«Italians Do It Better» del Sandro Savino Quintet. La canzone italiana come forma-suite: ordine compositivo e reinvenzione (Alfa Music, 2026)

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L’ascolto continuo dell’intero lavoro restituisce un percorso coerente, nel quale ogni episodio contribuisce a un disegno unitario, pensato per un pubblico eterogeneo e consapevole, disposto a riconoscere nella tradizione non un repertorio immobile, ma una materia viva da rielaborare con intelligenza e misura.

// di Francesco Cataldo Verrina //

«Italians Do It Better» del Sandro Savino Quintet pubblicato da AlfaMusic, prende forma quale riflessione consapevole sulla linea melodica nazionale, riletta con rigore formale e con lucidità progettuale. Sandro Savino, pianista di origine materana, spinge l’intero impianto in virtù di una visione che non indulge alla citazione ornamentale, ma rielabora il patrimonio della canzone d’autore mediante un disegno armonico attentamente calibrato. Accanto al leader operano Fabrizio Gaudino alla tromba e al flicorno, Gianfranco Menzella al sax tenore, Giampaolo Laurentaci al contrabbasso e Fabio Accardi alla batteria, ciascuno coinvolto in un assetto esecutivo che privilegia equilibrio e reciprocità.

Il titolo, formulato con ironia arguta, suggerisce una dichiarazione programmatica che non cerca primati, piuttosto rivendica una qualità artigianale radicata nella tradizione melodica. Cinque celebri pagine dell’italian songbook vengono trasformate in suite articolate, dove i temi originari dialogano con sezioni di nuova concezione; due composizioni inedite completano l’affresco motivico, ponendo uno sguardo più diretto sulla scrittura del pianista. La rilettura di «La canzone di Marinella» di Fabrizio De André non si limita alla variazione tematica, ma sviluppa un percorso che dall’«Intro» conduce verso un’improvvisazione meditata, in cui la progressione armonica amplia l’orizzonte tonale mediante sostituzioni accordali e modulazioni laterali. L’idea musicale primigenia rimane riconoscibile, eppure la nuova cornice la proietta in una dimensione narrativa più ampia, sorretta da un contrabbasso che distribuisce le fondamentali con ponderazione e da una batteria capace di organizzare il tempo con scansione elastica.

«Azzurro» di Paolo Conte riceve un trattamento che accentua la componente ritmica, facendo leva su un’articolazione sincopata e su un uso misurato delle dinamiche. Il sax tenore espone il tema con fraseggio controllato, mentre il pianoforte dispone voicings aperti che evitino la saturazione armonica. L’improvvisazione successiva non cerca l’effetto virtuosistico; preferisce un’elaborazione tematica coerente con l’ordine interno della suite. «Senza fine» di Gino Paoli viene introdotta da un preludio essenziale che prepara l’ingresso del motivo principale. Savino imposta un clima raccolto, affidando al flicorno una linea cantabile dal colore morbido; la successiva sezione improvvisata amplia l’ambito tonale con modulazioni che mantengano coerenza strutturale, evitando deviazioni arbitrarie. «E la chiamano estate» di Bruno Martino conserva la malinconia originaria, pur venendo inserita in un contesto armonico più mobile. L’intervento pianistico, musicalmente eloquente, distribuisce accordi quartali e sovrapposizioni intervallari che arricchiscono la fisionomia del suono senza appesantirne la trasparenza. Il dialogo tra tromba e sax produce una tessitura nella quale le linee si alternino con naturalezza, secondo una logica quasi cameristica. «L’italiano» di Toto Cutugno riceve una rilettura che attenua l’enfasi retorica, privilegiando un andamento più sobrio. L’introduzione pianistica stabilisce un campo armonico chiaro; la sezione improvvisata successiva sviluppa cellule ritmiche che valorizzano la complicità dell’ensemble, sostenuto da un contrabbasso di solida formazione e da una batteria attenta ai dettagli dinamici. Tra le pagine originali, «Povero me» rivela una scrittura strutturata, con un tema che si dispiega su una progressione armonica non lineare, mentre «Aion» propone un impianto più contemplativo, fondato su un tempo disteso e su una distribuzione dei registri che favorisca l’ampiezza del respiro collettivo. In entrambe affiora la duplice natura di Savino, arrangiatore accorto e pianista sensibile, capace di porre il proprio strumento al servizio della compagine piuttosto che al centro di essa.

Registrato al Sorriso Studio di Bari nel dicembre 2024, «Italians Do It Better» inaugura un progetto dedicato alla melodia nazionale, esplorata con rispetto filologico e con slancio inventivo. L’ascolto continuo dell’intero lavoro restituisce un percorso coerente, nel quale ogni episodio sonoro contribuisce a un disegno unitario, pensato per un pubblico eterogeneo e consapevole, disposto a riconoscere nella tradizione non un repertorio immobile, ma una materia viva da rielaborare con intelligenza e misura.

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