Pierpaolo Zenni con «N.O.P.E.»: ecosistemi musicali e interazioni profonde (Aut Records)

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«N.O.P.E.» si distingue per la capacità di collocare materiali musicali di epoche e contesti culturali differenti in un dialogo coerente, preservando e valorizzando lo spirito radicale della tradizione afro-americana.

// di Bounty Miller //

Il quartetto guidato dal pianista e compositore Pierpaolo Zenni propone con «N.O.P.E.» (Nothing Outstanding, Please Exit) un approccio originale alla tradizione afro-americana, con Francesco Bigoni al sax tenore e clarinetto, Pietro Paris al contrabbasso e Francesco De Tuoni alla batteria. Il disco, composto da otto episodi, esplora le radici del jazz, degli spirituals e dell’hip-hop, incorporando al contempo elementi di free jazz e improvvisazione radicale.

L’apertura con «Dead and Gone» pone immediatamente l’accento sulla dinamica di interazione tra i musicisti, in cui il contrabbasso e la batteria scandiscono lo spazio ritmico senza sovrapporsi alla linea melodica del pianoforte. «Green Chimneys», reinterpretazione di Thelonious Monk, mostra come Zenni sappia modulare armonie e frasi tematiche, conferendo ai temi originali una nuova densità e plasticità sonora. In «Dick Laurent is Dead», la scrittura compositiva si apre a momenti di libera improvvisazione, con Bigoni che alterna fraseggi incisivi e passaggi più sospesi, mentre la sezione ritmica accompagna con sensibilità e continuità. «Acheetah» evidenzia il dialogo tra piano e fiati, con linee melodiche che emergono e scompaiono in un tessuto acustico complesso, mentre «No Other Land/Silence» costituisce un momento di sintesi concettuale: la durata estesa permette all’ensemble di articolare un discorso sonoro sospeso tra scrittura e improvvisazione, in cui ogni elemento trova senso nel rapporto con gli altri. «The Piano Player» accentua il ruolo solistico dello strumento omonimo, senza mai interrompere la logica collettiva del quartetto, mentre «Dedication» propone un tema breve ma incisivo, caratterizzato da densità ritmica e articolazione melodica. La chiusura con «Hail To the Garbage» annoda riferimenti storici a innovazioni timbriche, consolidando la coerenza dell’album come unità discorsiva.

Accanto alle composizioni originali, Zenni reinventa pagine di Andrew Hill e Charlie Haden, e introduce un brano spiritual proveniente dagli archivi di Alan Lomax. L’insieme delle tracce evidenzia un equilibrio costante tra passato e contemporaneità, tra tradizione e sperimentazione, senza mai ridurre l’interpretazione a semplice esercizio di citazione. L’attenzione al colore sonoro, all’interazione collettiva e alla scansione temporale restituisce un quadro armonico articolato, in cui la composizione e l’improvvisazione si fondono in un continuum espressivo. «N.O.P.E.» si distingue così per la capacità di collocare materiali musicali di epoche e contesti culturali differenti in un dialogo coerente, preservando e valorizzando lo spirito radicale della tradizione afro-americana. La scrittura di Zenni non privilegia la mera efficacia immediata, ma invita l’ascoltatore a una fruizione attenta, attenta alle sottigliezze ritmiche, ai dettagli timbrici e all’evoluzione organica del discorso musicale.

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