Tommaso Genovesi con «Guardando oltre»: la realtà, vista da un’altra parte (Caligola Records, 2026)
«Guardando oltre» acquista così il carattere di una ricerca aperta, nella quale il jazz diviene pratica d’ascolto e di interrogazione, capace di mettere in rapporto la disciplina della scrittura con l’imprevedibilità dell’improvvisazione.
// di Francesco Cataldo Verrina //
Tommaso Genovesi affida a «Guardando oltre» una riflessione che investe direttamente il rapporto fra esperienza musicale e conoscenza. Il titolo suggerisce un atteggiamento rivolto al superamento dell’apparenza, alla ricerca di prospettive capaci di mettere in discussione interpretazioni già confezionate della realtà. Nelle note di copertina il pianista collega tale esigenza alla funzione dell’arte, della letteratura e della musica, intese quali pratiche creative in grado di condurre oltre l’ovvio, verso nuovi modi di osservare e comprendere il mondo. Una dichiarazione programmatica che trova nella scrittura del quartetto un adeguato corrispettivo, poiché l’improvvisazione jazzistica consente di sottoporre ogni idea musicale a un processo continuo di verifica e trasformazione.
Con questo lavoro Genovesi raggiunge il quarto album pubblicato da Caligola Records. La formazione riprende quella di «Open Spaces», realizzato sei anni prima, con Alberto Vianello al sax tenore e soprano, Marco Privato al contrabbasso ed Emanuel Donadelli alla batteria. La continuità dell’organico assume un significato che va oltre la semplice stabilità della line-up. Dopo anni di collaborazione, la conoscenza reciproca può tradursi in una maggiore libertà nell’interazione, consentendo alla scrittura di affidarsi anche alla sensibilità interpretativa dei singoli musicisti. La predilezione di Genovesi per il quartetto accompagna del resto gran parte della sua attività discografica. Anche i primi due lavori da leader, pur con interpreti differenti, adottavano la medesima strumentazione. Pianoforte, saxofono, contrabbasso e batteria offrono una combinazione particolarmente favorevole alla sua concezione compositiva, nella quale la definizione tematica convive con ampi margini d’improvvisazione. Il pianoforte può così intervenire sul piano melodico e armonico, sostenere la progressione accordale oppure arretrare per lasciare emergere il dialogo fra saxofono e sezione ritmica. Privato e Donadelli non svolgono una funzione meramente accompagnatoria, poiché il loro rapporto con la pulsazione e con il percorso armonico contribuisce alla costruzione dell’evento musicale.
Le sette composizioni — «Red Area», «Autumn Dance», «Guardando oltre», «Smell of Spring», «Nakba», «Ornette» e «Giulio» — appartengono tutte alla penna di Genovesi e conferiscono al disco una precisa unità autoriale. La successione dei titoli apre tuttavia prospettive differenti, accostando riferimenti stagionali, suggestioni personali, memoria storica e storia del jazz. «Ornette», con il richiamo a Ornette Coleman, porta nel progetto una precisa questione linguistica, quella di una concezione dell’improvvisazione nella quale la melodia può assumere un’autonomia generativa rispetto alla tradizionale dipendenza da una successione armonica prestabilita. «Nakba», invece, introduce una memoria storica e politica che amplia ulteriormente il campo semantico dell’album, senza che sia necessario ricondurre la composizione a un programma extramusicale non dichiarato dall’autore. La prospettiva di Genovesi acquista particolare interesse proprio nel rapporto fra struttura e libertà. Nel jazz la partitura stabilisce coordinate entro le quali l’esecuzione può modificare continuamente le relazioni fra le parti. Ogni scelta relativa al centro tonale, alla progressione degli accordi, alla durata delle frasi e alla gestione delle risoluzioni determina possibilità differenti per l’improvvisazione. L’armonia non svolge quindi soltanto una funzione di sostegno, poiché contribuisce a orientare la percezione e a stabilire gradi diversi di apertura, attesa e compimento. In tale prospettiva la ricerca di uno sguardo «oltre» l’apparenza trova una corrispondenza nella stessa grammatica musicale, fondata sulla possibilità di non arrestarsi alla prima soluzione offerta dal materiale tematico.
Il titolo dell’album può inoltre essere posto in relazione con quello del precedente «Open Spaces». Se il lavoro del 2020 evocava l’idea di uno spazio disponibile alla ricerca, «Guardando oltre» sposta l’accento sulla facoltà di orientare quello sguardo verso ciò che ancora non appare. La continuità della formazione rafforza questa linea di ricerca, poiché la stabilità del quartetto non limita l’esplorazione, bensì mette a disposizione dei musicisti un patrimonio comune di esperienze e reazioni. Genovesi propone dunque un lavoro nel quale la dimensione autoriale e quella interpretativa procedono in stretto rapporto. La scelta di affidare tutte le composizioni al medesimo organico, unita alla lunga frequentazione musicale dei quattro interpreti, conferisce al progetto una coerenza che non dipende dalla ripetizione di formule, bensì dalla possibilità di approfondire un linguaggio condiviso. «Guardando oltre» acquista così il carattere di una ricerca aperta, nella quale il jazz diviene pratica d’ascolto e di interrogazione, capace di mettere in rapporto la disciplina della scrittura con l’imprevedibilità dell’improvvisazione. Lo sguardo evocato da Genovesi non pretende di fornire risposte definitive, quanto piuttosto di mantenere disponibile la domanda, affidando alla musica la possibilità di suggerire prospettive ulteriori rispetto a quelle immediatamente riconoscibili.

