«Headbanging» di Saverio Zura, un debutto che unisce tensione rock e linguaggio jazz (Barly Records, 2026)

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La chitarra di Zura non ricerca virtuosismi esibiti; preferisce piuttosto inserirsi nella trama collettiva con interventi misurati, spesso fondati su cellule motiviche che si trasformano gradualmente lungo il corso dell’improvvisazione.

// di Cinico Bertallot //

Saverio Zura trova nel disco «Headbanging» un primo approdo discografico di notevole maturità linguistica. Chitarrista nato a Sassari nel 1997 e formatosi tra il Conservatorio Luigi Canepa della città natale ed il Giovan Battista Martini di Bologna, Zura giunge a questa incisione con una consapevolezza progettuale che raramente accompagna un debutto. L’esperienza accademica, coronata nella città emiliana con il conseguimento della laurea con lode, s’intreccia – in senso non meramente biografico bensì musicale – con una pratica strumentale nutrita di ascolti ampi, di frequentazioni didattiche con interpreti autorevoli del jazz contemporaneo e di una precoce dimestichezza con il palcoscenico.

«Headbanging», pubblicato da Barly Records, raccoglie otto composizioni originali che il chitarrista affida ad un quintetto di musicisti tra i più sensibili della giovane scena italiana. Manuel Caliumi al sax contralto, Filippo Galbiati al pianoforte, Andrea Esperti al contrabbasso e Francesco Benizio alla batteria contribuiscono ad un organismo sonoro nel quale l’interplay non assume la funzione accessoria dell’accompagnamento, ma diviene luogo di costante ridefinizione formale. In due episodi è presente la voce di Ada Flocco, la quale amplia la tavolozza espressiva senza deviare dall’orizzonte strumentale dell’opera. Il titolo stesso, «Headbanging», suggerisce un riferimento che trascende la semplice citazione iconografica del mondo rock. Allude piuttosto a una fisicità dell’ascolto, a una pulsazione corporea che nel linguaggio di Zura trova traduzione in cellule ritmiche incalzanti, figure reiterate e linee melodiche che si piegano ad un andamento quasi percussivo. Tale impulso non conduce verso l’imitazione dei codici del rock, ma alimenta un terreno di convergenza nel quale l’energia gestuale di quella tradizione dialoga con la complessità armonica del jazz contemporaneo.

Le composizioni raccolte nell’album non si limitano a confermare temi destinati a fungere da trampolino per l’improvvisazione; piuttosto delineano strutture tematiche pensate per generare dialoghi interni tra gli strumenti, con episodi in cui il contrappunto spontaneo tra sax e chitarra oppure tra pianoforte ed arco del contrabbasso produce un moto discorsivo di grande naturalezza. Il disegno armonico, spesso costruito su progressioni modali e su modulazioni oblique, evita la prevedibilità delle cadenze più consuete, favorendo una circolazione delle idee musicali che mantiene costantemente vigile l’attenzione dell’ascoltatore. Fin dall’apertura con «BloomHouse» s’avverte una scrittura attenta alla distribuzione delle voci. Il tema iniziale, esposto con chiarezza quasi cameristica, lascia spazio a una progressiva espansione dell’organico nella quale il pianoforte introduce accordi di taglio quartale mentre la chitarra modella linee solistiche dal fraseggio nervoso, sostenute da una sezione ritmica elastica. «Sentimento» propone invece un clima più lirico, nel quale la chitarra sviluppa una linea melodica ampia, sostenuta dal contrabbasso che disegna un fondamento armonico morbido e pulsante.

La title-track «Headbanging» costituisce forse il punto di maggiore energia motoria dell’intero lavoro. Una figura ritmica reiterata funge da matrice per un episodio sonoro nel quale sax e chitarra si scambiano brevi incisi, quasi a simulare una conversazione serrata. Qui la batteria di Benizio, attenta alle micro-variazioni dinamiche, introduce fratture metriche che impediscono alla pulsazione di irrigidirsi in un semplice ostinato. In «Balai» e «In The Middle Of A Pathway» interviene la voce di Ada Flocco, la quale non assume il ruolo tradizionale della cantante jazz, bensì quello di un ulteriore strumento melodico. Il canto si inserisce nella trama acustica con una linea sobria, talvolta prossima alla declamazione, generando un curioso equilibrio tra parola e materia sonora. Tale scelta rimanda ad alcune esperienze della vocalità europea contemporanea, nelle quali la voce si integra con il tessuto strumentale senza aspirare alla centralità narrativa. «Punch» apporta un carattere più spigoloso, con accenti ritmici incisivi e un andamento quasi motorico che richiama certe soluzioni della scrittura post-bop americana, mentre «Little Monkey» gioca all’interno di una dimensione rarefatta che si manifesta nelle variazioni della batteria e nel dialogo intimo tra pianoforte e chitarra e sassofono. «Raindrops», la pagina più estesa del disco, sviluppa invece un respiro formale più ampio: la progressione armonica si dispiega lentamente, consentendo ai solisti di elaborare frasi lunghe, sospinte da un contrabbasso che alterna sostegno metrico ed interventi melodici di notevole eleganza.

Nel complesso «Headbanging» rivela un autore dotato di solida formazione e di una chiara visione compositiva. La chitarra di Zura non ricerca virtuosismi esibiti; preferisce piuttosto inserirsi nella trama collettiva con interventi misurati, spesso fondati su cellule motiviche che si trasformano gradualmente lungo il corso dell’improvvisazione. Tale attitudine ricorda la figura del musicista-regista più che quella del solista protagonista, orientato a governare il flusso musicale con attenzione geometrica e sensibilità d’insieme. Registrato il 20 ed il 21 febbraio 2025 da Diego Piotto presso l’Art Music Studio di Bassano del Grappa, il disco restituisce con notevole nitidezza la qualità del suono d’ensemble. L’ascolto lascia emergere un progetto nel quale la ricerca armonica, l’energia ritmica e la cura della forma convivono senza ostentazione, suggerendo la presenza di un autore già in grado di orientarsi con sicurezza nel territorio complesso del jazz contemporaneo.

Saverio Zura

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