«Dreams Of Others» di Lorenzo Cominoli & Roberto Olzer: risonanze condivise e l’arte della misura (Abeat Records, 2026)

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Un lavoro che si attesta con autorevolezza nel panorama contemporaneo, grazie a una visione che unisce rigore formale, immaginazione e una rara capacità di tradurre la compenetrazione strumentale in un racconto condiviso.

// di Cinico Bertallot //

Il nuovo lavoro di Lorenzo Cominoli e Roberto Olzer, «Dreams Of Others» edito dalla Abeat Records, nasce nel solco di una collaborazione ormai matura, avviata con «Timeline» nel 2020 e progressivamente affinata attraverso un dialogo strumentale che ha assunto la forma di un linguaggio condiviso. La chitarra elettrica di Cominoli, riconoscibile per la fisionomia sonora personale e per un fraseggio che unisce cantabilità e rigore, incontra il pianoforte di Olzer, musicista di solida formazione e autore dotato di una sensibilità compositiva che negli ultimi anni ha trovato ampio riscontro anche oltre i confini nazionali. La loro intesa genera un impianto espressivo che si sviluppa con naturalezza, sostenuto da un ascolto reciproco costante e da una cura timbrica che rivela un’attenzione artigianale per ogni dettaglio.

La track-list alterna episodi originali e riletture di autori provenienti da tradizioni differenti, e questa convivenza produce un percorso unitario, modellato su un equilibrio che non ricerca contrasti, ma una continuità di atmosfere, colori e prospettive. Le composizioni di Cominoli e Olzer dialogano con le visioni poetiche di Bernardo Sassetti, Ryuichi Sakamoto, Richie Beirach, Miguel Llobet e Giuseppe Rachel, e la scelta di tali riferimenti non risponde a un intento citazionistico, quanto piuttosto alla volontà di collocare il duo all’interno di una geografia musicale ampia, dove la tradizione colta, la scrittura jazzistica e la memoria popolare convivono in un ordine coerente.

L’opener, «Dreams of Others» di Sassetti, dispensa un clima contemplativo che fornisce la bussola all’intero ascolto. La chitarra di Cominoli modella linee essenziali, mentre il pianoforte di Olzer distribuisce armonie che si espandono con una logica narrativa misurata. «St. John’s» prosegue questo itinerario con un profilo più brillante, implementato su un’idea melodica che si evolve con spontaneità, trovando nel pianoforte un contrappunto discreto e incisivo. La rilettura di «Energy Flow» di Sakamoto acquisisce una dimensione quasi cameristica, grazie a un controllo del colore sonoro che restituisce la delicatezza originaria senza rinunciare a una propria impronta interpretativa.

«Pulse», firmata da Olzer, conforma uno dei momenti più articolati del disco: l’impianto si apre progressivamente, facendo emergere una trama accordale che sostiene un interplay serrato tra le due voci. «Ninna Nanna per Margherita» apporta una dimensione più intima, mentre «Elm» di Beirach viene affrontata con un equilibrio che evita ogni retorica, privilegiando la trasparenza dell’attacco e la chiarezza del disegno musicale. «El noi de la mare» di Llobet, breve e preziosa, agisce come una miniatura sospesa nel tempo, e «Tomorrow’s Dawn» riporta l’attenzione sulla scrittura di Cominoli, che qui delinea un paesaggio sonoro di di grana sottile. Il chiusura, «No potho reposare» di Rachel suggella il percorso con un ordito tematico intriso di memoria, trattato con rispetto e con una cura timbrica che ne esalta la dimensione lirica.

L’intero album si presenta come un organismo compatto, dove ogni episodio contribuisce alla definizione di un orizzonte poetico unitario. La qualità della registrazione, nitida e calibrata, valorizza la fisionomia acustica dei due strumenti e permette di cogliere la finezza dei dettagli, dalle sfumature dinamiche alle risonanze più impercettibili. Ne emerge un lavoro che si colloca con autorevolezza nel panorama contemporaneo, grazie a una visione che unisce rigore formale, immaginazione e una rara capacità di tradurre la compenetrazione strumentale in un racconto condiviso.

Roberto Olzer & Lorenzo Cominoli

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