«Un Tempo Infinito» di Giampaolo Venditti Trio, quando la musica trattiene per un attimo ciò che sfugge (Dodicilune, 2026)

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Un disco che invita all’ascolto attento, alla percezione delle sfumature, alla scoperta di un concentrato tempo sfumato e incontenibile, quasi che la musica potesse davvero trattenere per un istante ciò che sfugge.

// di Francesco Cataldo Verrina //

Pubblicato da Dodicilune, arriva sul mercato l’album d’esordio di Giampaolo Venditti, un progetto che scaturisce da una lunga sedimentazione, da un’indagine puntigliosa alimentata negli anni e da una pratica pianistica che unisce rigore formale, curiosità a livello di colori acustici e una naturale predisposizione al dialogo collettivo. «Un Tempo Infinito» si conforma come un’officina di idee in cui il trio stabile formato da Mario Mazzenga e Alessandro Blasi trova una fisionomia sonora compatta, atta ad accogliere le presenze di Giovanni Amato e Filiberto Palermini che non alterano l’ordine intrinseco al progetto di partenza, ma piuttosto ne arricchiscono e ne dilatano il raggio espressivo.

Venditti orienta la propria scrittura verso un equilibrio temperato tra progettazione armonica e libertà improvvisativa, facendo leva su un pianismo che deriva tanto dalla disciplina classica quanto dalla frequentazione del jazz contemporaneo. La il suo modulo espressivo si dipana secondo un disegno che alterna geometrie accordali nitide e aperture liriche, con un’attenzione costante alla qualità del suono, alla sua aura fonica e alla capacità di generare spazi percettivi. Il trio agisce come un sistema operativo compatto, in cui il contrabbasso di Mazzenga modella linee elastiche e profonde, mentre Blasi imbastisce un tessuto ritmico che s’ispessisce e si assottiglia, lasciando emergere dettagli di grana finissima Il titolo dell’album, scelto con cura, allude a una riflessione sul tempo che non non fa riferimento solo alla dimensione filosofica, ma che innerva la pratica musicale stessa. Il tempo diventa materia plasmabile che sconfina nelle sospensioni armoniche, si contrae nelle cellule ritmiche più serrate, trasformandosi in un elemento plastico che abilita il trio di sondare forme aperte e zone di indeterminatezza controllata. Venditti parla di «frammenti di eternità», un’ immagine metaforica che si sostanzia concretamente nella costruzione dei componimenti, dove la reiterazione di un’azione pianistica, la velatura acustica di un fiato o la vibrazione di un pedale ingenerano un senso di continuità che supera la linearità del discorso. La presenza di Amato e Palermini aggiunge ulteriori prospettive sonore. La tromba di Amato, con il suo profilo luminoso e mai invasivo, interviene come una voce che amplia la gamma emotiva del trio, mentre il sax di Palermini intesse una trama espressiva più granulare, quasi una controparte narrativa che si cala nel flusso senza forzature. Entrambi contribuiscono a un contesto acustico che si arricchisce di sfumature, mantenendo sempre la centralità del pianoforte come fulcro armonico e generatore di direzioni.

La track-list, che alterna composizioni originali e una sola incursione nel repertorio standard con «Body and Soul», permette di osservare la versatilità del gruppo. Le pagine originali rivelano un gusto per la modulazione inattesa, per le progressioni che si aprono verso regioni tonali laterali, che apportano cromatismi inattesi. «Keep Dreaming» si rapprende sulla scorta di un processo di accumulo graduale, con un tema che affiora come un ricordo lontano. «Bread and Flowers» evolve un ambiente più contemplativo, mentre «Che’è Fitt Je Outfit» punta su una ritmica spezzata che richiama certe sperimentazioni europee degli ultimi decenni. «Eucalyptus» e «La Vecchia Soffitta» mettono in luce la capacità del trio di costruire micro-narrazioni, quasi piccoli racconti sonori che si aprono e si richiudono con misura. Il brano eponimo, «Un Tempo Infinito», raccoglie e rilancia tutti gli elementi del disco, convertendoli in una sorta di manifesto poetico. La formazione di Venditti, radicata nello studio classico e arricchita da anni di attività professionale, emerge in ogni dettaglio: nella composizione, nella cura delle voci interne, nella gestione delle dinamiche relazionali, nell’attitudine a far dialogare linee melodiche e strutture armoniche secondo una logica che richiama tanto la scrittura cameristica quanto la tradizione afroamericana. Il pianista agisce con consapevolezza tra questi mondi, senza mai ricorrere a citazioni esplicite, ma lasciando affiorare echi, allusioni e vibrazioni che si combinano con coerenza.

«Un Tempo Infinito» si attesta come un concept maturo, cesellato con pazienza artigianale e animato da una ratio che non mira all’effetto, ma alla collegialità dell’insieme, alla qualità espositiva e alla ricchezza del suono. Venditti e soci tratteggiano una fisionomia riconoscibile, in grado di evolvere senza perdere identità, consegnando un disco che invita all’ascolto attento, alla percezione delle sfumature, alla scoperta di un concentrato di tempo sfumato e incontenibile, quasi che la musica potesse davvero trattenere per un istante ciò che sfugge.

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