«Z Project» di Maria Grazia Scarzella: la voce come espansione del suono (Caligola Records, 2026)

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«Z Project» si presenta così come un lavoro di studio e di dedizione, un atto di riconoscenza che diventa, al tempo stesso, un’affermazione di identità artistica.

// di Irma Sanders //

La genesi di «Z Project» nasce da un rapporto di apprendistato e di affinità intellettuale che ha segnato in profondità il percorso di Maria Grazia Scarzella. La cantante affronta l’eredità di Riccardo Zegna con un atteggiamento che unisce rigore e dedizione, traslando la memoria del maestro in un opificio di scrittura vocale e di interpretazione consapevole. La presenza di Giampaolo Casati, musicista di lunga esperienza e dotato di una sensibilità particolarmente ricettiva, introduce un contrappunto strumentale che sostiene la voce senza sovrapporsi, quasi un gesto di tutela nei confronti di un debutto discografico che richiedeva equilibrio, lucidità e un controllo formale non comune. La scelta di coinvolgere Paolo Birro, Aldo Zunino e Alfred Kramer rafforza ulteriormente l’impianto del progetto, poiché ciascuno di loro porta con sé una conoscenza diretta dell’universo zegniano, maturata in anni di collaborazione e di frequentazione della storica Bansigu Big Band fondata da Casati e Pietro Leveratto, autore delle note di copertina.

L’album si dipana come un percorso che alterna tre riletture di standard prediletti da Zegna e sei composizioni del pianista ligure, alle quali Scarzella ha aggiunto testi originali, cinque in inglese e uno in italiano. Questa operazione non si limita a sovrapporre parole a strutture preesistenti, bensì rilegge la scrittura zegniana secondo una logica di corrispondenze interne, dove la linea melodica viene ripensata in funzione della prosodia e della micro-accentazione. La cantante dimostra una padronanza notevole nel modellare il fraseggio, evitando ogni rigidità e lasciando emergere un profilo acustico che si adatta con naturalezza alle geometrie armoniche del pianoforte di Birro. Il suo intervento non mira a spiegare la musica, ma a farla risuonare attraverso un testo che ne prolunga le intenzioni, come accade in «For Astrid» o in «Children’s Love Song», dove la voce si muove con una flessibilità che richiama certe scritture cameristiche del secondo Novecento, attente alla relazione tra parola e intervallo.

La sezione ritmica, formata da Zunino e Kramer, costruisce un terreno elastico e mai prevedibile. Il contrabbasso del primo, sempre accurato nella definizione delle fondamentali e delle sostituzioni, sostiene l’armonia con una chiarezza che permette alla voce di espandersi senza forzature. Kramer, dal canto suo, lavora su una gamma di colori percussivi che non cercano l’effetto, ma una sorta di respiro interno, un andamento che ricorda certe soluzioni della scuola europea degli anni Ottanta, dove la batteria assumeva un ruolo di mediazione timbrica più che di propulsione. Casati interviene con interventi misurati, spesso costruiti su linee che sfruttano intervalli ampi e una sonorità levigata, quasi a evocare un’idea di lirismo trattenuto, lontano da ogni enfasi. Le tre riletture di standard, tra cui una pagina ellingtoniana raramente affrontata, rivelano un’attenzione particolare al rapporto tra tradizione e reinvenzione. Scarzella non cerca un’adesione filologica, ma una ricollocazione delle strutture originarie all’interno di un ordine interno più vicino alla poetica di Zegna. «Sweet And Lovely» e «Fascinating Rhythm» vengono così ripensate secondo un disegno armonico che predilige modulazioni morbide, sostituzioni cromatiche e un uso calibrato delle tensioni superiori, mentre «Drop Me Off in Harlem» trova una nuova vitalità grazie a un lavoro di sottrazione che mette in primo piano la qualità narrativa della voce.

Le composizioni originali di Zegna, arricchite dai testi di Scarzella, rappresentano il cuore del progetto. «Da Soul» e «Iris Blues Dance» mostrano come la cantante sappia inserirsi in strutture articolate senza appesantirle, sfruttando un controllo del vibrato e una gestione delle dinamiche che rivelano una formazione solida e una consapevolezza musicale non comune. «Goodbye Latin Farewell», unico episodio con testo italiano, introduce una coloritura diversa, quasi un omaggio laterale alla tradizione cantautorale più raffinata, filtrata attraverso un linguaggio jazzistico che non rinuncia alla complessità armonica. Il risultato complessivo non si accontenta di celebrare la figura di Riccardo Zegna, ma restituisce la vitalità di un pensiero musicale che continua a generare forme, relazioni e possibilità interpretative. Scarzella affronta questo repertorio con un equilibrio raro, sostenuta da un ensemble che conosce a fondo la materia e che ne valorizza ogni sfumatura. «Z Project» si presenta così come un lavoro di studio e di dedizione, un atto di riconoscenza che diventa, al tempo stesso, un’affermazione di identità artistica.

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