«Kosmos & Chaos» di Pierluigi Balducci e Badrya Razem: paesaggi vocali e geografie armoniche (Encore Music, 2026)

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// di Francesco Cataldo Verrina //

Ciascun passaggio conforma un arco coerente, fondato su una negoziazione costante fra ordine e instabilità, fra intenzione formale e apertura espressiva, restituendo un progetto nel quale la dialettica fra Kosmos e Chaos agisce come principio strutturante e non come semplice dichiarazione poetica.

«Kosmos & Chaos» prende forma come snodo significativo nel percorso artistico del bassista e compositore Pierluigi Balducci e, al tempo stesso, come primo approdo discografico della cantante Badrya Razem, delineando sin dall’impostazione un progetto che rifiuta qualsiasi lettura univoca. L’album si fonda su un corpus di composizioni originali concepite per due distinti quintetti, entrambi di notevole rilievo strumentale, chiamati a incarnare poli concettuali differenti ma reciprocamente interdipendenti. Accanto ai due ideatori, la presenza di musicisti quali Gabriele Mirabassi al clarinetto, Fabrizio Savino alla chitarra elettrica, Roberto Taufic alla chitarra classica, Vitantonio Gasparro al vibrafono e, a seconda delle formazioni, Dario Congedo o Israel Varela alla batteria contribuisce a definire una trama sonora ricca di sfumature e di livelli di lettura.

Il disco si dipana come una successione di undici episodi che possono essere letti come altrettante aperture verso un altrove costruito sull’alternanza fra suono e silenzio, fra materia e rarefazione. Le pagine compositive, affidate a due organici differenti, mettono in scena una dialettica costante fra principi opposti, Kosmos e Chaos, intesi non come categorie rigide ma quali forze complementari che regolano tanto l’ordine dell’universo quanto il gesto musicale condiviso. In questa prospettiva, la scrittura non procede per contrapposizioni schematiche, bensì per continui slittamenti e zone di contatto, nei quali l’elemento organizzato e quello imprevedibile trovano un equilibrio sempre mobile. Accanto ai materiali originali, trovano spazio una composizione di Jan Garbarek e una pagina di Keith Jarrett, quest’ultima collocata in chiusura e affidata a un dialogo in duo fra basso elettrico e voce. Tale scelta introduce una dimensione di ascolto più raccolta, nella quale la relazione fra linea vocale e sostegno armonico si concentra sull’essenzialità del gesto. I testi, firmati dalla stessa Razem insieme alla poetessa Rossella Piccarreta, contribuiscono a definire un tessuto semantico coerente con l’impianto musicale, evitando qualsiasi deriva illustrativa e mantenendo una tensione costante fra parola e suono. Il sostegno dell’organizzazione statunitense PathosTo Jazz – Music For Love, che ha selezionato il progetto fra numerose proposte europee, conferma la solidità e la rilevanza del disegno complessivo.

L’ensemble «Kosmos & Chaos», guidato da Balducci in collaborazione con la cantante italo-algerina, sviluppa un repertorio nel quale la dimensione visionaria si traduce in una costruzione formale attentamente sorvegliata. Le composizioni presentano temi fluidi e ampi, spesso caratterizzati da un andamento cantabile che trova nella voce uno snodo centrale, sostenuti da un impianto armonico che guarda tanto alla tradizione jazzistica quanto a suggestioni provenienti dal patrimonio europeo e mediterraneo. La componente ritmica, lungi dal limitarsi a un ruolo di sostegno, partecipa attivamente alla definizione del disegno musicale, modulando flussi di energia e articolando spazi di attesa e rilascio. Nel progetto emerge con chiarezza l’intenzione di ricondurre la melodia a un ruolo fondante, inserendola in una tessitura jazzistica ampia e stratificata. La prassi improvvisativa viene assunta come metafora di un processo vitale continuo, fondato sul dialogo, sull’ascolto reciproco e su un equilibrio sempre negoziato fra ordine e disordine. I cinque musicisti, chiamati a interpretare prevalentemente partiture originali, danno corpo a un’ortografia in cui la passione per le armonie modali, per il folklore mediterraneo e per una concezione narrativa della forma si traduce in un percorso coerente e articolato. Il dualismo evocato dal titolo non si risolve dunque in un semplice gioco concettuale, ma informa in profondità l’impianto compositivo e l’andamento sintattico del concept, restituendo un lavoro nel quale Kosmos e Chaos agiscono come principi dinamici, continuamente ridefiniti nel fluire dell’azione collegiale. «Breathing» orienta l’ascolto verso una dimensione più organica, nella quale la respirazione naturale della voce trova riscontro in un tessuto ritmico mobile e irregolare. Le articolazioni metriche, mai rigidamente concluse, favoriscono una procedura elastica che consente all’armonia di mutare assetto con gradualità, generando campi di attrazione e rilascio governati con misura, senza ricorrere a evidenze gestuali superflue.

L’ingresso affidato a «My Favorite Wings», magnificata dal clarinetto di Gabriele Mirabassi, mette in moto un paesaggio sonoro nel quale le linee melodiche si distendono come arcate sospese su una griglia armonica attentamente calibrata, rivelando una particolare attenzione alle relazioni modali e alla distribuzione dei registri. La vocalità non gioca un ruolo ornamentale, ma si attesta al centro dell’evoluzione fraseologica, instaurando una continuità organica con l’intreccio strumentale e contribuendo a una percezione unitaria dello scibile sonoro «Breathing» spinge l’ascolto verso una dimensione più organica, nella quale la respirazione naturale della voce trova riscontro in un tessuto ritmico mobile e irregolare. Le articolazioni metriche, mai rigidamente definite, favoriscono un andamento elastico che consente all’impianto accordale di mutare assetto con gradualità, generando campi di frizione e di abbandono governati con misura, senza ricorrere a perifrasi superflue. «Fado» fa affiorare suggestioni riconducibili all’area iberica e mediterranea, rielaborate secondo una logica che rifugge ogni citazione letterale. Gli intervalli sospesi e le cadenze sfumate costruiscono un clima dove la malinconia non viene dichiarata, ma piuttosto accennata attraverso una continua ridefinizione dei poli tonali. La relazione fra voce e accompagnamento procede per avvicinamenti successivi, mantenendo una pressione intrinseca che evita approdi conclusivi. «Antonio e il mare» apre una prospettiva narrativa più ampia, sostenuta da un disegno armonico che privilegia modulazioni laterali e slittamenti prospettici, in cui s’insinuano il clarinetto di Mirabassi e la voce della Razen. Il dialogo fra gli strumenti si articola in virtù di una disposizione spaziale attentamente bilanciata, nella quale i contrasti dinamici assumono una funzione strutturale, contribuendo a una percezione tridimensionale dell’insieme acustico.

«Kosmos & Chaos» occupa una posizione cardinale, traslando il dualismo evocato dal titolo in una scrittura che alterna assetti ordinati e zone di instabilità vigilata. Le relazioni contrappuntistiche, lontane da modelli consueti, attraversano gradi differenti di aderenza tonale, mentre la voce agisce come elemento mobile, capace di rendere percepibili fratture e convergenze sotterranee. «Il suono dell’universo» si posiziona su un piano più rarefatto, mentre la voce di Badrya e clarinetto ricamano piccoli intarsi, in cui i livelli acustici si sovrappongono con particolare attenzione alla profondità prospettica. Le verticalità armoniche e le progressioni non lineari costruiscono un ambiente nel quale l’equilibrio rimane costantemente instabile, riflettendo la dialettica fra ordine e indeterminatezza che attraversa l’intero progetto. Con «Blue Sky» l’attenzione si concentra su un impiego ampio delle estensioni accordali e su insiemi tonali aperti, atti a generare una percezione di spazio dilatato. La cantabilità si manifesta con maggiore chiarezza, pur rimanendo inserita in un contesto formale rigoroso, nel quale ogni elemento concorre a mantenere coesione e immediatezza espressiva. «Ghost» lavora sul tema della presenza sonora e della sua progressivo diradamento. Le valutazioni timbriche e il controllo delle dinamiche indirizzano l’ascolto verso le soglie, gli interstizi, le zone di confine fra emissione e silenzio. In questo quadro, il rapporto fra voce e strumenti esprime un carattere allusivo, invitando a una riflessione sulla materia del suono e sulle sue possibilità di permanenza. Con «Light and Dark» la scrittura assume un profilo più ombroso, affidandosi a centri tonali liquidi e a una scelta intervallare che privilegia seconde minori e quarte eccedenti, elementi capaci di insinuare una sensazione di disorientamento controllato. La voce si muove entro una fascia espressiva trattenuta, quasi interiorizzata, mentre il sostegno strumentale lavora per sottili stratificazioni, lasciando emergere una fisionomia sonora segnata da attriti latenti e da una costante tensione non risolta. In chiusura «Prayer» elargisce un’aura di raccoglimento, nella quale la scrittura procede per gesti misurati e per una scansione temporale rallentata. La linea vocale, sorretta da un accompagnamento essenziale, si sposta come una linea di meditazione sonora, facendo leva su ripetizioni lievemente variate e su una verticalità armonica sobria, capace di richiamare un senso di concentrazione quasi liturgico senza mai scivolare nella retorica. Nel loro insieme, ciascun passaggio conforma un arco coerente, fondato su una negoziazione costante fra ordine e instabilità, fra intenzione formale e apertura espressiva, restituendo un progetto nel quale la dialettica fra Kosmos e Chaos agisce come principio strutturante e non come semplice dichiarazione poetica.

Pierluigi Balducci Ensemble

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