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La capacità di far dialogare linguaggi diversi in un formato così ridotto – un duo – rende l’album un esempio notevole di eclectic fusion, capace di unire tradizione afro-americana, modernismo jazzistico e sensibilità contemporanea.

// di Francesco Cataldo Verrina //

L’album «Entangled» del duo Andrea Morelli (sax e flauto) e Maso Spano (contrabbasso ed electric bass) si presenta come un’indagine musicale attenta e sofisticata, in grado di coniugare l’intimità della forma duo con una profondità concettuale rara nel panorama contemporaneo. Registrato il 17 e 18 gennaio 2026 presso l’Electrical Storm Studio di Settimo S.P., il progetto propone una riflessione sonora sull’interconnessione tra individui, concepita mediante la lente della meccanica quantistica e della metafora poetica, che individua nel concetto di entanglement la propria chiave interpretativa: come particelle connesse a distanza, gli strumenti si connettono in modo da creare un unico flusso organico, dove le azioni di uno determinano reazioni immediate nell’altro. L’album è caratterizzato da un equilibrio tra composizione e improvvisazione, con brani originali e riletture che si collocano in dialogo costante tra tradizione e innovazione. Gli standard vengono filtrati attraverso la sensibilità timbrica e il fraseggio articolato del duo, mostrando come le radici storiche possano dialogare con una prospettiva contemporanea senza perdere la propria identità.

Il concetto di entanglement si riflette non solo nella scrittura e nell’improvvisazione, ma anche nella scelta timbrica e nella gestione dello spazio acustico: ogni frase, ogni pausa, ogni intervento del contrabbasso è attentamente calibrato per interagire con la risposta del sax, imbastendo un tessuto sonoro che si mantiene coeso anche nelle aperture più libere. L’album esemplifica così un linguaggio jazzistico che, pur essendo radicale nella sua intimità, mantiene una forte accessibilità concettuale, traducendo fenomeni complessi in esperienze uditive immediate ed emozionanti. Il lotto si apre con «Oasi», componimento originale che apporta un’atmosfera sospesa e brunita. Morelli esplora il registro medio e grave del sax, creando un filo melodico che fluisce sopra le linee robuste e legnose del contrabbasso di Spano. L’equilibrio tra articolazione e sospensione armonica permette all’ascoltatore di percepire immediatamente la dimensione dialogica del duo: ogni frase e qualunque pausa sembrano generate dalla necessità di completare l’altra, anticipando il concetto di interconnessione che pervade l’intero lavoro. Segue «Afro Blue», celebre standard di Mongo Santamaría, opportunamente depurato della consueta sezione ritmica e dei colori percussivi. Il duo riduce il brano alla sua essenza, affidandosi alla polifonia naturale tra sax e contrabbasso, rivelando la struttura armonica e ritmica sottostante e mettendo in luce la capacità di Morelli di modulare il fraseggio con precisione lirica e inventiva. La scelta di un approccio minimale consente di evidenziare la plasticità melodica e la libertà di interpretazione, mostrando come un classico possa essere reimmaginato senza tradire il suo spirito originario. «Un giorno di vento» si srotola come un episodio di estrema evocazione: il fraseggio del sax sembra rincorrere correnti invisibili, mentre il contrabbasso di Spano imprime una stabilità materica al discorso melodico. L’interplay tra i due strumenti diventa metafora di una relazione dinamica, dove vicinanza e distanza si compenetrano, anticipando i concetti espressi più esplicitamente nella title-track. L’uso dello spazio sonoro e delle pause contribuisce a creare una tensione latente che mantiene l’ascoltatore sospeso tra attenzione e immersione.

Il duo affronta «Israel» di John Carisi con un approccio analitico e contemporaneo. Eliminando gli arrangiamenti orchestrali celebri nelle versioni di Miles Davis e Bill Evans, il costrutto mostra il suo impianto armonico puro e tagliente. Morelli e Spano si muovono con sicurezza tra le modulazioni tonali e le armonie aperte, facendo emergere contrasti e sottolineature che valorizzano il ritmo interno del brano. L’interpretazione evidenzia l’abilità del tandem nel trasformare un brano storico in un opificio di scoperte timbriche e melodiche. Con «Pulse», il duo affronta la questione ritmica come elemento strutturale: il titolo indica già la centralità del battito come principio organizzativo. La tensione interna del ordito tematico scaturisce dalla sincronia costante tra sax e contrabbasso, che si rispondono e si intersecano secondo schemi ritmici irregolari, modulando l’intensità con sottili accelerazioni e decelerazioni. La capacità di Far dialogare melodia e ritmo rende evidente la maturità espressiva dei musicisti, inclini a sostenere un discorso coerente senza necessità di arricchimenti orchestrali. «Astor» appare come un omaggio alla sensibilità di Astor Piazzolla: il tango filtrato attraverso la lente jazzistica del due sodali acquista tensione e passione controllata. La lettura non è pedissequa, ma reinterpretativa: le linee accordali vengono disegnate come un intreccio di colori e dinamiche, dove il contrabbasso si fa spesso elemento armonico oltre che ritmico, mentre il sax fluttua tra fraseggi lirici e accenti percussivi. In «Beatrice», celebre brano di Sam Rivers, la libertà espressiva del duo trova il suo culmine. Morelli e Spano si confrontano con una partitura complessa, oscillante tra scrittura tematica e improvvisazione estesa, generando un interplay ricco e articolato, finalizzato a restituire le sfumature del jazz moderno senza mai sacrificare la chiarezza formale. La costruzione modulare e il confronto continuo generano un senso di unità, dove ogni elemento emerge per contrasto e simultaneità. «Biddanoa» dispensa suggestioni legate al territorio e alle radici culturali: il titolo, richiamando toponimi sardi, si traduce in un racconto che mantiene l’immediatezza del linguaggio popolare pur integrandola in un contesto jazzistico sofisticato. La partitura mostra sensibilità ritmica e armonica, alternando passaggi più meditativi a episodi di dinamica vibrante. Infine, la title-track «Entangled» chiude l’album condensando il concetto che attraversa l’intero progetto: i due strumenti si muovono in modo apparentemente indipendente, ma rimangono connessi in un’unica rete sonora. L’idea del legame invisibile, ispirata all’entanglement quantistico teorizzato da Schrödinger, si traduce in un botta e risposta immediato e costante tra sax e contrabbasso, dove l’interazione istantanea di uno strumento influenza e determina la risposta dell’altro. La traccia funge da manifesto concettuale del disco, rendendo palpabile l’unità del sistema musicale pur nella libertà espressiva dei singoli. «Entangled» si pone in una prospettiva interdisciplinare, dove musica, fisica teorica e lo scandaglio emotivo si fondono in un progetto coerente. La capacità di far dialogare linguaggi diversi in un formato così ridotto – un duo – rende l’album un esempio notevole di eclectic fusion, capace di unire tradizione afro-americana, modernismo jazzistico e sensibilità contemporanea.

Andrea Morelli e Maso Spano

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