«That Impossible Color» di Antonello Losacco, un colore intenso dalle tinte internazionali

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Il «colore impossibile» evocato dal titolo assume il valore di una metafora: un’esperienza umana piena, libera da ogni forma di prevaricazione, costruita su un equilibrio ideale che si offre come orizzonte possibile.

// di Cinico Bertallot //

Il nuovo lavoro di Antonello Losacco prende corpo da una visione timbrica precisa, nutrita da un calore mediterraneo che incontra una sensibilità più introspettiva, filtrata attraverso un jazz contemporaneo dal respiro internazionale. «That Impossible Color», pubblicato da Emme Record Label si attesta come un laboratorio di forme e relazioni sonore, animato dal vibrafono di Vitantonio Gasparro, dalla batteria di Vito Tenzone e dal sax di Michael Rosen, la cui presenza arricchisce la narrazione musicale con un suono ampio e un fraseggio capace di unire modernità e memoria. Rosen aderisce con naturalezza alla poetica del progetto, contribuendo con un gesto interpretativo pieno e consapevole. Il basso a sette corde di Losacco agisce come una voce autonoma, polifonica e melodica, capace di dialogare con la trama onirica del vibrafono, con le ricerche timbriche della batteria e con il respiro del sax, che si inserisce come una linea narrativa ulteriore.

L’album nasce da un periodo storico attraversato da tensioni e trasformazioni profonde, e proprio per questo si orienta verso una meditazione sull’animo umano. La musica diventa un luogo di ascolto e di condivisione emotiva, una forma di resistenza che cerca la bellezza come gesto quotidiano. Il «colore impossibile» evocato dal titolo assume il valore di una metafora: un’esperienza umana piena, libera da ogni forma di prevaricazione, costruita su un equilibrio ideale che si offre come orizzonte possibile. Il trio guidato da Losacco, attivo dal 2023, ha già costruito un percorso solido, con tre album, numerose recensioni e un’attività concertistica che si è estesa oltre i confini nazionali. La continuità del progetto si manifesta nella sintonia tra i musicisti, nella cura delle dinamiche, nella scrittura che nasce da un sentire condiviso e da un interplay che plasma atmosfere impressioniste, ricche di linee melodiche e armoniche.

«Non questa volta» apre il percorso con una chiarezza immediata. Il vibrafono traccia una linea limpida, il sette corde di Losacco sostiene con naturalezza, la batteria di Tenzone crea un ambiente morbido e preciso. Tutto procede come un pensiero che trova la propria direzione senza forzature, con un equilibrio che nasce dall’ascolto reciproco. «Be Human Again, Please» porta il discorso su un piano più diretto. Il titolo contiene già un invito, e la musica lo accoglie con un dialogo fitto tra le voci del gruppo. Il soprano di Michael Rosen entra come una presenza necessaria, capace di ampliare la prospettiva del trio con un timbro che aggiunge profondità e calore. «All The Things You Are» richiama la tradizione, affrontata con una naturalezza che evita ogni gesto accademico. Il trio attraversa il materiale con una personalità definita, lasciando che la memoria del pezzo conviva con una lettura contemporanea. «That Impossible Color» rappresenta il nucleo poetico dell’album. Il titolo evoca un’immagine che non descrive ma suggerisce, e la scrittura di Losacco trova in questa idea un punto d’appoggio ideale. Rosen aggiunge una voce ulteriore che amplia l’orizzonte del pezzo, rendendo l’insieme più ampio e meditativo. «Kaos calmo» porta una tensione diversa, fatta di contrasti che convivono senza fratture. Gasparro crea un terreno elastico, Losacco sostiene con il suo sette corde, Tenzone rafforza la traiettoria con un gesto preciso. Ne nasce un episodio compatto, attraversato da una vitalità controllata.

«Unspoken», firmato da Gasparro, nasce da un’idea diretta e frontale. Il vibrafono apre un terreno chiaro, con un profilo netto, e da lì il soprano di Michael Rosen prende la guida con una voce che orienta subito l’ascolto. La linea melodica avanza con fermezza, come un racconto che procede senza esitazioni. Ogni frase amplia l’orizzonte, porta la melodia verso un’altezza luminosa, definisce un percorso che cresce con continuità. Gasparro crea un nucleo solido, Losacco sostiene con il suo sette corde, Tenzone rafforza la traiettoria con un gesto preciso. «Unspoken» raggiunge così un punto in cui la voce del soprano diventa il centro narrativo dell’intero episodio. «Invitation» richiama un altro frammento di storia del jazz, affrontato con una leggerezza che evita ogni imitazione. Il trio trasforma un materiale noto in un gesto personale, grazie a un ascolto che mantiene l’insieme compatto. «Beauty Is The Only Hope», firmato da Tenzone, non chiude il percorso con un’affermazione, ma con una presenza che cresce dall’interno. La musica avanza come un soffio che prende corpo, una linea che si espande senza perdere delicatezza. I suoni emergono con una chiarezza che non cerca mai il peso, e il trio accompagna questa traiettoria con un’attenzione che lascia spazio a ogni dettaglio. Ne nasce una conclusione che non sigilla, ma lascia una vibrazione sospesa, come un pensiero che continua oltre l’ultima nota.

Antonello Losacco Trio

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