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Più che dichiarare un’appartenenza estetica, Gasparro preferisce misurarsi con differenti possibilità del linguaggio. È proprio questa disponibilità a non stabilire confini troppo rigidi a rendere l’album interessante: la sua identità emerge dalla qualità delle scelte, dalla disciplina dell’esecuzione e dalla capacità di affidare al vibrafono una responsabilità espressiva raramente affrontata con tale radicalità.

// di Francesco Cataldo Verrina //

Con «Miniatures for Solo Vibraphone», Vitantonio Gasparro affronta una delle prove più esigenti che un musicista possa assumere nel momento in cui decide di affidare un’intera pubblicazione discografica a uno strumento solo. Dopo «Introducing Vitantonio Gasparro» del 2023, il musicista pugliese, ancora al di sotto dei trent’anni, rinuncia alla protezione offerta da una formazione pluristrumentale e concentra ogni responsabilità dell’ascolto sulle possibilità espressive del vibrafono. Una scelta che non coincide soltanto con una riduzione dell’organico. Cambiano piuttosto i rapporti fra gesto esecutivo, durata, silenzio, risonanza e percezione, poiché ogni evento sonoro rimane esposto nella sua singolarità e ogni decisione relativa all’attacco, alla dinamica o alla successione delle note assume un peso maggiore.

Le dieci composizioni raccolte nell’album appartengono in larga parte a un repertorio di breve durata, con l’eccezione significativa di «Interferenze II», che supera gli otto minuti. Il termine «miniatures» suggerisce una concezione compositiva fondata sulla possibilità di isolare nuclei espressivi circoscritti e sottoporli a differenti gradi di elaborazione. Gasparro lavora spesso su cellule ridotte, successioni reiterate, piccoli intervalli, frammenti melodici e figure ritmiche che acquistano rilievo mediante ripetizione, variazione e spostamento degli accenti. Anche pochi suoni possono così generare una durata musicale autonoma. Il vibrafono, in tale prospettiva, non svolge una funzione esclusivamente melodica. Le barre metalliche prolungano il gesto dell’esecutore mediante una coda sonora che, modulata dall’uso del pedale, permette sovrapposizioni e permanenze altrimenti difficili da ottenere in un’esecuzione solistica. La risonanza diventa quindi una componente attiva dell’ascolto: una nota continua ad agire dopo l’attacco, interferisce con quelle successive e modifica la percezione degli accordi e delle linee melodiche. Gasparro conosce bene questa peculiarità dello strumento, ma evita di convertirla in un esercizio di virtuosismo. Le ascendenze sono molteplici. Bach emerge nel trattamento contrappuntistico di alcuni nuclei; Steve Reich nella reiterazione e nella gradualità delle trasformazioni; il jazz nell’improvvisazione e in determinati procedimenti ritmici; la musica di ricerca in alcune aperture atonali. A queste componenti si aggiunge una sensibilità armonica che guarda al Novecento storico. Gasparro non cerca una sintesi definitiva fra tali esperienze, ma le sottopone a una selezione personale, lasciandone percepire le differenze.

«Interferenze II» chiarisce immediatamente la natura della scommessa. Gli oltre otto minuti della traccia vengono sostenuti da un solo vibrafono mediante riprese, variazioni, accelerazioni e improvvisi arretramenti dinamici. Le cellule ritornano senza essere mai realmente identiche, mentre il rapporto fra attacco e risonanza modifica continuamente la percezione del materiale. L’improvvisazione, in questo contesto, non coincide con l’arbitrio: l’esecuzione sembra muoversi entro nuclei già individuati, sui quali l’interprete interviene con libertà controllata. «Invention» esplicita invece la memoria bachiana. Un avvio melodicamente accessibile conduce verso il rapporto fra due nuclei che vengono progressivamente elaborati, suggerendo una scrittura contrappuntistica trasferita sul vibrafono. «Shades Of An Instant», aperta da un arpeggio in Fa minore, sviluppa una cantabilità raccolta mediante successioni circolari nelle quali la risonanza contribuisce alla percezione armonica. «Three Places» privilegia la pulsazione, con cellule reiterate e spostamenti accentuali che richiamano il minimalismo, pur conservando una marcata componente gestuale. Con «Leftover» affiora il versante più scopertamente jazzistico dell’album. Gli scatti ritmici e le accentazioni in levare evocano una certa agilità di ascendenza coreana, mentre il vibrafono sostituisce al pianoforte una diversa concezione della durata del suono. La brevissima «In Between» prosegue su una linea affine, sostenuta da una melodia riconoscibile e da un’armonizzazione arpeggiata di particolare raffinatezza. «Weirdly» accentua invece la componente impressionistica, con una sonorità cristallina che, per associazione percettiva, può ricordare alcuni episodi dello «Schiaccianoci» di Čajkovskij. «Foretold?» concentra in appena trentatré secondi un episodio di improvvisazione atonale, nel quale pochi interventi percussivi interrompono rapidamente la continuità sonora. «Nocturne» torna al jazz, ma lo filtra mediante una sensibilità armonica più appartata: qui Gasparro raggiunge uno dei momenti più convincenti della raccolta, soprattutto nel rapporto fra melodia, risonanza e libertà improvvisativa. Chiude «Death Of A Star», con progressioni dissonanti ascendenti che cedono gradualmente a un clima quieto e notturno.

Il valore di «Miniatures for Solo Vibraphone» emerge soprattutto dalla volontà di verificare quante possibilità possa offrire il vibrafono quando venga sottratto alle consuete funzioni di accompagnamento o di colore all’interno di un ensemble. Gasparro lo tratta simultaneamente come fonte melodica, percussiva e armonica, sfruttandone la particolare capacità di prolungare il suono e di sovrapporre eventi. Le dieci miniature diventano così altrettanti episodi di una ricerca ancora aperta, nei quali il giovane autore mette a confronto classici, jazz e musica contemporanea senza rinunciare a una riconoscibile inclinazione lirica. Più che dichiarare un’appartenenza estetica, Gasparro preferisce misurarsi con differenti possibilità del linguaggio. È proprio questa disponibilità a non stabilire confini troppo rigidi a rendere l’album interessante: la sua identità emerge dalla qualità delle scelte, dalla disciplina dell’esecuzione e dalla capacità di affidare al vibrafono una responsabilità espressiva raramente affrontata con tale radicalità.

Vitantonio Gasparro

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