divano

// di Gianluca Giorgi //

Angel Bat Dawid, Requiem for Jazz (2LP Purple 2023)
Incredibile terzo lavoro della compositrice, clarinettista, cantante ed educatrice Angel Bat Dawid. Una suite in 12 movimenti composta, arrangiata e ispirata in parte ai dialoghi del film The Cry of Jazz (1959) di Edward O. Bland, un saggio audiovisivo che, tra altri commenti preveggenti su razza e appropriazione, sostiene che la forma d’arte è morta ma il suo spirito sopravvive. Requiem For Jazz di Angel Bat Dawid riprende l’opera di liberazione delineata dal film di Bland, portando il messaggio di gioia e sofferenza della tradizione classica nera in un contesto contemporaneo. Il progetto multimediale è stato originariamente presentata in anteprima all’Hyde Park Jazz Festival di Chicago nel 2019, dove la Angel ha diretto un ensemble strumentale multigenerazionale di quindici elementi, composto da musicisti neri provenienti da tutta la comunità creativa di Chicago, insieme a un coro di quattro persone (con cantanti del Black Monument Ensemble), oltre a ballerini ed artisti visivi. Le registrazioni della performance sono state poi mixate e post-prodotte dalla stessa Angel, che ha aggiunto intermezzi, voci e suoni. Oltre a trascrivere un brano del film, Requiem For Jazz allude anche a The Cry of Jazz attraverso i contributi di Marshall Allen e Knoel Scott della Sun Ra Arkestra nel movimento finale dell’album, registrati in remoto presso lo storico Arkestral Institute of Sun Ra a Philadelphia alla fine del 2020. Nel disco c’è il blues ed il gospel, cioè la musica e l’orgoglio del popolo nero, legati con un filo conduttore alla vibrante avanguardia di oggi. Il risultato è una potente suite jazz-classica ancestrale che collega passato, presente e futuro, un requiem afrofuturista che sottolinea la Dawid come una degli artisti d’avanguardia più vitali del suo tempo.

Abel Selaocoe, Where is Home (Hae Ke Kae) (lp 2022)
Il violoncellista sudafricano Abel Selaocoe con questo suo debutta su Warner Classics esplora il significato di casa, attingendo a diverse influenze provenienti dall’Africa meridionale e dall’epoca barocca.Il doppio titolo, in inglese e sesotho, Where is Home (Hae Ke Kae) riflette il programma eterogeneo dell’album, che attinge a vibranti influenze europee e africane: brani ispirati alla tradizione musicale sudafricana e tanzaniana condividono lo spazio con opere di J.S. Bach e Giovanni Benedetto Platti, alcune delle quali si rinnovano con improvvisazioni strumentali e liriche. Il titolo dell’album, inoltre, per il musicista di Manchester ha un significato sfaccettato della Casa, come luogo di vita, di sicurezza e di potere. I tre maestri del violoncello, Yo-Yo Ma, Colin Alexander e Abel Selaocoe, suonano tutti insieme nel brano “Ibuyile Africa” (“L’Africa è tornata” in lingua isiZulu) che apre l’album, un inno tradizionale arrangiato da Selaocoe, un canto che ai tempi dell’apartheid incoraggiava alla lotta per sconfiggere il regime.

Lon Moshe, Southern Freedom Arkestra, Love is Where the Spirit Lies (1993 ristampa 2lp 2020)
Per la prima volta disponibile in vinile grazie a questa edizione del 2020 ad opera della Strut, il leggendario unico album di Lon Moshe & the Southern Freedom Arkestra, inciso allo Arrest Recording Studio di Washington DC il 3 giugno del 1976 ed il 14 settembre del 1977, ma rimasto inedito fino al 1993, quando fu pubblicato dalla Black Fire solo in cd. Inciso con una big band composta da Lon Moshe (vibrafono, marimba, arrangiatore), Tommy Spencer (basso Fender a sei corde), Calvin Craddock (contrabbasso), Freddie Williams (contrabbasso), Hugh Peterson (batteria), Reggie Brisbane Jr. (batteria), Marvin Daniels (flicorno, tromba, shekere), Melvin Glover Jr. (chitarra), Ndikho Xaba (percussioni, campane), Atiba Rudy Tyson (piano), Nathaniel Lee (piano), Timothy A. Hall (piano), Ben Wilson (vibrafono), Ngoma Hill (violino, testi), Robin Bolling ed Eka-Ete Jackie Lewis (voce), questo è uno dei più ricercati album del catalogo Black Fire. Lon Moshe, conoscente di Plunky Branch e membro degli Oneness of Jumu nei primi anni ’70, era un avanguardista ed era alla ricerca di una propria originale via musicale, soprattutto jazz, ispirato dalle sperimentazioni jazz di Sun Ra, Tribe e Strata-East, si avvalse per questo album di musicisti legati alla Black Fire, fra cui la voce di Jackie Eka-Ete degli Oneness Of Juju e membri della Southern Energy Ensemble. Il pezzo più celebre di questo album, “Doin’ The Carvin For Thabo”, è un omaggio al suo mentore, il batterista Michael Carvin (noto anche come “Thabo”) che aveva suonato per la Motown, con Freddie Hubbard e molti altri. Un’opera animata da uno spirito di emancipazione, in particolare quello contro il razzismo nel Sud degli Stati Uniti (da qui il nome della band, Southern Freedom Arkestra), “Love is where the spirit lies” contiene una musica vitale ed inquieta, dinamica ed a tratti agitata e frenetica, che si muove fra free jazz e post bop.

Gianluca Petrella / Cosmic Renaissance, Universal Language (2022)
Nel disco Petrella sembra voler proporre, come recita il titolo, un linguaggio universale andando oltre gli stili. L’atmosfera che si respira è quella sinuosa e calda della fusion degli anni ’70 e ’80, attualizzata con una moderna elettronica pop soffusa ed avvolgente. Un’opera dal sound elegante privo di leziosità, con un linguaggio musicale cosmopolita, in cui il jazz acustico e quello elettrico dialogano con raffinati inserimenti elettronici. All’interno si possono trovare occasionali tracce hip hop e poptroniche, grooves funk relativamente rilassati e dilatazioni che richiamano la musica ambient, il jazz è solo un punto di partenza, o uno dei tanti compagni di viaggio in questo ascolto. Gianluca Petrella è uno dei più talentuosi ed apprezzati trombonisti italiani dell’inizio del XXI secolo, stimato anche a livello internazionale e premiato nel 2006 e 2007 dalla prestigiosa rivista statunitense Down Beat. Petrella, che è anche compositore e produttore, ha suonato giovanissimo con giganti del jazz italiano come Enrico Rava, Antonello Salis e Furio Di Castri. È musicista aperto anche a stili diversi, fra cui l’elettronica, nei primi anni 2020 avvia il progetto Cosmic Renaissance, una affascinante fusione di jazz acustico ed elettrico, funk, world music ed echi ambient, canzone e jam strumentale, che frutta questo primo album, “Universal language”, nel 2022. Cosmic Renaissance, è un progetto aperto guidato e prodotto da Gianluca Petrella (trombone, sintetizzatore, arrangiamenti), affiancato da Mirco Rubegni (tromba), Riccardo Di Vinci (basso elettrico, contrabbasso), Simone Padovani (percussioni) e Federico Scettri (batteria, campionamenti). Nel disco partecipano in alcuni brani, le voci ospiti di Soweto Kinch, Anna Bassy e Vanja Contu, e poi DJ Gruff con scratches e produzione in “Natsu”, Beppe Scardino al sax baritono in “Comes from the ground” e Pasquale Calò al sax tenore in “Nomads” Veramente bello! Gran concerto ad Umbria Jazz 2023.

David Ornette Cherry, Organic Nation Listening Club (The Continual) (ltd ed 2021)
David Ornette Cherry è un multistrumentusta, compositore ed educatore americano, figlio del grande musicista jazz sperimentale Don Cherry e di Carletta Cherry, e fratello del violonista Jan Cherry. David ha suonato con il padre dall’età di sedici anni, ed ha assorbito, come già Don, influenze di diverse culture musicali, dal jazz alla classica, dalle tradizioni africane alla sperimentazione contemporanea fino alla musica elettronica, generando una proposta musicale cosmopolita e ricca di sfumature e riferimenti. Il disco, infatti, è un mosaico di paesaggi sonori in cui si fondono jazz spirituale, elettronica, suoni orientali e indigeni. Pubblicato nell’ottobre del 2021 dalla londinese Spiritmuse, il nuovo album di David Ornette Cherry (voce, soundscapes, douss’n gouni, percussioni, percussioni elettroniche, pianoforte, tastiere) è stato inciso con Crystal Blackcreek Carlisle (voce), Gemi Taylor (chitarra), Joe Janiga (banjo africano), John L. Price (batteria, dun dun, pahkagudu, timpani), Kenichi Iwasa (tromba con sordina, ance), Nadene Rasmussen (viola), Naima Karlsson (piano elettrico), Ollie Elder Jr (contrabbasso, basso elettrico), Paul Simms (tromba), Ralph Jones III (flauto vietnamita, flauto norvegese), Renato Caranto (sassofono) e Tyson McVey (voce). Un album che è un vero mosaico stilistico e culturale, “Organic nation listening club” fonde mirabilmente raffinate melodie jazz (che negli ottoni rimandano ora a Miles Davis, ora allo spiritual jazz), melodie cullanti e contemplative che richiamano l’India, parti vocali in stile narrativo o rap, ritmiche ora jazzate, ora poptroniche, echi africani che si fondono con sperimentazioni elettroniche; una sorta di sintesi “antico moderna”, una musica organica proiettata verso un futuro possibile che trascende ogni steccato di genere. Un disco non facile che va ascoltato con mente aperta, copertina bellissima!

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