«Résumé» di Claudio Fasoli: sintesi di una poetica e dialettica fra introspezione e coralità
Un momento di sintesi fondamentale nella parabola artistica di Fasoli: una testimonianza di come il jazz possa evolvere verso forme di musica d’arte contemporanea pur mantenendo intatta la propria radice di linguaggio vivo e pulsante.
// di Francesco Cataldo Verrina //
«Résumé», pubblicato nel 2000, si caratterizza come un’indagine analitica sulla maturità espressiva di Claudio Fasoli, lavoro che trascende la mera antologia per assurgere a compendio estetico della sua poetica, sulla scorta di un organismo sonoro tripartito, dove la mutazione degli organici strumentali non è una mera variazione di volume, ma una deliberata strategia narrativa volta a sondare diverse prassi procedurali. Il sassofonista veneziano delinea un perimetro sonoro dove il rigore compositivo e l’estemporaneità dell’improvvisazione convergono in un equilibrio estetico di rara compostezza.
L’impalcatura dell’album riflette una ricerca timbrica minuziosa. L’approccio al sassofono tenore e soprano rifugge l’ostentazione virtuosistica a favore di una narrazione ellittica, quasi geometrica, in cui il silenzio funge da elemento costitutivo complementare al suono. L’impronta acustica di Fasoli si distanzia dalle strutture convenzionali del post-bop, optando per evoluzioni melodiche non lineari che evocano atmosfere di astrattismo lirico. La compagine strumentale agisce con una coesione quasi cameristica. Il pianismo di Paolo Birro e il contrappunto della sezione ritmica non svolgono una funzione di mero accompagnamento, ma intessono una fitta rete di interazioni dialogiche. In episodi come «Venezia» o la stessa «Résumé», si avverte una tensione intellettuale che nobilita il materiale tematico, trasmutando l’ascolto in un’esperienza di decodifica semantica. L’architettura sonora di «Résumé» si dipana attraverso un’organizzazione armonica che trascende i rigidi paradigmi della tonalità funzionale, approdando a un sistema di modalità policroma in cui la verticalità dell’accordo cede il passo a una raffinata atonalità controllata.
La procedura di Claudio Fasoli rifugge sistematicamente le risoluzioni convenzionali, prediligendo una tessitura costruita su accordi per quarte e quinte che conferisce alle composizioni una sonorità aperta, quasi eterea, svincolata da centri tonali predefiniti. In questo spazio di sospensione, l’ampio ricorso a estensioni alterate e interscambi modali permette di generare un attrito costante, dove il fluire melodico viene sorretto da fitte campiture cromatiche, in grado di mutare densità attraverso sottili slittamenti semitonali. Il corpo risonante trova un contrappunto strutturale nell’uso sapiente di pedali e strutture ostinate: su questi fondamenti statici si innestano progressioni di slash chords che alimentano un senso di straniamento spaziale, riconducibile alle avanguardie colte del Novecento europeo. Tuttavia, l’essenza del concept non risiede nella mera successione di blocchi sonori, ma in una linearità contrappuntistica in cui le traiettorie dei solisti si annodano in virtù una logica orizzontale. Le dissonanze prodotte dal dialogo tra gli strumenti non appaiono mai arbitrarie, poiché vengono giustificate da una coerenza tematica interna che traduce l’improvvisazione in una rigorosa estensione della composizione stessa. Il risultato è un ecosistema sonoro dove ogni tensione armonica funge da elemento narrativo, elevando il materiale musicale a un piano di pura astrazione lirica.
L’ascolto di «Résumé» si srotola come un itinerario analitico attraverso quindici stazioni sonore, in cui l’avvicendamento degli organici definisce una narrazione coerente e priva di soluzioni di continuità. L’incipit è affidato alla tensione dinamica di «Afternoons», brano in cui il quartetto «Experience» – sostenuto dal contrabbasso di Paolino Dalla Porta, dalla tromba di Michael Gassmann e dalla batteria di Gianni Bertoncini – stabilisce un perimetro di jazz contemporaneo dal respiro europeo. Questa spinta propulsiva ripiega immediatamente nell’intimità cameristica con «Wiechmann», primo dei dialoghi in duo con Paolo Birro, dove la rarefazione armonica prepara il terreno alla maestosità del Nonet in «Self Portrait». Sotto la direzione di Riccardo Brazzale, l’organico esteso introduce colori bruniti grazie ai registri gravi di Moreno Castagna, Giovanni Distefano e Rudy Migliardi, creando un chiaroscuro timbrico che viene subito decostruito dal ritorno al duo in «20121». La narrazione prosegue in un gioco di specchitra la complessità corale di «Invisible Sound», affidata nuovamente al Nonet, e la liricità di «Venezia», episodio in cui il connubio tra Fasoli e Birro raggiunge una sintesi melodica di estrema purezza. La sezione centrale dell’album recupera vigore attraverso il quartetto «Experience» in «Belly», dove l’interazione ritmica si fa più serrata, per poi tornare all’essenzialità aforistica in «Icon» (Duo). La dialettica s’inasprisce con l’atonalità controllata di «Difference Of Emphasis» (Experience), che funge da preludio alle ampie campiture orchestrali di «Flight» e della monumentale «Questions»; in questi passaggi del Nonet, l’apporto di Alberto Tacchini al pianoforte e Roberto Bonati al contrabbasso sostiene una scrittura per quarte di grande profondità, nobilitata dal contrappunto dei legni di Mauro Negri. Il segmento finale dell’opera alterna l’economia di note di «Triangle» (Duo) alla brevità materica di «Surfaces» (Experience), preparando l’ascoltatore al culmine estetico rappresentato dalla title-track «Résumé», dove l’organico orchestrale del Nonet sintetizza i pilastri della poetica di Fasoli: rigore formale e libertà modale. Il congedo è infine affidato alla vitalità di «Trumpet Tramp», in cui il quartetto «Experience» suggella l’intera scaletta trasformando la varietà delle line-up in una sintesi espressiva definitiva. In questo fluire ininterrotto, la voce strumentale del leader emerge non per contrasto, ma come naturale prosecuzione di una trama collettiva che eleva ogni singolo episodio a un piano di pura astrazione artistica. In definitiva, questa pubblicazione rappresenta un momento di sintesi fondamentale nella parabola artistica di Fasoli: una testimonianza di come il jazz possa evolvere verso forme di musica d’arte contemporanea pur mantenendo intatta la propria radice di linguaggio vivo e pulsante.

