«Haf» di Carwyn Ellis & Rio 18: una cartografia sonora tra Atlantico e Tropici
«Haf» si presenta come una mappa musicale in continuo movimento, capace di connettere tradizioni geograficamente distanti attraverso una scrittura fluida e consapevole.
// di Francesco Cataldo Verrina //
Nel panorama della musica contemporanea si assiste sempre più spesso alla nascita di lavori discografici che travalicano confini geografici e stilistici, dando vita a linguaggi ibridi e in continua trasformazione. In questo contesto, le produzioni più interessanti sono quelle capaci di mettere in dialogo tradizioni provenienti dai quattro punti cardinali della musica: matrici afroamericane, influenze latinoamericane, sensibilità europee e suggestioni globali s’incontrano, si contaminano e si rigenerano. Non si tratta più semplicemente di fusione o citazione, ma di un processo creativo consapevole, in cui le identità sonore vengono rielaborate all’interno di una visione unitaria. È proprio in questa tensione tra radice e movimento, tra memoria e sperimentazione, che molti artisti contemporanei costruiscono progetti capaci di parlare un linguaggio realmente universale.
Con «Haf», terzo lavoro pubblicato in poco più di un anno, Carwyn Ellis insieme ai Rio 18 offre una testimonianza rara per densità creativa e coerenza espressiva. Un ritmo produttivo così serrato risulterebbe già notevole di per sé; acquista ulteriore rilievo se si considera il coinvolgimento parallelo dell’artista in progetti con figure come Edwyn Collins e i North Mississippi Allstars. Il disco prosegue idealmente il percorso avviato con «Fontana Rosa», mantenendo una forte continuità estetica ma apportando inedite sfumature timbriche e geografiche. Una parte significativa delle registrazioni è stata realizzata su nastro analogico presso i Gizzard Studios di Londra, scelta che conferisce al suono una grana calda e tangibile; a ciò si aggiunge un ultimo frammento proveniente dalle sessioni dei leggendari Toerag Studios, oggi non più attivi, che contribuisce a un’aura quasi archivistica dell’insieme. Alla base del progetto si ritrova ancora una volta l’impulso del produttore e polistrumentista brasiliano Kassin, la cui presenza funge da catalizzatore creativo. Da questa collaborazione emerge una rinnovata attenzione verso matrici brasiliane più esplicite rispetto ai lavori precedenti. Brani come «Tonnau Ar Tonnau» si presentano come un omaggio diretto a Cassiano, mentre «Keep On Smiling» richiama le strutture ritmiche del samba e del choro. «Gwenyn y Gwanwyn» s’innesta invece nella tradizione della samba funk psichedelica, evocando l’universo sonoro di Antonio Carlos e Jocafi. Accanto a queste coordinate, il disco amplia il proprio raggio d’azione includendo altri idiomi latino-americani: la sensualità della salsa in «Bella Estrella» e la malinconia andina di «Lágrimas Frías» testimoniano una sensibilità incline ad attraversare diversi paesaggi culturali senza perdere coesione.
Il contributo vocale arricchisce ulteriormente la tessitura dell’album. La presenza di Nina Miranda in «Shades of Red» introduce una dimensione sofisticata, in cui suggestioni cinematografiche – memori dell’estetica di Lalo Schifrin – si fondono con inflessioni samba. Parallelamente, l’ingresso di Miriam Isaac porta una componente R&B che amplia lo spettro espressivo del progetto: i duetti in «Como Te Amo» e «Whistling Sands» si distinguono per equilibrio e intensità, ponendosi tra i momenti più riusciti del disco. Il processo produttivo stesso diventa parte integrante della narrazione: inciso tra Londra e il Galles, il materiale è stato poi finalizzato a Rio de Janeiro in un arco temporale estremamente ristretto, quasi a suggerire una concezione del fare musica come gesto immediato e vitale, sottratto a lunghe mediazioni. La title track, «Haf», introduce una dimensione più intima e personale. Dedicata alla memoria dell’insegnante Haf Morris, figura determinante nella formazione di Ellis, essa conferisce all’intero lavoro una profondità affettiva che trascende la dimensione puramente estetica. Le parole dell’autore – «la sua attenzione, guida e pazienza mi hanno formato come nessun altro» – restituiscono il senso di un debito umano e artistico che trova qui una forma di restituzione sonora. Nel complesso, «Haf» si presenta come una mappa musicale in continuo movimento, capace di connettere tradizioni geograficamente distanti attraverso una scrittura fluida e consapevole. Più che un semplice esercizio di fusione stilistica, il disco testimonia una visione in cui identità culturali diverse convivono senza gerarchie, dando vita a un linguaggio aperto, stratificato e profondamente contemporaneo.

