Roma 30 Aprile, International Jazz Day, Verrina racconta Parker, Urbani e Morricone, insieme al Patrizio Destriere Quartet
Parker e Urbani condividono una lucidità musicale sempre presente nei loro dischi, a fronte di un esistenza non proprio improntata alla regolarità, che ha comunque permesso ai due sassofonisti di tradurre l’esperienza in corpo risonante e di convertire la vita in una pagina sonora di estremo equilibrio sintattico
// di Irma Sanders //
Una giornata dedicata a Charlie Parker, Massimo Urbani ed Ennio Morricone, una sorta di «International Max Day», in una location di grande fascino nel cuore di Roma, La Casa dell’Aviatore, al 20 di Viale dell’Università, a breve distanza dalla Stazione Termini. La struttura, impreziosita da un rigoglioso giardino che ne completa l’assetto architettonico, offre il contesto più adatto a un incontro che unirà divulgazione, riflessione critica e musica dal vivo, lungi da ogni volontà celebrativa in senso rituale, ma con l’intento di proporre un momento di approfondimento, dedicato a tre figure centrali della cultura musicale del Novecento, attraverso la presentazione del libro «Charlie Parker, il Musicista Perfetto» di Francesco Cataldo Verrina, direttore del magazine on line DOPPIOJAZZ, autorevole studioso, critico musicale ed autore di numerosi volumi sulla storia del jazz. Per l’occasione, il Verrina modellerà un raccordo, un hub di collegamento ideale tra Charlie Bird Parker la figura più iconica del jazz moderno, e Massimo Urbani il più significativo rappresentante del jazz italiano della seconda metà del Novecento. Una similitudine che non nasce da un parallelismo forzato, ma dalla constatazione di una comune intensità espressiva. Charlie e Massimo, due artisti accomunati da un triste destino e da una vita sregolata vissuta ad alta velocità, ma in grado di espellere dalla campana del sassofono un suono potente e cristallino, denso di passione e potenza, alternando momento frenetici, concitati ed assertivi a passaggi più rarefatti e intrisi di pathos ed elegia.
Charlie Parker, con la sua sintassi vertiginosa e una dizione strumentale innovativa, ha ridefinito il linguaggio del be-bop, trasfigurando la complessità in una logica strutturale riconoscibile. Massimo Urbani, pur appartenendo a un’altra generazione ed a un differente contesto geografico, ha saputo far modellare una voce personale e una tessitura espressiva, radicata nella storia culturale di Roma ed, al tempo stesso, aperta alle dinamiche del jazz internazionale ed afroamericano. Il suo sax alto alterna slanci impetuosi e momenti di intensa liricità, mostrando un’attitudine a modulare la materia sonora che rimanda alla lezione parkeriana senza imitarla. Il Verrina evidenzia nei suoi scritti «come Parker e Urbani condividano una lucidità musicale sempre presente nei loro dischi, a fronte di un esistenza non proprio improntata alla regolarità, che ha comunque permesso ai due sassofonisti di tradurre l’esperienza in corpo risonante e di convertire la vita in una pagina sonora di estremo equilibrio sintattico». A seguire, l’esibizione dal vivo del Patrizio Destriere Quartet con un omaggio in chiave jazzistica ad Ennio Morricone.
Patrizio Destriere si segnala come uno dei più interessanti e completi sassofonisti della scena italiana. «Portrait of Ennio» non è soltanto un sentito e sincero tributo alla musica da film di Morricone, ma anche un ritratto personale di come il quartetto guidato da Destriere interpreta e rilegge, filtrandole attraverso il proprio mood, le musiche che hanno accompagnato, nel corso di oltre mezzo secolo, film celebri e meno noti: da «Dinner» a «La leggenda del pianista sull’oceano», da «Il buono, il brutto, il cattivo» a «C’era una volta in America». Ennio Morricone trasfigurato in un dimensione jazzistica, pur nel rispetto della partitura originaria, diventa così un ponte tra generi e culture differenti, in cui la colonna sonora si pone proprio al crocevia tra tradizione popolare e musica eurodotta, in un meccanismo non dissimile da quello operato dal jazz, rivelando altresì una trama sonora che si presta naturalmente alla variazione, alla modulazione e alla costruzione di spazi acustici in cui la memoria cinematografica convive con la libertà del fraseggio improvvisato. L’evento è organizzato dal MUJIC – Monterosi per Urbani Jazz Informazione e Cultura – APS, con la direzione artistica di Luca Marino, che ha stilato un programma orientato alla continuità tra storia, analisi e ascolto, con l’intento di favorire un’occasione di incontro dedicata alla musica e ai suoi protagonisti, attraverso un viaggio straordinario da Kansas City a Roma.
Il sassofonista romano commenta così il suo album: «Eseguire la musica del Maestro Morricone è sempre un’operazione estremamente complessa; si potrebbe dire che è come tentare di riprodurre la Gioconda di Leonardo da Vinci o la Pietà di Michelangelo. La musica del Maestro è patrimonio dell’umanità, e ciascuno di noi è legato, per un motivo o per un altro, alle colonne sonore degli oltre seicento film da lui composti, senza contare la produzione accademica e le numerose collaborazioni. Avvicinarsi alla sua opera suscita inevitabilmente un senso di reverenza; partendo da questa consapevolezza, l’album «Portrait of Ennio» si configura come una visione prospettica, riletta secondo la mia sensibilità e quella dei musicisti che hanno suonato con me, del corpus musicale di Ennio. Una visione legata al lato jazzistico del Maestro, che egli stesso considerava distante dalla propria anima; il nostro contributo è stato quello di valorizzare questo aspetto, sviluppandolo attraverso il nostro linguaggio, con arrangiamenti curati e sonorità che vanno oltre le convenzioni del mercato. «Portrait of Ennio» ambisce così a essere un ritratto capace di abbracciare le molteplici sfaccettature di un compositore complesso e geniale come Ennio Morricone».

