Fabio Accardi & The Fresh Cats con «Youth», tra radici ed innovazione, tradizione e sperimentazione (Abeat Records, 2025)

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«Youth» si presenta come testimonianza di una generazione musicale abile nel connettere radici ed innovazione, tradizione e sperimentazione, in un equilibrio che restituisce al pubblico un’esperienza estetica di rara compiutezza.

// di Francesco Cataldo Verrina //

La denominazione «Youth» si rivela immediatamente programmatica: allude non soltanto ad una condizione esistenziale, bensì ad una tensione estetica che attraversa l’intero progetto guidato da Fabio Accardi. La compagine dei «Fresh Cats» si delinea come officina sonora in cui la freschezza generazionale s’intesse con una perizia tecnica già consolidata, generando una trama musicale che unisce prontezza comunicativa e finezza formale.

La presenza di interpreti provenienti dal contesto pugliese, ciascuno dotato di un profilo artistico autorevole, conferisce al lavoro un carattere identitario radicato nella tradizione locale e aperto a suggestioni cosmopolite. La registrazione, curata con scrupolosa attenzione, restituisce un ventaglio di colori sonori limpidi e stratificati, in cui la percussività di Accardi s’innesta con naturalezza nel dialogo con il pianoforte di Nicolò Petrafesa, la chitarra di Marco Cutillo e il contrabbasso di Nunzio Laviero. L’apporto di Vitantonio Gasparro al vibrafono, presente in quasi tutte le pagine musicali, introduce una dimensione luminosa e trasparente, mentre il sassofono di Vincenzo Di Gioia imprime un respiro lirico e narrativo. La voce di Walter Celi, collocata nel sesto episodio, aggiunge un ulteriore registro espressivo, aprendo la partitura a una dimensione cantabile che amplifica la varietà del progetto. La sequenza dei titoli rivela un percorso che alterna introspezione e slancio comunicativo. Il progetto s’inserisce nella cornice della collana Premio Sofia, sostenuta dalla Famiglia Bratta, e ne arricchisce il catalogo con un’opera che unisce rigore compositivo e sensibilità interpretativa.

L’opener, «Missed Departure» (Fabio Accardi), si affida a un andamento in bilico, quasi contemplativo, in cui la batteria di Accardi non si limita a scandire il tempo, ma diviene voce narrante. La scrittura si sviluppa in un gioco di tensioni e rilasci, con il pianoforte che disegna procedure accordali di ampio respiro, mentre il vibrafono che introduce una luminosità cristallina. L’impressione rimanda ad un viaggio interrotto, tradotto in materia sonora mediante un equilibrio tra malinconia e slancio. «Le chemin de l’espoir» (Fabio Accardi) reca con sé un titolo francese che evoca un itinerario immaginifico, mentre la musica ne restituisce la dimensione di cammino interiore. La trama melodica si dispiega con eleganza, sostenuta da un contrabbasso che funge da radice e da un pianoforte che tratteggia arabeschi lirici. L’insieme procede con passo meditativo, suscitando la tensione verso una meta volutamente indefinita. In «Listen To Us» (Vincenzo Di Gioia), introdotta dal vibrafono, la voce del sassofono diventa protagonista assoluta, trasformandosi in un appello collettivo. La composizione si distingue per la capacità di fondere eloquenza solistica e coralità strumentale, con la batteria che incalza e sostiene, mentre il vibrafono amplifica la dimensione dialogica. L’andamento si dilata progressivamente, fino a raggiungere un climax che appare come dichiarazione di intenti dell’intero ensemble.

«New Experience» (Aldo Di Caterino) introduce una cesura rispetto ai precedenti, con un linguaggio più diretto e incisivo. Il flauto emerge con un profilo acustico netto, quasi a voler sottolineare la novità evocata dal titolo. La scrittura si dirama tramite contrasti dinamici, aprendosi ad una dimensione di sperimentazione che ne implementa le possibilità. In «Spicy Breakfast Roll» (Vitantonio Gasparro), il vibrafonista, autore e protagonista, imprime un carattere ludico e speziato. La composizione gioca con ritmi vivaci e colori brillanti, evocando un gusto ironico e leggero. La batteria accompagna con energia controllata, mentre il pianoforte e la chitarra contribuiscono a creare un ordito sonoro vivace e quasi festoso. «Take Your Time (Make It better)» (Fabio Accardi, Walter Celi), dall’andamento funkified, grazie alla presenza della voce, introduce un registro differente, aprendo la partitura ad una dimensione cantabile. L’ugola di Celi si amalgama alla scrittura strumentale, dando vita ad un episodio che alterna introspezione e slancio comunicativo. La batteria di Accardi sostiene con discrezione, lasciando spazio alla parola e alla melodia, in un equilibrio che arricchisce la varietà espressiva complessiva del disco. «A/R» (Fabio Accardi), con oltre dieci minuti di durata, rappresenta il fulcro dell’opera. La struttura si dispiega come un ampio arco narrativo, in cui ogni strumento trova spazio per articolare un discorso personale. La batteria guida il percorso con autorevolezza, mentre il sassofono e il vibrafono si alternano in un dialogo serrato. L’impressione rimanda a una suite jazzistica, capace di connettere improvvisazione e coesione collettiva. «Chissà, forse un giorno… (per Sofia)» (Fabio Accardi), ossia il congedo, si affida ad un tono intimo e dedicato. La scrittura si fa essenziale, quasi sussurrata, con la chitarra che disegna linee delicate e la batteria che accompagna con tocco leggero. L’insieme si delinea come epilogo meditativo, suggellando il percorso con una nota di memoria e affetto. A conti fatti, «Youth» si presenta come testimonianza di una generazione musicale abile nel connettere radici ed innovazione, tradizione e sperimentazione, in un equilibrio che restituisce al pubblico un’esperienza estetica di rara compiutezza.

Fabio Accardi

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