«Blooming» di Federico Rondolini: frammenti di luce in una materia sonora inquieta (EMME Records, 2026)
Il confronto fra jazz e rock procede mediante una selezione di procedimenti differenti, dalla libertà dell’interplay alla prevalenza della partitura, dalla severità delle cellule ritmiche alla cantabilità di una linea tematica.
// di Irma Sanders //
La dialettica fra jazz e rock costituisce il fondamento linguistico dell’esordio discografico di Federico Rondolini, pubblicato da EMME Records, nel quale la scrittura per quartetto cerca una sintesi fra disciplina compositiva e libertà improvvisativa. Matteo Bassi al basso, Gianmarco Giannetti al pianoforte e Joshua Frau alla batteria affiancano il chitarrista in un repertorio che muove dalle sue radici musicali per interrogare il rapporto fra materia sonora, esperienza individuale e significato simbolico. L’album prende il titolo «Blooming», immagine di una fioritura che trova nutrimento in un terreno segnato dalla distruzione.
La relazione fra sezioni definite e passaggi affidati all’invenzione estemporanea costituisce il fulcro della proposta, con una concezione dell’ensemble che non riduce il rock a semplice irrobustimento dell’accento ritmico né il jazz a repertorio di formule improvvisative. Il quartetto cerca piuttosto una continuità fra scrittura e interpretazione, lasciando che la chitarra dialoghi con pianoforte, basso e batteria secondo rapporti mutevoli, nei quali il tema può funzionare tanto come punto di partenza quanto come materia da sottoporre a elaborazione. «Yemen» concentra uno dei nuclei concettuali più significativi del progetto. Le cellule tematiche e i pattern ritmici definiscono un perimetro riconoscibile, entro il quale l’interplay conserva margini di autonomia. La pagina musicale procede dunque secondo un rapporto calibrato fra prescrizione e rischio, con le figure reiterate che sostengono l’esecuzione senza soffocare l’iniziativa dei singoli. Il riferimento geografico del titolo convoca una realtà segnata dalla guerra, dalle fratture sociali e dalla devastazione prodotta dall’agire umano. Rondolini affida alla materia acustica il compito di suggerire tale condizione, evitando che il contenuto simbolico rimanga estraneo alla sostanza musicale. L’episodio acquista così un rilievo che oltrepassa la semplice descrizione di un clima emotivo, poiché il contrasto fra nuclei ricorrenti e libertà degli interpreti restituisce l’instabilità di un mondo sottoposto a forze disgregatrici.
«Blooming», composizione omonima, assume una fisionomia differente. La melodia distesa e il linguaggio armonico più accessibile, con lievi inflessioni riconducibili alla canzone popolare contemporanea, delineano una parentesi di maggiore luminosità senza recidere il rapporto con la matrice jazzistica. L’immagine del fiore che germoglia fra le macerie conferisce al titolo una funzione interpretativa precisa, legando l’eleganza del fraseggio a una possibilità di rinascita. L’eventuale semplicità dell’impianto non va confusa con povertà inventiva, poiché la misura espressiva richiede spesso una selezione più severa dei materiali rispetto alla proliferazione delle soluzioni. Il contrasto con «Yemen» acquista pertanto consistenza sul piano della poetica, con due immagini che richiamano rispettivamente la devastazione e la persistenza della bellezza. «Autumn» conduce il quartetto verso una zona nella quale l’elemento scritto prevale sull’improvvisazione. L’assenza di passaggi estemporanei restituisce alla forma un ruolo preminente, mentre l’affinità con il progressive rock emerge nella cura riservata alle successioni, ai contrasti e alla continuità del disegno musicale. Le asperità già affiorate nelle pagine precedenti trovano qui una disposizione più sorvegliata, senza che la melodia perda la propria riconoscibilità. La chiarezza del tema funge da riferimento percettivo in un contesto maggiormente vincolato, dove l’intensità non dipende soltanto dall’espansione sonora, bensì dalla relazione fra durata, ripetizione e mutamento. L’episodio conclusivo acquista così una funzione di sintesi, riunendo l’attitudine rock, il controllo della scrittura e una sensibilità melodica che attraversa l’intero progetto.
Federico Rondolini affida a «Blooming» una riflessione musicale in cui la contaminazione assume valore soltanto quando nasce da esigenze espressive concrete. Il confronto fra jazz e rock procede mediante una selezione di procedimenti differenti, dalla libertà dell’interplay alla prevalenza della partitura, dalla severità delle cellule ritmiche alla cantabilità di una linea tematica. Il risultato lascia intravedere un autore interessato a mettere in relazione esperienza personale e invenzione sonora, senza separare la ricerca formale dalle immagini che sostengono il repertorio. La fioritura evocata dal titolo trova quindi il proprio significato nella possibilità che la musica conservi una facoltà generativa anche in presenza della frattura, della perdita e dell’incertezza.

