«Circus Memorandum» di Bob Salmieri Bastarduna Quintet: tra racconto autobiografico e sintassi jazzistica (Cultural Bridge, 2026)

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Salmieri Circus Memorandum2

«Circus Memorandum» si dipana come un passaggio maturo all’interno di un percorso coerente, nel quale la scrittura musicale si pone in relazione con una dimensione narrativa senza mai ridursi a illustrazione.

// di Francesco Cataldo Verrina //

La traiettoria ideativa che conduce a «Circus Memorandum» trova fondamento in una continuità narrativa già avviata da Bob Salmieri, il cui progetto assume progressivamente i contorni di una costruzione modulare, nella quale memoria autobiografica e invenzione letteraria si dispongono secondo un disegno coerente. Il riferimento al romanzo «…e mamma faceva la danza del ventre» non agisce quale semplice cornice tematica, ma come matrice generativa, dalla quale prendono forma episodi sonori che si collocano nel solco di una riflessione più ampia sul rapporto tra racconto e articolazione musicale.

I precedenti «…and Mama Was a Belly Dancer» e «Ma Sister Jumps Through Fire» avevano già delineato un impianto compositivo fondato su una drammaturgia interna, in cui i materiali tematici si organizzavano secondo una logica di rimandi e trasformazioni. In «Circus Memorandum» tale orientamento si sviluppa ulteriormente, facendo leva su una scrittura che predilige la stratificazione e la variazione, piuttosto che l’esposizione lineare. L’ambientazione circense, lungi dal ridursi a elemento descrittivo, si traduce in una vera e propria grammatica musicale. Il periodo adolescenziale del protagonista, collocato all’interno del Circo Americano, viene restituito mediante una successione di episodi sonori nei quali l’elemento performativo, la tensione dell’equilibrio e la dimensione spettacolare trovano corrispondenza in un andamento sintattico mobile, talvolta in bilico, altre volte sorretto da cellule ritmiche iterate con funzione quasi ipnotica. La presenza della sorellastra, già figura centrale nel capitolo precedente, e quella dei «Diavoli Volanti», trapezisti legati alla memoria familiare, introducono una dimensione di persistenza e rievocazione, che si riflette in scelte armoniche capaci di oscillare tra modalità aperte e centri tonali sfuggenti.

Il quintetto guidato da Salmieri si distingue per una coesione esecutiva che non rinuncia alla singolarità dei singoli interventi. Il sax tenore del leader, musicalmente eloquente e dotato di una pronuncia articolata, dispone le linee melodiche secondo un fraseggio che alterna distensione e compressione, con frequenti slittamenti intervallari che contribuiscono a destabilizzare l’orizzonte tonale, come in «12 AM Lunch With Mayor» o «The Tales Of Sycilian Player». La tromba di Giancarlo Romani introduce un colore sonoro terso, talvolta incisivo, capace di inserirsi nel tessuto collettivo con interventi che prediligono la chiarezza dell’enunciazione. In «Back To The Circus n. 2», la presenza di Gianluca Urbano modifica sensibilmente l’equilibrio timbrico, spingendo il discorso verso una maggiore apertura dinamica, quasi funkified. Il pianoforte, affidato prevalentemente a Danilo Gambardella, contribuisce alla definizione del quadro armonico mediante voicings distribuiti con accortezza, nei quali la disposizione delle tensioni interne rivela una consapevolezza strutturale non comune. Nei momenti in cui interviene Alessandro De Angelis, come in «Little Dreamer n. 1» e «Solitude n. 4», si percepisce una diversa inclinazione al fraseggio, più incline a una cantabilità raccolta, quasi meditativa, che apporta una variazione significativa nel flusso complessivo.

La sezione ritmica, sostenuta dal contrabbasso di Maurizio Perrone e dalla batteria di Massimiliano De Lucia, opera secondo una logica di sostegno attivo, dove il tempo non si limita a scandire, ma partecipa alla costruzione del procedimento. Le linee del contrabbasso, spesso mobili e articolate, dialogano con un impianto percussivo che alterna densità e rarefazione, contribuendo a una percezione temporale elastica. Gli interventi aggiuntivi, lungi dall’assumere un ruolo ornamentale, ampliano la gamma espressiva dell’insieme. Il flauto di Francesco Consaga in «Lara’s Song» dispensa una velatura acustica più lieve, quasi vaporizzata, mentre le percussioni di Carlo Colombo, tra congas e bongos, arricchiscono la tessitura ritmica con accenti che rimandano a una dimensione rituale, in cui il gesto percussivo assume una funzione evocativa. «Circus Memorandum» si dipana dunque come un passaggio maturo all’interno di un percorso coerente, nel quale la scrittura musicale si pone in relazione con una dimensione narrativa senza mai ridursi a illustrazione. L’ordine procedurale del progetto si regge su una rete di corrispondenze tematiche e armoniche che suggeriscono un pensiero compositivo consapevole, capace di far dialogare memoria, finzione e costruzione sonora in un equilibrio mai del tutto pacificato, e proprio per questo fertile.

Bob Salmieri

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