«Le umane preghiere» di Pensiero Nomade: un paesaggio sonoro tra disciplina e immaginazione (Filibusta Records, 2026)

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L’ascolto rivela una scrittura musicalmente eloquente, incline di far dialogare tradizione e sperimentazione secondo un disegno che non rinuncia alla complessità, e proprio in tale equilibrio risiede la sua forza più duratura.

// di Irma Sanders //

La traiettoria compositiva di Pensiero Nomade trova recente lavoro, «Le umane preghiere», una formulazione particolarmente coesa, in cui l’istanza espressiva si salda a un impianto costruttivo di notevole finezza. Salvo Lazzara orienta il materiale sonoro sulla scorta di una sensibilità che coniuga disciplina e apertura, evitando derive ornamentali e privilegiando una scrittura che si regge su cellule tematiche mobili, sviluppate secondo una logica di organizzazione molecolare. Lazzara fa la parte del leone suonando un’infinità di strumenti, tra cui basso, tastiere, una chitarra a nove corde e l’harpOud. Insieme al lui: Giorgio Finetti violino, piano e keyboards, Davide Guidoni batteria e percussioni e Marc Papeghin tromba e corno francese. La pubblicazione, curata dalla Filibusta Records, s’inserisce in una continuità progettuale che non indulge nella reiterazione, piuttosto affina progressivamente il proprio codice espressivo.

L’opera, suddivisa in dodici episodi sonori per una durata complessiva prossima ai quarantasette minuti, si muove entro un orizzonte linguistico che accoglie suggestioni provenienti dal jazz contemporaneo e da pratiche interculturali, senza mai cedere a una fusione superficiale. La materia acustica, trattata con rigore e accortezza, lascia emergere una fisionomia del suono nitida, nella quale ogni intervento strumentale partecipa a un equilibrio sintattico calibrato. «A che serve il ricordo», scelto quale primo estratto, non si limita a fungere da accesso all’ascolto, ma condensa in forma essenziale i principi che governano l’intero lavoro, facendo affiorare un uso consapevole delle dinamiche e una gestione del tempo musicale che si regge su sospensioni controllate e risoluzioni mai scontate. L’andamento delle composizioni successive, da «A passo lento» a «Cercando Quiete» e «Danzare Ancora», evidenzia una scrittura che predilige la continuità del respiro melodico, evitando cesure arbitrarie e sviluppando invece una trama sonora in cui i materiali si trasformano per progressione interna. «Il mare in fondo alla strada» e «Inutile Attesa» suggeriscono, sulla base di una sensibilità quasi pittorica, una relazione con le arti visive, come se il suono assumesse la funzione di delineare superfici cromatiche in movimento, richiamando certe soluzioni timbriche della pittura tonale novecentesca. «Invito al cuore ribelle» apporta una tensione più marcata sul piano ritmico, senza che ciò comprometta la coerenza formale complessiva, mentre «Krly» e «L’altro canto» esplorano registri espressivi più rarefatti, nei quali il silenzio partecipa attivamente alla costruzione del senso.

Una particolare attenzione merita «La processione delle nuvole», componimento in cui la distribuzione delle voci sembra rispondere a un principio quasi polifonico, pur mantenendo un assetto aperto, non vincolato a schemi accademici. «La vigilia della festa» e la traccia eponima «Le umane preghiere» conducono l’ascolto verso una dimensione meditativa che non indulge in facili spiritualismi, ma si fonda su una precisa gestione delle relazioni armoniche, dove l’intervallo e la risonanza assumono un valore strutturante. Il riferimento implicito al pensiero di Gilles Deleuze e Félix Guattari, inscritto già nella denominazione del progetto, trova qui una traduzione musicale che privilegia la molteplicità e la variazione continua, evitando ogni irrigidimento categoriale. Tale orientamento si riflette anche nei lavori precedenti, quali «Ultime foglie», «Un cerchio perfetto» e «Canti del disincanto», pubblicazioni che, all’interno del catalogo di Filibusta Records, delineano un percorso coerente e in costante evoluzione. «Le umane preghiere» si caratterizza quale lavoro di particolare rilievo nel panorama della ricerca sonora contemporanea, in cui la perizia tecnica si coniuga a una tensione espressiva sorvegliata, e l’invenzione si radica in una solida consapevolezza delle forme. L’ascolto rivela una scrittura musicalmente eloquente, incline di far dialogare tradizione e sperimentazione secondo un disegno che non rinuncia alla complessità, e proprio in tale equilibrio risiede la sua forza più duratura.

Salvo Lazzara
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