ThreeGoria con «30’ Live at Altera / Fanfulla 5/A»: dicotomia tra astrazione melodica e distorsione materica. (Filibusta Records, 2026)

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La capacità di fissare su supporto magnetico la precarietà di un incontro casuale eleva l’opera a testimonianza di una stagione creativa dove il rischio e la visionarietà tornano a essere i pilastri fondamentali della produzione musicale.

// di Francesco Cataldo Verrina //

Il progetto dei threeGoria, «30′ (Live at Altera / Fanfulla 5/A)», si manifesta come un’indagine fenomenologica sulla persistenza del suono nell’istantaneità dell’atto performativo. Edito da Filibusta Records, il disco si pone quale tassello imprescindibile nel mosaico della sperimentazione estemporanea capitolina. La genesi risiede in una contingenza fortuita, maturata tra le mura del Fanfulla 5/a durante la rassegna «Altera», contesto in cui la prassi dell’improvvisazione radicale assume i connotati di una liturgia laica del presente. Il nucleo strumentale, coordinato dalla visione di Eugenio Renzetti, si avvale della poliedricità di Daniele Fiaschi e del rigore accademico di Pino Pecorelli, convergendo in un’entità sonora che trascende la somma delle singole biografie artistiche.

L’orizzonte estetico entro cui si muove il trio evoca scenari post-industriali, dove la dicotomia tra astrazione melodica e distorsione materica viene risolta in una sintesi espressiva inedita. Il titolo stesso, «30’», non si limita a indicare la durata temporale del set, ma circoscrive lo spazio d’azione di un rito creativo fondato sull’interplay più serrato. In tale ambito, la ricerca di un suono identitario si scontra con l’eterogeneità delle radici dei componenti: se Renzetti apporta la metodica del ricercatore e la spinta propulsiva dei suoi ensemble d’avanguardia, Fiaschi innesta un vocabolario chitarristico trasversale, incline a metabolizzare istanze rock, hip-hop e pop d’autore in una voce personale e riconoscibile. A sigillare questa amalgama interviene la sapienza strutturale di Pecorelli, il cui background istituzionale e la sensibilità cinematografica – testimoniata dai riconoscimenti in ambito produttivo – offrono un ancoraggio profondo alle fluttuazioni timbriche del trombone e della chitarra.

Storicamente, il jazz ha esplorato la dimensione drumless per enfatizzare la libertà melodica e la trasparenza delle trame. Un riferimento cardinale risiede nelle formazioni di Jimmy Giuffre con Jim Hall, dove la rinuncia alla batteria permetteva di esplorare un minimalismo quasi cameristico, privilegiando la dinamica e il silenzio. Tuttavia, nel caso dei threeGoria, la direzione intrapresa si discosta dal lirismo di Giuffre per abbracciare un’estetica più ruvida, vicina alle sperimentazioni di Bill Frisell in formazioni analoghe, dove la chitarra elettrica satura lo spazio acustico con l’uso sapiente di riverberi e distorsioni, sopperendo alla mancanza di una spinta ritmica costante. Un altro parallelo storico pertinente si ritrova in alcune formazioni del trombone nel jazz d’avanguardia, come i lavori di Ray Anderson o di Albert Mangelsdorff in contesti ridotti. In tali ambiti, il trombone smette di essere solo uno strumento solista per diventare, grazie a multifonici e tecniche di respirazione circolare, un generatore di texture che colma la carenza di frequenze solitamente occupate dalle percussioni. La scelta del trio di Renzetti si inserisce dunque in un solco di ricerca dove la stabilità metronomica viene sacrificata a favore di una fluttuazione timbrica costante.

«30′ (Live at Altera / Fanfulla 5/A)», suddiviso in 5 frammenti progressivamente numerati, si sottrae così a qualsiasi tentativo di categorizzazione di genere, proponendo una ridefinizione costante del rapporto tra spazio e dialogo. Le vibrazioni che ne scaturiscono riflettono l’essenza del quartiere Pigneto, luogo di transizione e fermento, trasformando l’atto dell’ascolto in un’esperienza politica nel senso più nobile del termine. La musica dei threeGoria agisce come un catalizzatore sociale dove i concetti di confine geografico e proprietà privata vengono annullati a favore di una visione comunitaria del fare arte. Tale tensione ideale trova compimento grazie alla lungimiranza produttiva di Carlo Cimmino, la cui generosità ha permesso di tradurre un’intuizione momentanea in un oggetto sonoro duraturo. «30’ (Live at Altera / Fanfulla 5/A)» non rappresenta soltanto un’operazione discografica inaspettata, ma si configura come una riflessione teorica sulla funzione dell’artista contemporaneo. La capacità di fissare su supporto magnetico la precarietà di un incontro casuale eleva l’opera a testimonianza di una stagione creativa dove il rischio e la visionarietà tornano a essere i pilastri fondamentali della produzione musicale. La collaborazione con Filibusta Records conferma la validità di un percorso che, partendo dall’improvvisazione radicale, approda a una nuova forma di bellezza, aspra e necessaria, finalizzata a raccontare le inquietudini e le speranze di una comunità artistica in perenne mutamento.

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