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Il valore dell’album consiste soprattutto nella capacità di trasformare una produzione nata per il teatro in un’opera discografica dotata di una propria autonomia. Tonolo raccoglie questa eredità mediante una scrittura che, nella nuova veste del trio, trova un equilibrio fra precisione compositiva e libertà interpretativa.

(di Irma Sanders)

Il rapporto fra musica e letteratura assume in «Sillabari Mood» una fisionomia particolarmente articolata, poiché l’album nasce dalla stratificazione di esperienze compositive, teatrali ed esecutive sviluppatesi nell’arco di quasi vent’anni. Alla sua origine si trova «Note sui Sillabari», progetto concepito nel 2006 in occasione del ventesimo anniversario della morte di Goffredo Parise a partire da un’idea del compositore Stefano Bellon. L’intervento della Thelonious Monk Big Band diretta da Marcello Tonolo e il successivo completamento delle musiche incidentali realizzate dallo stesso Tonolo insieme a Bellon portarono progressivamente il progetto verso la forma del melologo. La partecipazione dello scrittore Vitaliano Trevisan, autore dei testi e voce della produzione, modificò ulteriormente la natura dell’operazione, sottraendola alla dimensione del semplice omaggio per orientarla verso un’opera autonoma, nella quale la pagina letteraria di Parise diventava materia per una nuova elaborazione drammaturgica.

Le cinque rappresentazioni realizzate tra il 2007 e il 2009 segnarono soltanto una prima fase di questa vicenda. La ripresa del melologo nel 2023, nata dall’incontro fra l’attrice Patricia Zanco e Marcello Tonolo, determinò infatti una trasformazione sostanziale dell’organico e, di conseguenza, delle relazioni fra parola e musica. La sostituzione della voce maschile di Trevisan con quella femminile di Zanco e il passaggio dalla grande formazione orchestrale al pianoforte affiancato da contrabbasso e batteria modificarono radicalmente la prospettiva esecutiva. Il nuovo allestimento, pur conservando il testo di Trevisan, trasferisce la materia musicale entro uno spazio più raccolto, nel quale ogni intervento strumentale acquista una funzione maggiormente definita rispetto alla parola e alla sua scansione narrativa. Proprio questa riduzione dell’organico costituisce uno degli aspetti più significativi dell’operazione. Il trio formato da Tonolo al pianoforte, Domenico Santaniello al contrabbasso e violoncello ed Enrico Smiderle alla batteria e alle percussioni non rappresenta infatti una semplice versione cameristica della precedente scrittura orchestrale. La riscrittura dei tre episodi già presenti nel precedente album e l’aggiunta di altre tre composizioni originali testimoniano un ripensamento della materia musicale in funzione delle nuove condizioni esecutive. La sottrazione quantitativa produce così una diversa possibilità di articolazione, affidando al pianoforte una funzione centrale nella definizione delle successioni armoniche e del profilo melodico, mentre il contrabbasso e la batteria intervengono con una libertà maggiore nella determinazione del rapporto fra scansione metrica, fraseggio e andamento narrativo.

Il titolo «Sillabari Mood» chiarisce ulteriormente la volontà di distinguere il nuovo lavoro dal precedente «Note sui Sillabari». Quel termine, «Mood», non va interpretato soltanto come indicazione generica di atmosfera, bensì come allusione a una condizione espressiva nella quale la scrittura jazzistica può rapportarsi alla dimensione letteraria senza ridursi a semplice accompagnamento. La musica non segue passivamente la parola e nemmeno cerca di sovrapporsi ad essa. Piuttosto, stabilisce con il testo una relazione fondata sulla durata, sulla pausa, sull’accentazione e sulla qualità dell’ascolto, lasciando che la componente strumentale sviluppi un proprio percorso anche quando la voce non interviene direttamente. Le sei composizioni affidate al trio acquistano pertanto un rilievo che supera la funzione originaria di musiche incidentali. «Troppo presto sempre», «Paura di niente», «Nulla più», «Come la vista del cobra», «A cose fatte» e «Un pomeriggio così» appartengono a una scrittura che trova nella dimensione del piccolo ensemble una condizione particolarmente favorevole alla valorizzazione del dettaglio. Il pianoforte di Tonolo può passare dalla definizione del materiale armonico a una dimensione più propriamente fraseologica, mentre il contrabbasso di Santaniello contribuisce a stabilire una continuità strutturale capace di sostenere tanto le sezioni melodiche quanto gli episodi maggiormente aperti. La batteria di Smiderle, coadiuvata dalle percussioni, assume a sua volta una funzione che non coincide con la semplice scansione ritmica, intervenendo sulla respirazione metrica e sulla disposizione delle dinamiche. Questa particolare interazione permette di leggere il disco anche alla luce di una concezione cameristica del jazz, nella quale l’unità del gruppo dipende meno dalla sovrapposizione delle parti che dalla capacità dei musicisti di riconoscere, modificare e rilanciare continuamente gli elementi posti in gioco.

La scelta del trio determina inoltre un rapporto particolarmente significativo fra registri strumentali. Il contrabbasso, affiancato dal violoncello, amplia le possibilità del registro grave e medio-grave, introducendo una diversa qualità della risonanza rispetto alla sola funzione di sostegno armonico. La batteria, dal canto suo, può intervenire sulla struttura metrica senza irrigidirla, mentre il pianoforte mantiene il compito di stabilire i principali riferimenti armonici. Ne deriva un equilibrio nel quale la scrittura conserva una riconoscibile matrice jazzistica senza dover ricorrere necessariamente alla forma tradizionale del tema e improvvisazione. Il capitolo conclusivo, «Fermo alla lettera S», assume una posizione particolare poiché alla musica si aggiunge la voce di Patricia Zanco, mentre il testo appartiene a Vitaliano Trevisan. La presenza della voce non rappresenta un semplice ritorno alla concezione originaria del melologo. «Sillabari Mood» documenta dunque un processo di riscrittura che coinvolge contemporaneamente composizione, organico ed esperienza interpretativa. Il passaggio dalla grande formazione della Thelonious Monk Big Band al trio di Tonolo, Santaniello e Smiderle non comporta soltanto una riduzione dei mezzi disponibili, bensì una diversa concezione della relazione fra materia sonora e parola. La scrittura acquista maggiore prossimità, mentre il dettaglio armonico, la dinamica, la qualità dell’attacco e la gestione delle pause assumono un rilievo che l’organico orchestrale rendeva necessariamente differente.

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