«Fabula22»: l’estetica del frammento e il respiro centripeto di Cipiciani e Parisi
Cipiciani e Parisi consegnano all’ascolto un lavoro prezioso, lontano dalle logiche del mercato e vicino alla verità dello strumento. «Fabula22» non rappresenta solo un disco di jazz contemporaneo, ma un manifesto sulla relazione strumentale intesa come atto di ascolto profondo.
// di Francesco Cataldo Verrina //
La combinazione tra pianoforte e clarinetto basso rappresenta una delle frontiere più affascinanti della musica moderna, un territorio di confine dove il rigore cameristico incontra la libertà dell’improvvisazione. Storicamente, lo strumento ha trovato la sua emancipazione proprio attraverso sodalizi che hanno saputo trasformare l’assetto del duo in un organismo sonoro autosufficiente. Negli Stati Uniti, il punto di svolta imprescindibile rimane l’opera di Eric Dolphy; nei suoi dialoghi con pianisti come Richard Wyands o Jaki Byard, il clarinetto basso ha smesso di essere un comprimario per diventare una voce solista «urticante» e profonda, capace di imporre un interplay serratissimo che rompeva gli schemi del bop per approdare a una forma di musica da camera afroamericana. Altrettanto decisivo è stato il legame tra Bennie Maupin e Herbie Hancock: in lavori come «The Jewel In The Lotus», i due hanno codificato una relazione speculare e fluttuante, dove il piano non sostiene ma dialoga con il soffio scuro del clarinetto, anticipando quel jazz spirituale e rarefatto che avrebbe poi trovato terreno fertile nel vecchio continente.
In Europa, questa formazione ha assunto una connotazione ancora più legata all’estetica della sottrazione e alla ricerca timbrica contemporanea. In Francia, Louis Sclavis ha esplorato con vari partner pianistici un minimalismo diradato, trasformando il duo in un laboratorio di «folklore immaginario» dove il silenzio e il riverbero diventano elementi compositivi. In questo contesto, il clarinetto basso ha acquisito una funzione quasi percussiva, capace di generare una tensione centripeta che non fa rimpiangere l’assenza di una sezione ritmica tradizionale, influenzando profondamente la percezione del genere attraverso le produzioni di matrice europea. L’Italia ha saputo declinare questa lezione con un lirismo colto e una sensibilità melodica del tutto peculiare. L’esempio più alto di questo interplay costante è rintracciabile nel sodalizio tra Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin; nel loro dialogo, il clarinetto basso diventa lo strumento di una narrazione che fonde citazioni operistiche, jazz europeo e contrappunto accademico.
Esistono, dunque, progetti musicali che non hanno bisogno di dichiarare la propria forza attraverso il volume o la densità materica, ma che scelgono la via della sottrazione per arrivare al nucleo dell’emozione. «Fabula22», l’incontro artistico tra il pianismo di Luca Cipiciani e i clarinetti di Luca Parisi, si muove esattamente in questo perimetro: un assetto cameristico rigoroso dove il dialogo si fa indagine timbrica e la scrittura si dissolve in un’improvvisazione meditata. Il fulcro del progetto risiede in un interplay costante, una relazione speculare tra i due musicisti che rigetta le gerarchie tradizionali. Non c’è solista e accompagnatore, ma un’unica entità sonora che si muove per impulsi. La forza della loro musica è centripeta: il suono non cerca l’espansione verso l’esterno, ma collassa verso l’interno, in un minimalismo relazionale dove ogni nota è pesata, necessaria, quasi scarnificata. È una musica che vive di silenzi e di risonanze, richiamando suggestioni sonore fortemente diradate e più vicine al jazz europeo, senza tuttavia mai recidere il cordone ombelicale con il vernacolo afroamericano. Il legame con la tradizione jazzistica resta sottotraccia, come un’eco ritmica o un’inflessione blues che affiora improvvisa tra le pieghe di una struttura che guarda alla musica colta. La scelta della formazione – pianoforte, clarinetto e clarinetto basso – impone un assetto minimalista che non fa rimpiangere una sezione ritmica in piena regola. La propulsione, infatti, non è affidata a un battito esterno, ma è generata dall’attrito tra gli strumenti: il clarinetto basso di Parisi spesso si fa carico di una funzione percussiva e di sostegno armonico, mentre il piano di Cipiciani esplora registri che vanno dal contrappunto quasi barocco a cluster materici. È un equilibrio sottile tra istinto e consapevolezza, una soglia tra ciò che è scritto e ciò che nasce nell’istante.
Il repertorio di «Fabula22» si dipana alla stregua di un racconto in nove tappe, un viaggio interiore che si apre con l’onirico «Prologo – La pazzia» e si chiude con la consapevolezza di «Epilogo – Il risveglio». In brani come «5+3=2» o «Monk Jimmy», la sperimentazione ritmica si fa più serrata, dimostrando come la coerenza artistica del duo riesca a mantenere alta la tensione emotiva anche nei passaggi più spigolosi. «Blanche et noir» e «Astera» sono invece esempi perfetti di quella musica da camera del presente, dove il gusto per le forme meno convenzionali si sposa con una ricerca timbrica di straordinaria eleganza. In definitiva, Cipiciani e Parisi consegnano all’ascolto un lavoro prezioso, lontano dalle logiche del mercato e vicino alla verità dello strumento. «Fabula22» non rappresenta solo un disco di jazz contemporaneo, ma un manifesto sulla relazione strumentale intesa come atto di ascolto profondo, dove il dialogo sonoro diventa l’unico viaggio possibile.

