Canzoni e jazz di Natale: la storia di 13 famose Christmas Songs 1932-2004
Fra gli anni Quaranta-Sessanta, quando celebri orchestre e cantanti pop, folk e jazz registrano appunto i Christmas Album, dischi vinili LP a 33 giri comprendenti solo pezzi natalizi, religiosi, invernali. Si tratta di un fenomeno che verrà appunto ripreso alla fine del secolo scorso secolo con nuovi artisti, che però eseguono spesso le songs del repertorio qui selezionato.
// di Guido Michelone //
Il jazz fin da subito, sia pur assai sporadicamente si propria del repertorio di canti natalizi soprattutto natalizi, benché sia solo quando viene introdotto, grosso modo negli anni Quaranta, una nuova moderna Christmas Song che le grandi orchestre swing e i cantanti più melodici interpretano un canzoniere che va sempre più consolidandosi nell’immaginario pop – esclusivamente durante il periodo festivo – ma che al contempo si presta a interessanti rilettura anche nel momento in cui, verso la fine dei Fifties intervengono pure i grandi solisti del jazz contemporaneo on versioni strumentali. La produzione dei cosiddetti Christmas Album è addirittura sorprendente tra gli anni Cinquanta e Sessanta, mentre con il Sessantotto questa tradizione va in soffitta per almeno un quarto di secolo, fino a quando una nuova generazione di coroner ne riprende gli stilemi e ne aggiorna talvolta le forme e i contenuti.
Il presente articolo vuole quindi proporre una selezione di 13 famose Christmas Songs scritte fra il 1932 e il 2004, che entrano ben presto nel songbook dei jazzisti durante le festività o in dischi specifici. E c’è un filo rosso che accomuna questi 13 pezzi, canzoni e suites, ed è la ricerca sulla moderna Christmas song statunitense che si sviluppa già negli anni Trenta del secolo scorso, guardando alle tradizioni locali (in particolare il musical, il country e lo swing) e che vive il periodo di massimo splendore fra gli anni Quaranta-Sessanta, quando celebri orchestre e cantanti pop, folk e jazz registrano appunto i Christmas Album, dischi vinili LP a 33 giri comprendenti solo pezzi natalizi, religiosi, invernali. Si tratta di un fenomeno che verrà appunto ripreso alla fine del secolo scorso secolo con nuovi artisti, che però eseguono spesso le songs del repertorio qui selezionato.
– 1932
Santa Claus Is Comin’ to Town – Babbo Natale sta arrivando in città
«È meglio che tu sia attento – è meglio che tu non pianga – meglio che tu non tenga il broncio – te lo sto dicendo perché Babbo Natale sta arrivando in città – lui ti vede mentre dormi – sa quando sei sveglio – sa se sei stato buono o cattivo – quindi sii buono per carità!»
Brano di James ‘Haver’ Gillespie, eseguito per la prima volta dalla Harry Reser Band; altre importanti versioni di Eddie Cantor (e Perry Como nel 1946).
Incisa dapprima per banjo e orchestra, è però la versione vocale a dar lustro alla canzone, che dopo l’esordio alla radio, entro 24 ore, ottiene la richiesta di mezzo milione di spartiti e 30.000 dischi. Vanta oltre 200 cover di artisti molto vari, tra i quali anche i contemporanei Kylie Milongue, Bruce Springsteen, Luis Miguel, Justin Biber, i Jackson 5 e Lady Gaga.
Migliori versioni jazz: Bill Evans, Ella Fitzgerald, Jimmy Smith.
– 1942
White Christmas – Bianco Natale
«Sogno un bianco Natale – proprio come quelli che conoscevo – dove le cime degli alberi brillano – e i bambini ascoltano – per sentire i campanelli delle slitte nella neve».
Brano di Irving Berlin, eseguito per la prima volta da Bing Crosby & John Scott Trotter Orchestra; altra importante versione di Bing Crosby sempre con John Scott Trotter Orchestra del 1947
Di questa languida melodia, che è il disco singolo più venduto al mondo (un primato ancora imbattuto dopo 83 anni), l’autore, un grandissimo songwriter, dice alla sua segretaria: «Prendi la penna, prendi appunti su questa canzone. Ho appena scritto la migliore canzone che chiunque abbia mai scritto».
Migliori versioni jazz: Charlie Parker, Bette Midler, Elvis Presley, Bobby Solo.
– 1943
Have Yourself a Merry Little Christmas – Vi auguro un felice Natale
«Trascorri anche tu un Natale felice – lascia che il tuo cuore sia leggero – l’anno prossimo i nostri problemi – spariranno dalla nostra vista».
Brano di Hugh Martin e Ralph Blave, eseguito per la prima volta da Judy Garland; seconda importante versione di Frank Sinatra.
Il brano fa parte del film musicale Incontriamoci a St. Louis del grande regista Vincente Minnelli e rappresenta la scena in cui, alla vigilia di Natale, la ragazza Esther canta alla sorellina Tootie per rallegrarla, essendo triste per dover cambiare casa e città.
Migliori versioni jazz: Ella Fitzgerald, Michael Bublé.
– 1945
Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow! – Che nevichi! Che nevichi! Che nevichi!
«Oh, il tempo fuori è spaventoso – ma il fuoco è così piacevole – visto che non abbiamo un posto alternativo – lascia che nevichi, lascia che nevichi, lascia che nevichi».
Brano di Jule Styne e Sammy Cahn, eseguito per la prima volta da Vaughn Monroe; seconda importante versione di Dean Martin nel 1959.
Anche la genesi di questo brano non è per nulla invernale. A luglio nel loro ufficio a Hollywood musicista e paroliere stanno patendo un caldo soffocante anche per la debolezza del ventilatore. Sammy allora propone di andare in spiaggia, ma Jule controbatte: «Perché non restiamo qui e non scriviamo una canzone invernale?» Ne nasce un successo clamoroso!
Migliori versioni jazz: Frank Sinatra, Dean Martin, Woody Herman, Bob Crosby.
– 1948
Sleigh Ride – Giro in slitta
«Senti questi campanelli della slitta che tintinnano – vieni, che bel tempo – per un giro in slitta con te – fuori la neve sta cadendo e gli amici chiamano ooh ooh».
Brano di Leroy Anderson, eseguito per la prima volta da Arthur Fiedler & Boston Pops; seconda importante versione delle Andrew Sisters.
La canzone non è scritta nel periodo invernale, bensì è come una reazione all’ondata di caldo che si verifica a Woodbury in Connecticut dove è in vacanza l’autore, il quale impiega quasi due anni a finire il brano che poi diventa tra quelli maggiormente eseguiti in America durante le festività.
Migliori versioni jazz: The Jazz at Lincoln Center Orchestra, Ray Conniff, Harry Connick Jr.
– 1948
Rudolph, the Red-Nosed Reindeer – Rodolfo, la renna dal naso rosso
«Rudolph la renna dal naso rosso – aveva un naso molto lucido – e se mai lo vedessi – diresti addirittura che brilla».
Brano di Johnny Marks, eseguito per la prima volta da Gene Autry; altra importante versione di Bing Crosby.
La canzone viene proposta al maggior cantante country dell’epoca, Gene Autry, che all’inizio la rifiuta; è la moglie a convincerlo a inciderla, ma egli la pone sul lato B del disco a 78 giri, mai immaginandosi che nel giro di due mesi scala le classifiche del pop: milioni di copie vendute.
Migliori versioni jazz: Spike Jones, Chuck Berry, The Temptations.
– 1950
A Christmas Festival – Un festival natalizio
Si ascoltano nell’ordine Joy To The World, Deck the Halls, God Rest Ye Merry Gentlemen, Good King Wenceslas, Hark! The Herald Angels Sing, The First Noel, Silent Night, Jingle Bells, O Come, All Ye Faithful.
Brano di Leroy Anderson, eseguito per la prima volta da Arthur Fiedler & Boston Pops.
È il medley natalizio che stabilisce lo standard per tutti gli altri, almeno per quanto riguarda le orchestre classiche e ritmosinfoniche. Anderson condensa la gioia, la celebrazione e la solennità del Natale elaborando via via fra i dieci migliori pezzi festivi.
Migliori versioni jazz di singoli brani: Count Basie, Wynton Marsalis, Fabrizio Bosso.
– 1951
It’s Beginning to Look a Lot Like Christmas – Sta iniziando a somigliare molto al Natale
«Comincia a sembrare davvero a Natale – ovunque tu vada – dai un’occhiata al supermercato – è di nuovo scintillante – con i bastoncini di zucchero e i vicoli argentati che brillano».
Brano di Meredith Wilson, eseguito per la prima volta da Perry Como, a cui fanno seguito altre importanti versioni come quelle di Bing Crosby e di Johnny Mathis.
Una credenza vuole che l’autore scriva la canzone durante una vacanza al Grand Hotel di Yarmouth in Canada. Ma l’albero a cui accenna il testo esiste anche nella natia Mason City in Iowa: entrambi da allora diventano comunque ‘luoghi di culto’.
Migliori versioni jazz: Michael Bublé, Perry Como.
– 1963
It’s the Most Wonderful Time of the Year – È il periodo più bello dell’anno
«È il periodo più bello dell’anno – con i bambini che suonano i campanellini – e tutti che vi invitano a essere di buon umore – è il periodo più bello dell’anno».
Brano di Edward Pola e George Wile, eseguito per la prima volta da Andy Williams.
Il pezzo inserito nel primo album natalizio del celebre interprete pop curiosamente non viene scelto come disco singolo, preferendo, i discografici, il ben più noto White Christmas; diventa però un successone degli anni Dieci e Venti del nostro secolo, forse grazie alle storielle di fantasmi, del resto tipiche a Natale già nell’Ottocento.
Migliori versioni jazz: Tony Bennett, Harry Connick Jr.
– 1964
A Holly Jolly Christmas – Un Natale allegro e festoso
«Trascorri un felice e allegro Natale – è il periodo più bello dell’anno – ora non so se ci sarà la neve – ma fatti una tazza di allegria – e quando cammini per strada – saluta gli amici che conosci – e tutti quelli che incontri».
Brano di Johnny Marks, eseguito per la prima volta da The Quinto Sisters; altre importanti versioni di Burl Yves e Dolly Parton.
All’inizio la canzone stenta a decollare ed è solo con la prima versione di Yves che comincia il successo, benché sia quella più lenta del 1965 a entrare nelle playlist delle radio di tutto il mondo.
Migliori versioni jazz: New York Jazz Trio, Jo Paciello.
– 1966
Suite da Come il Grinch rubò il Natale – Dr. Seuss’ How the Grinch Stole Christmas!
Il Grinch è un essere vergognolo, scontroso, asociale che odia il Natale. Abbarbicato in una grotta del Monte Crumpit decide di rovinare la feste al vicino paese di Chistaqua.
Brano di Albert Hague (canzone) e Eugene Poddany (musica aggiunta); eseguito per la prima volta dalla MGM Orchestra e dal MGM Studio Chorus.
La storia basata su un libro per l’infanzia diventa un medio metraggio a disegni animati per la televisione grazie all’amabile regia di Chuck Jones in passato alle prese con famosi cartoon quali Bugs Bunny, Daffy Duck, Willie Coyote, Beep Beep. Lo score è eccellente.
Migliore versione jazz: Coastal Sound Audience Singalong.
– 1990
Somewhere in My Memory – Da qualche parte nella mia memoria
«Candele alla finestra – ombre che dipingono il soffitto – osservando il bagliore del fuoco – provare quella sensazione di pan di zenzero – momenti preziosi, persone speciali – facce felici, posso vedere – da qualche parte nella mia memoria – gioie natalizie intorno a me».
Brano di John Williams e Leslie Bricusse, eseguito per la prima volta dalla Hollywood Studio Symphony.
Il pezzo – composto dalla maggior firma odierna di musica da film – fa parte della colonna sonora del lungometraggio comico Home Alone (Mamma ho perso l’aereo) e fa guadagnare all’autore e alla paroliera ben due nomination, una ai Grammy e l’altra agli Oscar ovviamente nel settore ‘Migliore Canzone’.
Migliore versione jazz: Gordon Goodwin’s Big Phat Band
– 2004
Suite da Polar Express – L’espresso polare
«Il protagonista (la cui identità resta anonima) è un uomo di Gran Rapids nel Michigan che mostra in flashback la straordinaria avventura vissuta da ragazzino durante la notte della Vigilia di Natale, quando va a dormire convinto che non sia Babbo Natale a portare i doni».
Brano di Alan Silvestri, eseguito per la prima volta da Alan Silvestri con arrangiamenti di William Ross e Conrad Pope; altra importante versione della Brussels Philarmonic.
Si tratta dalla colonna sonora del film d’animazione The Polar Express diretto da Robert Zemeckis nel 2004, il primo a essere realizzato con la tecnica dei personaggi digitali, ottenuti captando i movimenti di attori in carne e ossa. [Distribuito anche in versioni 35 millimetri e in 3D (tridimensionale)].
Migliore versione jazz: Luxembourg Military Band.

