Paolo Fresu: medaglia d’oro alle Olimpiadi. Suona l’Inno e fa dimenticare la Pausini
// di Irma Sanders //
È stato uno dei momenti più solenni e intensi della Cerimonia di Chiusura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Nell’Arena di Verona, davanti al pubblico internazionale e alle delegazioni degli atleti, Paolo Fresu ha eseguito Il Canto degli Italiani, regalando al finale dei Giochi un passaggio di forte impatto simbolico.
L’esibizione è arrivata dopo l’ingresso della bandiera italiana e il saluto agli atleti azzurri medagliati. In uno dei riti più solenni della serata, il flicorno del musicista sardo ha intonato le prime note dell’Inno di Mameli, in una versione rivisitata ma rispettosa della tradizione.
Ad accompagnare Fresu, il Coro e l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, con l’arrangiamento firmato dal direttore musicale Vittorio Cosma e l’orchestrazione di Stefano Barzan. La performance si è svolta nello scenario dell’anfiteatro romano, simbolo storico e culturale della città scaligera, gremito per il Gran Finale dei Giochi. Lungi da ogni paragone ardito, ma l’esibizione di Paolo Fresu, riscatta agli occhi del mondo il nostro Paese, dopo la discutibile interpretazione dell’inno da parte della Pausini, che aveva suscitato non poche polemiche.
La rilettura dell’inno nazionale – scritto nel 1847 e divenuto ufficialmente inno della Repubblica – ha unito solennità istituzionale e sensibilità contemporanea. L’esecuzione di Fresu ha ricevuto un lungo applauso dal pubblico presente. La cerimonia, costruita attorno ai temi di acqua, movimento, cultura e arte, ha trovato nell’esibizione di Fresu uno dei suoi momenti centrali, portando al centro della scena internazionale un’espressione musicale italiana in un contesto di grande visibilità globale.
Un finale che ha chiuso ufficialmente Milano Cortina 2026 con un’immagine forte dell’Italia, in cui il Jazz trova pieno diritto di cittadinanza a livello intercontinentale con uno dei suoi massimi esponenti.

