«Histoire D’un Enfant» di Andrea Penna: un viaggio tra jazz, world music e fantasia (Luminol Records, 2026)
Un lavoro ricco di vitalità, sorretto da una scrittura limpida, da un saldo equilibrio formale e da una costante attenzione alla validità del dialogo collettivo, qualità che continuano a distinguere la produzione di Andrea Penna nel panorama della migliore fusion italiana contemporanea.
Andrea Penna torna a pubblicare dopo quattro anni da «A New World» con un lavoro che riflette una concezione della musica profondamente legata all’esperienza umana. Le parole affidate al libretto non assolvono una funzione ornamentale, ma sanciscono la chiave interpretativa dell’intero progetto. Il bisogno di scrivere, suonare e registrare nasce, per l’autore, da una necessità interiore che affonda le proprie radici nell’infanzia, nella capacità di osservare il mondo con stupore, curiosità e disponibilità all’ascolto. «Histoire D’un Enfant» prende corpo proprio da questo sguardo originario, trasfigurando il viaggio di un bambino in una metafora della crescita artistica e della continua ricerca espressiva.
Pubblicato dalla Luminol Records, il disco riunisce otto composizioni nelle quali jazz contemporaneo, fusion, world music, funk e suggestioni progressive convivono con naturalezza, senza mai lasciare affiorare la sensazione di un linguaggio costruito per accumulo. Ogni episodio sviluppa una propria identità, mantenendo una notevole coerenza narrativa lungo l’intero percorso d’ascolto. La scrittura di Penna privilegia il dialogo fra culture musicali differenti, facendo convivere matrici afroamericane, inflessioni mediterranee, richiami orientali e aperture melodiche che rinviano talvolta alla tradizione europea. L’elemento ritmico conserva naturalmente un ruolo centrale, pur senza trasformarsi in esibizione virtuosistica. Qualsiasi intervento della batteria nasce in funzione dell’insieme, sostiene il fraseggio degli altri strumenti, suggerisce direzioni inattese e alimenta un continuo equilibrio fra impulso dinamico e misura espressiva. Attorno al batterista torinese si raccoglie una formazione di musicisti affiatati, molti dei quali condividono con lui un lungo percorso umano oltre che professionale. Massimo Artiglia e Umberto Mari costituiscono il nucleo storico della formazione, mentre la partecipazione del chitarrista giapponese Masato Inoue, della cantante maliana Mamoù Rasta Fané, di Mario Petracca, Silvia Bonino e Antonio Santoro amplia ulteriormente l’orizzonte linguistico del progetto, favorendo un continuo scambio di sensibilità provenienti da differenti tradizioni culturali. La voce di Mamoù Rasta Fané stabilisce inoltre una naturale continuità con il precedente singolo «Yeré Sagò», pubblicato nel 2024, consolidando un sodalizio artistico fondato sulla condivisione di un comune patrimonio espressivo piuttosto che sulla semplice collaborazione occasionale.
L’episodio inaugurale, «Histoire D’un Enfant», racchiude già molti degli elementi destinati a riaffiorare nel corso dell’album. «Groove Therapy» valorizza la componente ritmica mediante una pulsazione elastica e coinvolgente, mentre «Elephant’s Journey» lascia emergere colori che rimandano alle tradizioni musicali dell’Asia meridionale, assimilati con misura e senza alcuna ricerca di esotismi superficiali. «Annette» e «Close Your Eyes» prediligono una dimensione più lirica, affidando alle linee melodiche un ruolo centrale, laddove «Un Altro Viaggio» amplia ulteriormente l’orizzonte narrativo con un linguaggio ricco di sfumature. «Carla», firmata da Umberto Mari, offre un momento di delicato raccoglimento, prima che «Nothing Will Ever Be the Same» concluda il percorso con una pagina di intensa partecipazione emotiva. Colpisce soprattutto la sincerità che attraversa l’intero lavoro. Penna ha dichiarato di avere scelto deliberatamente una pratica musicale lontana dalle scorciatoie offerte dall’intelligenza artificiale, riaffermando il valore dell’invenzione, dell’ascolto reciproco e della relazione fra musicisti. Tale scelta non assume il tono di una dichiarazione ideologica, quanto quello di una naturale conseguenza del suo modo d’intendere la composizione.
«Histoire D’un Enfant» restituisce così l’immagine di un autore musicalmente maturo, consapevole dei propri riferimenti culturali e sufficientemente libero da non trasformarli in modelli da replicare. Ne scaturisce un lavoro ricco di vitalità, sorretto da una scrittura limpida, da un saldo equilibrio formale e da una costante attenzione alla validità del dialogo collettivo, qualità che continuano a distinguere la produzione di Andrea Penna nel panorama della migliore fusion italiana contemporanea.

