solidarietà al popolo ucraino, e «Sotto le Stelle», composizione intima dedicata alla figura di Maria Occhipinti. L’equilibrio speculativo tra rigore micro-tonale e libertà interpretativa viene ulteriormente arricchito e destabilizzato dagli interventi mirati del mezzosoprano Alex Hetherington, del soprano Charlotte Mundy e dalle percussioni policrome di Beverley Johnston, i cui contributi vocali e ritmici si inseriscono nella trama generale come elementi di colore puro e di alienazione acustica. In conclusione, «Looking Glass» si attesta come un concept di profonda speculazione intellettuale, in cui David Occhipinti dimostra una matura padronanza dei linguaggi d’avanguardia del Novecento e del nuovo millennio, offrendo una sintesi mirabile tra scrittura colta e intuizione estemporanea, destinata a rimanere un punto di riferimento nel panorama della musica di ricerca contemporanea.

David Occhipinti

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