«Cantastorie» di Riccardo Catria e Daniele Del Gobbo, un dialogo tra memoria e invenzione (Encore Music, 2026)

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Un album che invita all’ascolto attento, alla percezione delle sfumature, alla riscoperta di una dimensione narrativa che appartiene alla musica da sempre, ma che solo interpreti sensibili e preparati riescono a far affiorare con tale naturalezza.

// di Francesco Cataldo Verrina //

Perugia – Il progetto «Cantastorie» nasce dall’incontro fra Riccardo Catria e Daniele Del Gobbo, due giovani musicisti che hanno già maturato una consapevolezza espressiva sorprendente per età e percorso. La tromba di Catria, originario di Todi, e il pianoforte di Del Gobbo, nato a Macerata, dialogano con una naturalezza che deriva da un ascolto reciproco coltivato con rigore, quasi fosse una disciplina quotidiana più che una semplice prassi esecutiva. La loro collaborazione genera un ambiente sonoro raccolto, cesellato con cura, dove ogni gesto musicale assume il valore di un frammento narrativo e ogni frase sembra emergere da un pensiero condiviso.

«Cantastorie» si presenta come un lavoro che unisce repertori differenti secondo una metodologia limpida, sostenuta da un gusto per la forma che guarda tanto alla tradizione jazzistica quanto alla scrittura cameristica europea. Ciononostante l’accostamento di differenti materiali tematici non produce mai scollamento o dispersione. Per contro, le composizioni originali convivono con le riletture d’autore, le qauli rivelano un’attenzione particolare alla qualità del colore acustico e alla costruzione di un discorso musicale coerente. La rivisitazione di «Una furtiva lagrima» di Gaetano Donizetti, ad esempio, non indulge mai nella citazione ornamentale, ma piuttosto rielabora la linea melodica con un senso di misura che richiama la prassi del Lied più che dell’opera ottocentesca. «Luiza» di Antônio Carlos Jobim, invece, emerge come un omaggio alla tradizione brasiliana filtrato attraverso un gusto europeo per la sfumatura e per la microdinamica, mentre il tributo a Kenny Wheeler illumina la matrice jazzistica del duo, mettendo in luce una predilezione per le forme aperte e per le progressioni armoniche dal profilo mobile. Anche in tale ambito il duo percepisce l’insegnamento wheeleriano non quale frutto di catechizzazione scolastica, ma come sostanza viva e in perenne movimento, oltrepassando il concetto di tributarismo formale o di coverismo opportunistico. Il disco, prodotto da Encore Musica Label trova la sua forza nell’attitudine dei due interpreti a trasformare ogni pagina musicale in un racconto. Non si tratta di un semplice esercizio di lirismo, ma di una vera e propria costruzione narrativa, dove la tromba assume spesso il ruolo di voce narrante e il pianoforte agisce come tessitore di spazi acustici, modulando densità, prospettive e chiaroscuri. Ne sono una dimostrazione lampante brani come «Genesi», «Opening» e «Impro», dove l’interplay non viene mai esibito alla medesima stregua di un virtuosismo relazionale, ma si manifesta come condizione naturale del loro fare musica, quasi un respiro condiviso che permette alle idee di venire a galla con sorgività e senza forzature. Per le stesse motivazioni, episodi come «Invenzione 1» e «The Peacocks» si configurano come perle incastonate in diadema sonoro, in cui i due strumenti dialogano a ruoli alterni, ma con temperamento affine.

Ciascun episodio del disco invita l’ascoltatore a entrare in un territorio sonoro intimo, definito da un equilibrio costante fra memoria e invenzione. Le melodie non cercano l’effetto, preferiscono insinuarsi con discrezione, mentre le sezioni improvvisative si sviluppano secondo un ordine interno che evita l’accumulo e privilegia la chiarezza della procedura. Ne deriva un ascolto che non punta alla spettacolarità, ma alla qualità della presenza: una musica che si offre come spazio di riflessione, come luogo in cui la tradizione e la contemporaneità convivono senza attriti. «Cantastorie» restituisce alla musica il suo ruolo originario, quello di narrare. Non un racconto lineare, ma una serie di quadri che emergono per affinità emotiva e per coerenza formale. Catria e Del Gobbo dimostrano una maturità rara, capace di trasformare l’intimità in linguaggio e la condivisione in forma. Il risultato è un album che invita all’ascolto attento, alla percezione delle sfumature, alla riscoperta di una dimensione narrativa che appartiene alla musica da sempre, ma che solo interpreti sensibili e preparati riescono a far affiorare con tale naturalezza.

Riccardo Catria & Daniele del Gobbo

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