«Ima Adesso» di Giuseppe Bassi. Disegno armonico e riflessione sull’istante (Dodicilune, 2026)
Bassi, artista consapevole e musicalmente trasversale, affida a «Ima Adesso» una sintesi matura del proprio percorso, in cui tradizione jazzistica, suggestioni cameristiche e aperture verso altri orizzonti culturali convivono sulla scorta di un procedimento coerente e meditato.
// di Francesco Cataldo Verrina //
Nel solco di una ricerca che da anni persegue con coerenza e rigore, con «Ima Adesso», Giuseppe Bassi delinea un lavoro che assume la fisionomia di una meditazione musicale sul tempo, inteso non quale successione lineare di eventi, ma come campo di forze in cui memoria e attesa trovano un punto di equilibrio. Pubblicato da Dodicilune, l’album rifugge da qualsiasi intento celebrativo e preferisce articolare una riflessione intima, filtrata da una padronanza armonica maturata lungo un percorso internazionale e sorretta da una scrittura che denota solida formazione e misura espressiva.
Il titolo, che accosta l’italiano «Adesso» al termine giapponese «今/ ima», allude a una concezione del presente radicata in un pensiero antico, già attestato nelle iscrizioni bronzee della dinastia Zhou. In quell’ideogramma non si coglie soltanto un’indicazione cronologica, ma una soglia in cui il passato si deposita e il futuro si preannuncia. Bassi, sulla scorta di tale suggestione, dispone un impianto compositivo che privilegia la continuità del discorso, evitando fratture vistose e affidando alla progressione armonica il compito di far affiorare zone di memoria e proiezioni prospettiche. Accanto al contrabbassista pugliese agiscono personalità di riconosciuta levatura, ciascuna portatrice di un lessico specifico. Javier Girotto, formatosi tra Córdoba, gli Stati Uniti e il Berklee College of Music, reca con sé un fraseggio che rimanda alla tradizione sudamericana senza indulgere in folklorismi; il suo soprano, affiancato talvolta dalla quena, disegna linee che si muovono lungo modalità ibride, dove echi andini e sintassi jazzistica convivono in un equilibrio sorvegliato. Daniel Karlsson, educato tra Skurup e l’Accademia Reale di Stoccolma, orienta il pianoforte verso una procedura accordale nitida, facendo leva su voicings trasparenti e su una gestione del silenzio che ricorda certe pagine cameristiche del Novecento nordico. Lorenzo Tucci, batterista di comprovata esperienza, sostiene l’insieme con un drumming elastico, capace di modulare accenti e dinamiche senza sovraccaricare la trama sonora.
Il lotto compositiva, affidato a più mani, contribuisce a conformare un quadro unitario pur nella varietà degli apporti. I temi firmati da Sumire Kuribayashi, collocati in apertura e in chiusura, stabiliscono una cornice circolare che suggerisce un ritorno meditato; le pagine di Bassi sviluppano una narrazione in cui il contrabbasso svolge una funzione non soltanto ritmica, ma melodica e strutturale, talora mediante figurazioni ostinate che reggono l’edificio armonico, talaltra con linee cantabili sostenute da un registro medio ricco di sfumature. Karlsson distribuisce soluzioni accordali di gusto contemporaneo, con progressioni che si allontanano dalla tonalità funzionale per esplorare campi modali; Tucci, autore di «Tutto», plasma una struttura tematica in cui la pulsazione si fa principio ordinatore; la presenza di «La Chanson De Helene» di Philippe Sarde inserisce una riflessione sulla memoria cinematografica, rielaborata con misura e senso della proporzione; «Sueño» di Girotto riattiva una componente lirica che si distende su scale di ascendenza latina, integrate con sobrietà nell’assetto complessivo. La prassi procedurale del disco si fonda su un’idea di dialogo controllato, in cui le voci strumentali non cercano sovrapposizioni spettacolari, bensì una reciproca chiarificazione, basta scandagliare con attenzione episodi come l’iniziale «So» o «Best Cafè Near Your Home» e «Broken Pen». Lo strumento di Bassi, sorretto da un arco tecnico raffinato e da una sensibilità musicale eloquente, allestisce le fondamenta armoniche con accortezza, facendo leva su pedali, su movimenti per quarte e su modulazioni che si aprono gradualmente verso regioni inattese. Il pianoforte risponde con accordi distesi o con figurazioni arpeggiate che illuminano il profilo acustico dell’insieme; il sax soprano introduce linee che talvolta sfiorano l’atonalità, talaltra si raccolgono in cantabilità misurata; la batteria articola la scansione temporale con un controllo dinamico che evita ogni ridondanza. L’ascolto di «I Will Touch You», «Cattiva Lullaby» e «いま(Ima)», momenti dislocati tra geometrie temporali, costruzione modulare e fisionomia sonora, ne sono una conferma.
Lungo l’intero concept si avverte una riflessione sul presente inteso come spazio di consapevolezza. L’«adesso» evocato dal titolo non coincide con l’urgenza effimera dell’istante, ma piuttosto con una soglia in cui l’esperienza sedimentata trova forma sonora. Bassi, artista consapevole e musicalmente trasversale, affida a «Ima Adesso» una sintesi matura del proprio percorso, in cui tradizione jazzistica, suggestioni cameristiche e aperture verso altri orizzonti culturali convivono sulla scorta di un procedimento coerente e meditato.

