Memento_Ante

L’intero album si sviluppa come un percorso di interiorità condivisa, dove l’improvvisazione non rappresenta un atto di libertà, ma piuttosto un modo di ascoltare il proprio materiale sonoro mentre prende forma.

// di Irma Sanders //

La collaborazione fra l”americana Marilyn Crispell e lo svedese Anders Jormin trova in «Memento» un metodo di intesa che non nasce dall’incontro, ma da una perfetta conoscenza della materia trattata. Le loro traiettorie artistiche hanno spesso sfiorato territori comuni, eppure questo dialogo a due rivela una qualità più profonda, come se il tempo avesse preparato un terreno condiviso in cui gesto pianistico e voce del contrabbasso potessero riconoscersi senza mediazioni. L’Auditorio Stelio Molo RSI di Lugano, con la sua acustica capace di amplificare le sfumature più minute, diventa un laboratorio di ascolto in cui qualunque risonanza trova un proprio spazio di maturazione.

L’apertura affidata alle improvvisazioni apporta un clima di memoria affiorante, quasi un moto di coscienza che si manifesta per frammenti. Crispell modella linee che sembrano emergere da un pensiero in mutazione, mentre Jormin risponde con un arco che assume una fisionomia quasi vocale. La loro interazione non procede per contrasti, ma per una sorta di riconoscimento reciproco, come se ogni nota trovasse la propria ragione d’essere nella risposta dell’altro. Il silenzio non interviene come pausa, ma quale parte integrante della narrazione, una zona di risonanza che permette alle idee di espandersi senza forzature. In questa prima sezione si avverte una consapevolezza armonica che non mira mai all’effetto, preferendo un equilibrio mobile, vicino a certe pratiche cameristiche del Novecento nordico. Quando emergono le composizioni, il discorso si sposta verso una tipologia di narrazione più definita, pur mantenendo la stessa qualità di ascolto reciproco. «Three Shades Of A House» di Jormin, presentato nelle due versioni «Morning» e «Evening», sancisce un esempio eloquente di come un’idea musicale possa mutare identità senza perdere coerenza interna. La prima versione si affida alla luminosità del pianoforte, che disegna un percorso limpido, quasi un’osservazione mattutina di un luogo familiare. La seconda, affidata al solo contrabbasso, assume un carattere più introspettivo, come se la stessa casa venisse contemplata alla fine del giorno, quando le ombre modificano la percezione degli spazi. Non si tratta di un semplice dittico, ma di un’indagine sulla trasformazione del materiale sonoro nel tempo, secondo una procedura che richiama certe tecniche di variazione modale.

«The Beach at Newquay» di Crispell propizia un diverso tipo di immaginazione, non descrittiva ma evocativa. Il pianoforte suggerisce un paesaggio che si costruisce per allusioni, mentre l’arco di Jormin, proiettato verso registri acuti, lascia emergere richiami che sembrano provenire da un orizzonte lontano. La scena non viene rappresentata, ma filtrata attraverso una sensibilità propedeutica al colore acustico e alla mobilità delle risonanze. L’impressione complessiva rimanda a una pittura atmosferica, dove la luce muta continuamente e il dettaglio si dissolve nella percezione complessiva. La title-track, «Memento», spinge l’ascolto verso una dimensione di raccoglimento, non come elegia, bensì come forma di consapevolezza. Crispell compila una pagina che si affida a un modulo rigoroso, con un tracciato armonico che lascia affiorare echi di tradizione classica senza mai citarla direttamente. L’esecuzione procede con una chiarezza che non indulge alla nostalgia, optando per una linearità meditativa che individua nel contrabbasso un interlocutore discreto e necessario. In questo contesto, la dedica di «Dragonfly» a Gary Peacock assume un valore che supera l’omaggio: la musica sembra accogliere la memoria del contrabbassista come parte del proprio respiro, lasciando che la proiezione melodica si dissolva in una quiete che non punta alla conclusione. L’intero album si srotola come un percorso di interiorità condivisa, dove l’improvvisazione non rappresenta un atto di libertà, ma piuttosto un modo di ascoltare il materiale sonoro mentre prende corpo. Crispell e Jormin mostrano una padronanza che non ha bisogno di esibizione, sostenuta da una sensibilità armonica che permette alle idee di maturare con naturalezza. La loro musica non mira a definire un tratto espressivo, ma a lasciarlo emergere nel fluire del discorso, secondo una prassi che si rivela progressivamente. «Memento» si posiziona, così nel solco delle opere che non cercano un posto nella storia, ma un luogo nella coscienza dell’ascoltatore, dove ogni gesto sonoro trova una propria risonanza duratura.

Marilyn Crispell Anders Jormin

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