Resoconto del Concerto: Michael Rosen Quartet / The Spiritual Voice / John Coltrane Tribute. 4 Settembre 2026

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MICHEL ROSEN QUARTET

In tutti i brani sia apprezza lo straordinario interplay tra i musicisti sul palco, con un valore aggiunto comune, senza distinzione alcuna tra «senatori» e «giovani emergenti».

// di Roberto Biasco //

Michael Rosen è un ben noto sassofonista statunitense dalla ormai lunga e consolidata carriera (classe 1963) da molto tempo residente in Italia. Nella serata – tributo a John Coltrane si presenta con una formazione in quartetto, con organo e chitarra elettrica, apparentemente sorprendente, proprio perché poco (o forse mai) riscontrata nella sterminata discografia del leggendario sassofonista. Nel corso dell’esibizione Rosen stesso ci dimostra senza ombra di dubbio come il suo scopo precipuo sia proprio quello di voler «rivisitare creativamente», piuttosto che di «riproporre filologicamente», le composizioni di Coltrane. Si parte alla grande con una fiammeggiante interpretazione di «India , e subito si comprende quanto sia pertinente ed efficace questo tipo di line-up, grazie anche e soprattutto alla qualità dei componenti del gruppo: l’organo Hammond del giovane Lewis Saccucci, dà corpo e profondità a tutti i brani, accentuando il sapore soul di certi passaggi che rimandano al magistero dei classici maestri come Jimmy Smith e Larry Young. Il Maestro Enrico Bracco alla chitarra sfodera uno stile elegante, asimmetrico e mai sopra le righe, che si integra perfettamente negli equilibri del gruppo.

L’ancor giovane Valerio Vantaggio è ormai una garanzia assoluta alla batteria, essendo ormai uno dei batteristi, se non il batterista più richiesto sulla piazza per le sue innegabili doti di ascolto, presenza ed autorevolezza, dimostrati ampiamente nei più vari contesti del Jazz italiano ed internazionale. Quanto a Michael Rosen si tratta di un sassofonista dall’approccio diretto, assertivo, fiammeggiante al soprano, declamatorio e al tempo stesso suadente al sax tenore. Pur riconoscendo l’eredità dei giganti (Rollins e Trane naturalmente, ma chi mai può eluderla!) mostra una propria sonorità riconoscibile con una cifra stilistica precipua. Tuttle qualità ampiamente dimostrate nel corso della serata, nella quale i brani vengono spesso «rivisti e corretti» attraverso una sorta di riscrittura (o meglio dire parafrasi) operata da Rosen a partire dalla struttura armonica preesistente. Ecco allora che «Central Park West» viene trasformata in «Park West Reverie», «Impressions» in «Genufrexions» e «Afro Blue» in «Wailing Wall».

D’altro canto lo stesso sassofonista nel corso del concerto ha voluto sottolineare come l’eredità principale di Coltrane sia stata proprio nella sua ricerca continua, con l’esigenza profonda di esplorare sempre nuove modalità, nuove culture e nuovi mondi, in un percorso continuo, incessante, umano prima ancora che artistico, un divenire che non ha mai fine. Oltre ai brani sopra citati merita una menzione speciale il trattamento delle ballads in particolare della sempre splendida «Naima» e la toccante «My One and Only Love» magnificamente interpretate al sax tenore. Il tenore conduce anche «Take The Coltrane» tratta dall’album «Duke Ellington e John Coltrane» (peraltro a firma del Duca) un pezzo swingante staccato su un ritmo decisamente boppistico. In tutti i brani sia apprezza lo straordinario interplay tra i musicisti sul palco, con un valore aggiunto comune, senza distinzione alcuna tra «senatori» e «giovani emergenti». «Afro Blue (Wailing Wall» ) chiude in bellezza il concerto e permette ai singoli solisti di mostrare tutte le proprie ragguardevoli qualità, raccogliendo il giusto e meritatissimo applauso finale. Un concerto davvero godibile, ben organizzato, con un pubblico attento e competente. Complimenti dunque ad Attilio Berni e a tutto lo staff organizzativo del Museo del Saxofono.

Michael Rosen – Sax tenore e soprano;

Lewis Saccocci – Organo Hammond;

Enrico Bracco – Chitarra elettrica;

Valerio Vantaggio – Batteria.

Fiumicino Jazz Festival – 6° Edizione – 2026 – 1926 – Echoes – Museo del Saxofono di Maccarese

Il Fiumicino Jazz Festival – che si tiene ogni anno nella prima settimana di settembre – è giunto alla sesta edizione, intitolata quest’anno «Echoes 1926 – 2026» ricorrendo i cento anni dalla nascita di due giganti del Jazz quali Miles Davis e John Coltrane, ma anche di due grandi protagonisti del Jazz italiano, come il trombettista Nini Rosso ed il chitarrista Franco Cerri. Le quattro giornate del festival vanno dunque ad omaggiare ciascuna i quattro grandi maestri. Dopo l’anteprima del 30 agosto con la presentazione del nuovo album del cantautore Piji Siciliani, si entra nel vivo del programma con i concerti del quartetto di Michael Rosen (4 settembre), del Filippo Delogu Quartet – special guest Maurizio Oriente alla tromba (sabato 5) e del Patrizio Destriere Quartet – special guest Nicola Tariello (domenica 6 settembre). Il luogo assai particolare in cui si svolge il festival è presso la sede dell’ormai famoso Museo del Saxofono di Maccarese, fondato e gestito con eroica passione dal Prof. Attilio Berni, musicista, didatta, divulgatore e promotore culturale, che è riuscito a rendere questa struttura un punto di riferimento artistico e culturale di eccellenza per l’intero territorio.

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