Vinile sul Divano: onde tzunamiche di Proto-Jazz Etnico
// di Gianluca Giorgi //
Don Cherry, Om Shanti Shanti Om (2020)
Un album che rappresenta meravigliosamente un’epoca! Pubblicato nel luglio del 2020 dalla Black Sweat, questo album rende per la prima volta disponibili su disco registrazioni effettuate nel 1976 e mai pubblicate finora. Si tratta di uno straordinario documento sonoro, che fu registrato negli studi della RAI per il programma televisivo “Incontro con Don Cherry”, presentato da Franco Fayenz. La tromba tascabile di Don si fonde con i battiti del grande percussionista brasiliano Nana Vasconcelos, la chitarra italiana di Gian Piero Pramaggiore e il drone tanpura di Moki, in un’estetica hippie pura. Un incontro magico tra civiltà orientali e occidentali. Nella Musica Organica tutto diventa un atto di devozione e di amore, un’estatica dimora nella dimensione di una sacra gioia libera. Prima di Om Shanti Om nessun album testimoniava di questa formazione ridotta all’osso, che rappresenta uno dei momenti di più drastico allontanamento di Cherry, al di là di qualche intervento alla pocket trumpet, dalla logica e dall’estetica del jazz, a favore di un radicale, visionario, sognante neo-folklore universalistico, multiculturale, che anticipa prepotentemente la world music dei decenni successivi. Un bravo ed un grazie all’etichetta italiana Black Sweat Records per aver dato alle stampe questo documento storico.
Alien Ensemble: Alien Ensemble 2 (2016)
Micha Acher mente del Notwist, da tempo porta avanti tantissimi progetti, in cui suona i suoi amati strumenti (tuba, tromba). Alien Ensemble fondato per dare spazio alle sue due più grandi passioni: suonare la tromba e creare complessi arrangiamenti strumentali, un ponte tra il jazz retrò degli anni sessanta, la musica da camera contemporanea, le atmosfere da film-musicale, il minimalismo strutturale e un tocco di appeal rock. Suono molto naturale, un album in cui perdersi, sempre seguendo una prospettiva chiara.
Christian Scott Atunde Adjuah, Stretch Music (2015 ristampa in vinile blu 2020)
All’uscita di questo disco Christian Scott Atunde Adjuah vanta già nella sua ricca produzione discografica circa quindici album, oltre a numerose e prestigiose partecipazioni: Prince, Marcus Miller, Esperanza Spalding, Aaron Parks, Matthew Stevens, Kristopher Funn. Ma è proprio con questo Stretch Music del 2015, il suo quinto album da leader, che avviene la sua consacrazione, mescolando tradizione con altri stili: rock, hip hop, elettronica. Nel 2016, infatti, Christian Scott aTunde Adjuah vince il prestigioso Jazz FM come “Innovatore dell’anno”. In Stretch Music il jazz, ovviamente, è presente, la strumentazione in gran parte utilizzata appartiene a quel contesto, ma lo spirito che pervade il disco, la varietà di climi ed atmosfere sonore e l’inclusione naturale dell’elettronica anche in funzione ritmica, portano la “musica distesa” in mille direzioni diverse. Con “Stretch Music”, Scott ha iniziato la sua “new direction”, infatti nel 2017 è uscito con una trilogia molto bella, seguita da due dischi nel 2019 e 2020 ancora più contaminati non molto apprezzati dai puristi.



Palm Unit, Hommage A Jef Gilson (2 lp 2018)
Jef Gilson è il grande assente dai libri di storia del jazz, tutti, o quasi tutti, sembrano averlo dimenticato, questo malgrado una carriera di mezzo secolo in cui Jeff Gilson è riuscito ad occupare più o meno ogni posto nella musica, sia possibile che inimmaginabile. All’epoca, il pianista francese, compositore e superstar del jazz a tutto tondo Jean-François Quiévreux, a.k.a. Jef Gilson, era sui manifesti francesi degli anni ’60 e ’70 insieme ad artisti del calibro John Coltrane, Oscar Peterson, Sun Ra o Ray Charles. Con il suo studio di registrazione e l’etichetta Palm Records, poi, ha registrato la nuova ondata e pubblicato musica di grandi tra cui Byard Lancaster, David S. Ware, François Jeanneau e altri ancora, suonando jazz in tutte le sue forme, dal più tradizionale al più astratto. Ha contribuito, inoltre, a incorporare uno stile più etnico nel mondo del jazz, ispirato dalle sue visite in Madagascar, che hanno portato ai famosi album jazz malgascio. Palm Unit, un super-gruppo selvaggiamente eclettico di grandi del jazz, include il sassofonista di uKanDanZ Lionel Martin, il tastierista Fred Escoffier di Le Sacre du Tympan, il batterista Philippe ‘Pipon’ Garcia il cui valore è per lo più conosciuto con l’Erik Truffaz Quartet, suonano il repertorio di Gilson in un modo totalmente privo di complessi, reinventandolo preservando la sua essenza originale. Nel disco troviamo i suoni di Gilson, le tastiere suonano quasi psichedeliche e spesso non così lontane dallo stile di Eddy Louiss negli album degli anni ’60 di Jef Gilson, il sax graffiante, i mew e i lamenti, mentre la batteria fa oscillare il tutto. Anche l’ospite speciale Del Rabenja, che suona la valiha (una piccola arpa del Madagascar) e che era nella band di Jef Gilson negli anni ’70, presente in diversi album essenziali con l’impronta Palm, è stato sorpreso di riscoprire le canzoni che suonano ancora così moderne, decenni dopo la loro creazione. Un tributo vivace e onesto, una visione re-interpretativa allegra e contemporanea dell’eredità di Gilson, un giusto omaggio ai decenni di musica sublime e alla sua triste scomparsa nel 2012.
Pygmy Unit, Signals From Earth (1974 ristampa 2022)
Per la prima volta ristampato in edizione limitata di 500 copie questo oscuro album, uscito come stampa privata nel 1974 e i cui prezzi per l’originale ormai rarissimo possono raggiungere i 1000 dollari. Copertina pressoché identica ad una delle varianti originariamente pubblicate, bianca con riquadro giallo al centro raffigurante una sorta di rana nera, corredata di due booklets di otto pagine. Apparsi per la prima volta sulla scena di San Francisco all’inizio degli anni Settanta, non si sa quasi nulla dei Pygmy Unit, una band di sette elementi guidata da Darrel De Vore, che ha contribuito con flauto, basso, percussioni, pianoforte e voce all’unico album del gruppo, apparso per la prima volta con il suo percussionista Terry Wilson, all’interno del gruppo psichedelico The Charlatans, che apparteneva alla leggendaria scena Family Dog. Pur essendo innegabilmente jazz il disco lambisce diversi generi, tra musica elettronica d’avanguardia, spiritual jazz e libera improvvisazione; la band era molto legata al variegato fermento creativo che si sviluppò nella loro città natale, San Francisco durante gli anni Sessanta. Registrato a San Francisco nel 1974, l’unico album del progetto aperto Pygmy Unit, basato appunto a San Francisco, tra i cui membri vi erano, presenti anche in queste registrazioni, gli ex CHARLATANS Darrel DeVore e Terry Wilson (quest’ ultimo prima dei Charlatans già anche nei leggendari ORKUSTRA), uno degli artefatti più misteriosi e “freak out” della scena underground americana degli anni ’70. La musica del gruppo è essenzialmente improvvisata e mette insieme jazz, folk, psichedelia e musica etnica, con toni acidissimi e completamente underground, con uno spirito totalmente psichedelico e druggy; l’atmosfera è completamente ”spaced” e la musica vede l’uso di synth moog, basso, sax, flauto, effetti, batterie percussive e voci stralunate che ricordano il Sun Ra più ”out”, ma in un contesto più vicino alla sperimentazione rock. Nella seconda facciata del disco, quella più vicina al jazz sebbene non meno sperimentale della prima, suonano anche al sax tenore JIM PEPPER, autore nel 1971 del cult album “Pepper’s Pow Wow” ed il compositore elettronico John Celona (al sax soprano, sintetizzatore e percussioni). Il disco riesce a fondere la musica dei nativi americani in un corpo di sonorità che attinge alla libera improvvisazione, alla musica elettronica sperimentale e allo spiritual jazz e traccia un percorso singolare e quasi del tutto sconosciuto, collocandosi quasi completamente da solo nella storia del jazz americano della costa occidentale. Sacro Graal per pochi e inevitabile rivelazione per molti, l’italiana Holidays Records ha davvero alzato il tiro con questo colpo da maestro.
Ash Ra Tempel, s/t (1971 ristampa 50th anniversary edition vinile trasparente 2023)
Bella ristampa del 2023 (anche se presentata come “50th Anniversary Edition”, gli anni passati dalla uscita del disco sono 52…), approvata da Manuel Gottsching, in vinile 180 grammi, copertina pressoché identica alla primissima tiratura, apribile in tre parti, sagomata nel centro, con doppia apertura sia a destra che a sinistra, arricchita dalla presenza di un esclusivo poster, due inserti con le originarie note di presentazione scritte da Manuel Göttsching (in inglese ed in tedesco). Il primo disco degli Ash Ra Temple fu pubblicato in Germania nel marzo del 1971 prima di ”Schwinungen”. Formati nell’agosto del 1970 a Berlino questo primo lavoro, l’unico con Klaus Shultze, che suona la batteria, delinea le caratteristiche del “Cosmic Sound Tedesco” con due lunghe suites psichedeliche e cosmiche che ricordano da vicino le esibizioni free form del gruppo nella Berlino dei primi anni ‘70. Registrato all’inizio del febbraio del 1971 (con Konrad Plank alla produzione) uscì sulla leggendaria etichetta di Rolf-Ulrich Kaise OHR, la copertina è una delle più belle e celebrate del decennio e fu disegnata da un amico della band che poi si occupò anche dell’ immagine del successivo Schwingungen. Il disco contiene due sole tracce. Sul lato A “Amboss” che ricorda con le dovute differenze i Pink Floyd di “Careful With That Axe, Eugene” senza tastiere, brano che inizia silenziosamente in un clima pastorale per trasformarsi poi in un incubo di distorsioni e chitarre acide. Sull’altro lato “Traummaschine” che per contrasto è un brano surreale e sognante, con un’atmosfera incantata ed orientalieggiante, questa diversificazione sonora tra il primo ed il secondo lato diverrà uno dei marchi di fabbrica non solo del gruppo, che la utilizzerà anche negli albums a venire, ma più in generale di tutto il rock tedesco. La formazione era in questo primo periodo un trio, con chitarra, basso e batteria e fu tra le primissime a suonare questo tipo di musica con una formazione a tre. Nel settembre del 1971 Klaus Schulze lasciò il gruppo, sentendosi limitato nella composizione come batterista, sei mesi dopo uscirà ”Irrlicht” che darà un’idea di quella che sarebbe stata la sua carriera solista come tastierista. Wolfgang Muller degli Steeple Chase Blues Band prenderà il suo posto negli Ash Ra Temple per l’incredibile capolavoro che sarà l’album successivo.



