«Perspectives» di Simone Basile con John Patitucci e Antonio Cerfeda: un laboratorio di ascolto reciproco (Encore Music, 2026)

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La collaborazione con Patitucci e Cerfeda non appare come episodio isolato, quanto come un’analisi di laboratorio che ha permesso al chitarrista pugliese di ampliare il proprio orizzonte, trovando una sintesi personale tra rigore e immaginazione.

// di Francesco Cataldo Verrina //

«Perspectives», pubblicato da Encore Music, prende forma durante un periodo di intensa attività internazionale che ha condotto Simone Basile tra Asia, Stati Uniti e contesti europei, fino alla sessione newyorkese in cui l’incontro con John Patitucci ha assunto un valore decisivo. Il Bunker Studio, luogo frequentato da interpreti come Brad Mehldau, Brian Blade e Mark Giuliana, ha offerto al trio un ambiente acustico di prima classe, permettendo loro di lavorare con precisione millimetrica sulla qualità del suono, sulla distribuzione delle dinamiche e sulla definizione dei profili timbrici. In quello spazio Basile ha conformato un progetto finalizzato a saldare rigore formale e sensibilità melodica, evitando ogni compiacimento virtuosistico e privilegiando una procedura mirata a lasciar respirare le relazioni fra i tre strumenti.

Perfino dopo un ascolto fugace del disco non risulta difficile comprendere come Patitucci abbia oltrepassato il ruolo di sostegno decorativo o di mero endorser, imprimendo al basso una metodologia dialogante, atta a spingere la prassi procedurale collettiva verso inedite direzioni armoniche ed a suggerire digressioni inattese. L’esperienza del bassista italo americano in contesti diversificati gli consente sistematicamente di modulare densità e registri con una naturalezza che arricchisce qualunque tipologia di interazione. L’insieme appare collocato in una cornice estetica che rimanda a un modo di intendere il trio come organismo elastico, in cui ogni gesto strumentale possiede un peso specifico e una responsabilità formale. Antonio Cerfeda implementa un’idea di batteria fondata su un assetto timbrico mobile, ricettivo, attento alle micro-variazioni. Il suo intervento non invade mai lo spazio altrui, preferendo un approccio proteso a distribuire gli accenti e le sfumature con una cura quasi cameristica. La batteria si spende nell’agevolare la duttilità collettiva, modellando il tempo con una flessibilità che sorregge il fraseggio di Basile e le progressioni di Patitucci.

Le composizioni di «Perspectives» mostrano un autore di solida formazione, dotato di una sensibilità che annoda controllo e immaginazione. «Back Home» inaugura il tragitto con una procedura che suggerisce un ritorno inteso come ricognizione interiore, non come nostalgia. La chitarra delinea un profilo acustico limpido, mentre il basso alterna movimenti di sostegno e interventi più incisivi. «Bouncin’» emana un’energia pulsante, governata da un equilibrio che evita ogni dispersione. «Federica» amplia il respiro melodico, lasciando affiorare un fraseggio che si distende con naturale eleganza, imperniato su una batteria che interviene con discrezione e precisione. «Ti Pi Wa» funziona come breve cesura, un frammento che avanza verso territori più estesi. «Is That Real?» incrementa un ambiente sonoro pluriverso, in cui le relazioni accordali si diramano con fluidità e le tre voci trovano un punto di compliance senza mai sovrapporsi in modo invasivo. «Yin and Yang» gioca sulle polarità complementari, non come contrasto, ma piuttosto quale coesistenza di tensioni e distensioni che si equilibrano nel gesto chitarristico. La title-track, «Perspectives», sintetizza l’intero progetto: un cammino che non pretende di fornire risposte, ma apre possibilità, facendo in modo che i tre interpreti s’interfaccino secondo un ascolto reciproco. «To Jhonny» chiude il ciclo con una miniatura intima, quasi una dedica che affiora e si ritrae.

«Perspectives» non sancisce un manifesto, né una dichiarazione programmatica. Preferisce suggerire, far emergere, lasciare affiorare un’identità jazzistica che si alimenta del rapporto tra esperienza, ascolto e consapevolezza formale. Basile mostra una maturità che non deriva dal virtuosismo esibito e muscolare, ma dall’attitudine a indagare il materiale armonico e melodico con una chiarezza che evita qualsiasi rigidità. La collaborazione con Patitucci e Cerfeda non appare come episodio isolato, quanto come un’analisi di laboratorio che ha permesso al chitarrista pugliese di ampliare il proprio orizzonte, trovando una sintesi personale tra rigore e immaginazione. L’album s’inserisce così nel cammino di un autore che ha trasformato la propria formazione accademica in un linguaggio riconoscibile e incline a dialogare con la scena internazionale senza rinunciare alla propria identità. «Perspectives» diventa in tal modo un punto di osservazione privilegiato sul presente di Basile e, allo stesso tempo, un’indicazione sulle direzioni future che la sua ricerca potrà intraprendere. Il lavoro del tecnico del suono John Davis ha contribuito in modo determinante alla definizione dell’aura fonica dell’album. La chitarra mantiene una presenza nitida, il basso conserva una profondità controllata e la batteria si dispone in uno spazio acustico che valorizza ogni dettaglio. L’insieme restituisce un’immagine sonora coerente con la scena newyorkese contemporanea, attenta alla qualità dell’interplay e alla cura della fisionomia acustica.

Simone Basile

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