«Awakenings» di Jordan Corda: il linguaggio jazzistico fra dimensione geografica e indagine interiore (A.MA Records, 2026)

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«Awakenings» si presenta come un progetto in la scrittura jazzistica, la memoria culturale sarda e l’esperienza della mobilità geografica concorrono a delineare un itinerario di consapevolezza.

// di Francesco Cataldo Verrina //

Il vibrafono di Jordan Corda diviene il punto di convergenza di una vicenda esistenziale in cui memoria, migrazione e consapevolezza individuale trovano una corrispondenza nella materia sonora. Con «Awakenings», il vibrafonista sardo firma il proprio primo concept album, distillando dodici episodi in continuità, legati da un flusso musicale ininterrotto che accompagna l’ascoltatore lungo un itinerario di formazione, dall’infanzia trascorsa in Sardegna fino alla partenza verso il Continente e alla realizzazione dell’opera discografica. Il titolo allude a una successione di risvegli psicologici, momenti nei quali l’individuo acquisisce coscienza del proprio passato e della necessità di proseguire la ricerca di sé. Corda non affida tale percorso a una narrazione meramente descrittiva, ma lo traduce in un linguaggio jazzistico contemporaneo nel quale l’esperienza autobiografica trova una corrispondenza nelle dinamiche del suono.

L’impianto compositivo trae alimento dalla relazione fra dimensione geografica e indagine interiore. La Sardegna non compare soltanto come luogo d’origine, quasi un fondale biografico, poiché le sue radici culturali penetrano nella sostanza stessa del disco, entrando in rapporto con l’esperienza urbana e con la contemporaneità vissuta dal musicista. I campionamenti di suoni distopici e cittadini, riferiti alla vita attuale di Corda, ampliano la tavolozza acustica e collocano il jazz dell’ensemble in una zona di confronto fra l’esperienza individuale e l’ambiente circostante. A tale materia si affianca la presenza del Canto a Tenore Santu Larettu di Silanus, la cui partecipazione conferisce alla narrazione un legame diretto con la tradizione vocale sarda. Il confronto fra l’elaborazione elettronica dei suoni ambientali e la memoria ancestrale del canto polivocale produce un campo d’ascolto nel quale il passato non rimane confinato nella rievocazione, ma entra in rapporto con il presente, generando una dialettica fra appartenenza e spostamento. La compagine strumentale riunisce personalità di solida esperienza nel jazz contemporaneo. Luca Mannutza al pianoforte, Paolo Recchia al sax alto, Daniele Sorrentino al contrabbasso e Sasha Mashin alla batteria affiancano il vibrafonista in un progetto che richiede una sensibilità precisa per la continuità narrativa e per la gestione delle transizioni. La presenza di Mashin anche in veste produttiva aggiunge un ulteriore livello di partecipazione alla definizione del risultato discografico. Il vibrafono, per la sua natura percussiva e per la persistenza della risonanza metallica, può assumere una funzione melodica, armonica e coloristica, soprattutto quando il suo fraseggio entra in relazione con il pianoforte e con il sax alto.

I titoli delle dodici composizioni determinano una successione di nuclei tematici nei quali la coscienza individuale si misura con il ricordo, l’oblio, la relazione e il mutamento. «You, Me and the Mirror» richiama l’immagine dello specchio quale luogo di confronto fra identità e percezione di sé, mentre «It Will Forget Us» e «Forget» introducono il tema della memoria nella sua duplice possibilità di conservazione e cancellazione. «The Continent» assume un valore esplicitamente biografico, poiché richiama la partenza dalla Sardegna e il passaggio verso un diverso orizzonte esistenziale. «Lunar Connections» e «We» ampliano il campo semantico verso una dimensione relazionale e cosmica, mentre «The Old Story» e «All Began With Rope» evocano suggestivi nuclei narrativi, così come «Allumiere 38». La sequenza comprende inoltre «Re-Fall» e «Ourselves», fino alla composizione conclusiva «Awakenings», nella quale il percorso trova il proprio punto di approdo senza esaurirsi. Proprio la title-track stabilisce un rilievo decisivo nella concezione narrativa dell’album. La coda ipnotica e progressiva si dissolve gradualmente, lasciando emergere i suoni organici dei passi nella campagna sarda e il ritorno a casa. Il procedimento conferisce alla conclusione un carattere circolare, nel quale il viaggio non coincide con una definitiva acquisizione di certezze, ma con la disponibilità a un ulteriore risveglio. La dimensione sonora dell’ambiente rurale, posta in coda al percorso musicale, riporta l’ascolto a una realtà concreta, fisica, quasi tattile, dopo il confronto con i rumori della contemporaneità urbana. La campagna sarda diviene così il luogo del ritorno, senza che il ritorno stesso cancelli l’esperienza della partenza.

La dichiarazione di Jordan Corda chiarisce la matrice autobiografica del progetto, quando il musicista afferma di aver raccolto nell’album «i momenti chiave della mia vita», riconoscendo nella comprensione del passato e nella consapevolezza di quanto resti ancora da imparare il nucleo della propria indagine. L’idea della vita come «ininterrotto processo di risveglio» conferisce all’intero lavoro una prospettiva dinamica, in cui la conoscenza di sé non si risolve in un traguardo definitivo. «Awakenings» si presenta come un progetto in la scrittura jazzistica, la memoria culturale sarda e l’esperienza della mobilità geografica concorrono a delineare un itinerario di consapevolezza. Il vibrafono, posto al centro dell’ensemble, guida una narrazione che dal ricordo dell’infanzia giunge al ritorno nella terra d’origine, lasciando aperta la possibilità di un nuovo risveglio, di un ulteriore capitolo ancora da vivere e da tradurre in musica.

Jordan Corda

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