«L’armonia del canto. Un viaggio tra corpo e anima» il libro di Sonia Spinello, un metodo olistico tra disciplina vocale e pratica interiore (OM Edizioni)
Il libro di Sonia Spinello si colloca così in quella zona fertile dove arte e cura si sfiorano, offrendo al lettore non solo strumenti tecnici, ma soprattutto una prospettiva: considerare la propria voce come luogo di armonia possibile, punto d’incontro tra corpo e anima.
// di Francesco Cataldo Verrina //
Ci sono libri che nascono da una competenza; altri che prendono forma da un’urgenza. «L’armonia del canto» appartiene alla seconda categoria. Non si limita a proporre un metodo vocale, ma si configura come la sedimentazione di un’esperienza vissuta, attraversata e trasformata in pratica condivisibile. Dalle parole dell’autrice emerge con chiarezza il nucleo ispiratore del volume: la voce non è soltanto uno strumento tecnico, ma un luogo. Uno spazio in cui corpo ed interiorità s’incontrano, si riconoscono e talvolta si ricompongono. Spinello la descrive come il mezzo più personale e potente di cui disponiamo, capace di veicolare non solo comunicazione, ma identità, emozioni trattenute e qualità relazionali. In questa prospettiva, il canto diventa una via di accesso a dimensioni spesso inespresse dell’essere.
Sonia Spinello è una figura poliedrica nel panorama italiano della vocalità e delle pratiche espressive legate alla voce. Nata il 26 luglio 1974 in provincia di Pavia, di origini siciliane, si distingue come interprete vocale, compositrice, autrice, insegnante di canto e terapista olistica, con una visione che integra arte, tecnica e dimensioni corporee ed emotive della voce umana. Sul piano artistico, la sua produzione comprende numerosi progetti discografici che attraversano jazz, pop e world music, collaborazioni con musicisti riconosciuti e partecipazioni regolari a serate nei club e festival jazz in Italia e all’estero. Il libro si muove lungo una traiettoria consapevole integrando tecnica e consapevolezza. L’aspetto didattico – respirazione, emissione, ascolto, postura e perfino alimentazione – non è mai disgiunto da un lavoro più sottile sulla percezione di sé. La voce viene esplorata come fenomeno fisiologico e insieme come vibrazione interiore; il gesto vocale si intreccia con pratiche di attenzione, presenza, crescita personale. Ne deriva un approccio olistico, in cui l’apprendimento non coincide con la mera acquisizione di abilità, ma con un processo di trasformazione. La dimensione autobiografica, evocata con discrezione, costituisce l’asse portante del racconto. La diagnosi di una malattia autoimmune e gli anni segnati dalla fatica fisica non sono presentati come elemento drammatico, bensì come snodo rivelatore. L’autrice si è trovata a sperimentare su di sé ciò che fino ad allora aveva trasmesso ad altri: diventare la propria «allieva», osservare gli effetti del lavoro vocale sul corpo affaticato, verificare nella quotidianità il potere rigenerativo della pratica. Questa inversione di prospettiva – da insegnante a paziente – sembra aver rafforzato la convinzione che il canto e la voce possano incidere profondamente sulla qualità della vita.
Nel testo, dunque, la voce assume anche una valenza terapeutica. Non in senso medicalizzato o miracoloso, ma come strumento di riequilibrio, di ascolto profondo e di riattivazione delle risorse interiori. La vibrazione sonora diventa occasione di risveglio, la respirazione consapevole un atto di radicamento, l’espressione musicale un gesto di riconnessione con il proprio centro. Il filo conduttore è la consapevolezza: parola chiave che ritorna come principio ordinatore dell’intero percorso. Ciò che colpisce è la volontà di rendere accessibile questa esperienza a un pubblico ampio. Non solo cantanti o professionisti della voce, ma chiunque avverta il desiderio di riappropriarsi del proprio suono interiore. Il libro si presenta così come guida e testimonianza insieme: manuale pratico e racconto di resilienza, proposta metodologica e invito all’ascolto. L’armonia del canto suggerisce che la voce non sia semplicemente qualcosa che «usiamo», ma qualcosa che «siamo». Nel momento in cui impariamo ad abitarla con attenzione, essa può diventare ponte tra dimensione fisica ed emotiva, tra fragilità e forza, tra esperienza individuale e relazione con il mondo. In questa visione, il canto non è ornamento, ma pratica di presenza; non esibizione, ma atto di integrazione. Il libro di Sonia Spinello si colloca così in quella zona fertile dove arte e cura si sfiorano, offrendo al lettore non solo strumenti tecnici, ma soprattutto una prospettiva: considerare la propria voce come luogo di armonia possibile, punto d’incontro tra corpo e anima.

