Dangerous Encounters Trio con «Milonga do mar»: tre voci, molteplici linguaggi, un’unica ricerca (Dodicilune, 2026)
«Milonga do mar» documenta l’avvio di un percorso discografico che affida alla pluralità delle provenienze musicali e alla dialettica cameristica la propria identità espressiva, lasciando all’ascolto il compito di verificare la qualità degli equilibri raggiunti fra repertorio, arrangiamento e invenzione.
// di Francesco Cataldo Verrina //
Il Dangerous Encounters Trio, formato da Fiorenzo Zeni al sax soprano e tenore, Matteo Facchin alla fisarmonica e Marco Facchin al pianoforte, affida a «Milonga do mar» il proprio esordio discografico, frutto di un’esperienza maturata tra jazz, musica classica, composizione e arrangiamento. La denominazione della formazione allude a una poetica dell’incontro, dove l’imprevisto non costituisce un semplice espediente narrativo, ma il principio generativo di una ricerca che pone in relazione linguaggi, tradizioni ed epoche differenti. L’esperienza triennale maturata dal vivo offre il presupposto per una dialettica strumentale fondata sull’ascolto reciproco, sulla prontezza d’intervento e sull’attitudine a modulare il rapporto tra scrittura e improvvisazione.
Il repertorio selezionato per «Milonga do mar» percorre un arco ampio, in composizioni originali e riletture di autori appartenenti alla musica colta, alla canzone d’autore e alla tradizione cinematografica convivono secondo una sensibilità aperta alla contaminazione. Astor Piazzolla, Luis Enrique Bacalov, Ennio e Andrea Morricone, Antonio Vivaldi e gli altri autori presenti in scaletta forniscono materiali melodici e formali sottoposti a una rilettura affidata alla particolare combinazione di sassofono, fisarmonica e pianoforte. L’organico, privo del sostegno ritmico di basso e batteria, richiede una precisa gestione delle durate, delle dinamiche e degli spazi lasciati all’intervento dei singoli esecutori. Il pianoforte può sostenere la trama armonica e scandire le successioni accordali, mentre la fisarmonica aggiunge una componente di continuità respiratoria e una peculiare coloritura polifonica; il saxofono, dal canto suo, dispone di una gamma espressiva che consente di passare dalla nettezza dell’enunciazione melodica a inflessioni più prossime alla vocalità jazzistica. La scelta di «Libertango» pone immediatamente in primo piano il rapporto con Piazzolla, la cui scrittura ha modificato la percezione internazionale del tango mediante una sintesi di impulso ritmico, ricerca armonica e libertà interpretativa. La milonga che dà il titolo all’album, firmata da Matteo Facchin, declina di tale universo, con la possibilità di accostare la scansione danzante della tradizione rioplatense a un trattamento più aperto della frase e dell’accentazione. L’eventuale confronto tra le due pagine acquista interesse proprio nella diversa provenienza dei materiali, poiché il repertorio preesistente e la composizione originale possono dialogare senza rinunciare alle rispettive identità. La presenza delle quattro stagioni vivaldiane, affidate agli arrangiamenti dei tre musicisti, aggiunge un livello di confronto con la tradizione concertistica barocca. La successione di «Primavera», «Estate», «Autunno» e «Inverno» non va considerata soltanto come una citazione tematica, in quanto la trasposizione in un organico cameristico contemporaneo richiede una riconsiderazione del rapporto tra linea melodica, accompagnamento e caratterizzazione ritmica. Il passaggio dalla scrittura orchestrale originaria alla combinazione di pianoforte, fisarmonica e sassofono sollecita un diverso equilibrio tra le parti, con possibilità di redistribuzione delle voci e di interventi improvvisativi. Una simile prospettiva acquista rilievo quando la fedeltà al nucleo melodico si accompagna a un trattamento atto a restituire nuove proporzioni alla materia musicale.
Il repertorio cinematografico, con «Il Postino» di Luis Enrique Bacalov e «Nuovo cinema paradiso» di Ennio e Andrea Morricone, richiama la funzione narrativa della melodia e la potenza della musica per immagini di condensare memoria, emozione e riconoscibilità tematica. La rilettura cameristica di suddette composizioni valorizza la nudità del fraseggio, la delicatezza delle sospensioni armoniche e il dialogo tra voce principale e sostegno accordale. Lontano da una semplice riproduzione ornamentale, il lavoro d’arrangiamento trova un terreno fertile per interrogare il rapporto tra melodia e accompagnamento, tra identità originaria e libertà interpretativa. Le composizioni originali di Matteo Facchin e Fiorenzo Zeni, insieme a «Sagra d’estate» di Giovanni Iorio, completano un itinerario dove il repertorio acquisito e la creatività contemporanea convivono. Titoli quali «Piraterien», «Scorrere», «Waltz for Astor» e «Stille» conducono a differenti direzioni immaginative, dalla pulsazione della danza alla dimensione più meditativa, fino al riferimento esplicito alla figura di Piazzolla.
Il Dangerous Encounters Trio si presenta dunque con un progetto nel quale la varietà delle fonti costituisce il punto di partenza per una ricerca sulla relazione fra strumenti e linguaggi. L’incontro tra jazz, world music e repertorio colto acquista valore quando la libertà improvvisativa trova un fondamento nella consapevolezza della scrittura, mentre l’esperienza dei tre musicisti, maturata anche in ambiti internazionali e nella musica per il cinema, amplia il ventaglio delle competenze poste al servizio dell’interpretazione. «Milonga do mar» documenta l’avvio di un percorso discografico che affida alla pluralità delle provenienze musicali e alla dialettica cameristica la propria identità espressiva, lasciando all’ascolto il compito di verificare la qualità degli equilibri raggiunti fra repertorio, arrangiamento e invenzione.

