«Recall» di Raffaele Fiengo: tra minimalismo analitico e pulsione contemporanea (GleAM Records, 2026)
Ogni transizione tra i vari momenti del disco sottolinea un’onestà intellettuale che privilegia la narrazione d’insieme, rendendo «Recall» un’opera che non si limita a testimoniare un talento, ma che definisce una nuova ed eloquente prospettiva critica nel panorama della musica improvvisata contemporanea.
// di Francesco Cataldo Verrina //
Il sassofonista Raffaele Fiengo esordisce sulla lunga distanza con «Recall», produzione edita da GleAM Records che suggella un percorso di maturazione artistica già ampiamente validato da prestigiosi riconoscimenti accademici e concorsuali. Il leader, forte di una solida formazione conseguita presso il Conservatorio di Milano, delinea un tracciato espressivo di notevole caratura speculativa, avvalendosi della collaborazione di Thomas Umbaca al pianoforte, Enrico Palmieri al contrabbasso ed Antonio Marmora alla batteria. La compagine si segnala per un interplay stratificato, ove la prassi esecutiva non si limita alla mera esposizione tematica, ma articola un dialogo serrato tra le istanze del jazz contemporaneo d’oltreoceano e le radici colte del Novecento europeo.
In seno a questa fisionomia sonora, Fiengo rielabora con accortezza le lezioni di maestri quali Vincent Persichetti, la cui eredità teorica funge da catalizzatore per un approccio al minimalismo che rifugge la stasi contemplativa. L’impianto compositivo della traccia eponima palesa un dinamismo lucido, in cui le strutture ritmiche si sovrappongono a un’improvvisazione fluida, sorretta da una sezione ritmica che s’apostrofa per precisione e vigore propulsivo. L’aura fonica dell’album trae linfa da una consapevolezza formale che permette di far dialogare la spinta energetica del sassofono con velature acustiche più meditate, evitando le secche di un virtuosismo fine a se stesso. Particolarmente indicativa della statura intellettuale del progetto appare «Arthur», tributo esplicito alla figura di Arthur Honegger. Il brano si fonda su una cellula ritmico-melodica reiterata che, secondo la logica di uno sviluppo organico, si trasforma gradualmente a partire da un’esposizione enigmatica fino a sfociare in una complessità quasi architettonica. In questo contesto, la prassi di Fiengo modella lo spazio sonoro con una ricchezza di pensiero che rievoca il rigore costruttivo del compositore svizzero, culminando in un assolo di sassofono che s’impossessa della scena mediante una trama espressiva ricca di tensioni e di risonanze. La geometria timbrica del quartetto è ulteriormente impreziosita dagli interventi sintetici di Giacomo Zorzi, i quali si fondono nel tessuto armonico senza alterarne l’equilibrio instabile, ma piuttosto aggiungendo una coloritura moderna a un disegno musicale già di per sé ambizioso. Fiengo dimostra di essere un disegnatore di spazi acustici versato nell’arte della sintesi, incline a tessere connessioni profonde tra l’estetica di Bartók e il respiro dei grandi solisti americani, senza mai indulgere in citazioni didascaliche. Il risultato finale risalta per un ordine interno rigoroso e per una capacità di indagine che pone «Recall» tra le testimonianze più significative della nuova leva del jazz nazionale, confermando l’autore quale figura musicalmente eloquente e dotata di una visione prospettica non comune.
L’album si evolve in virtù di continuità speculativa, ove ogni episodio sonoro s’incastona nel precedente per mezzo di una coerenza sintattica di raro vigore. «Green Strawberry» introduce una coloritura differente, ove le trame sonore si fanno più traslucide e la sensibilità di Fiengo emerge per una capacità di sottrazione che valorizza il silenzio e la risonanza naturale degli strumenti. Il discorso musicale approda poi a una sezione bipartita di notevole interesse strutturale, composta da «Fluid (I Movement)» ed «Obsessive (II movement)»: se nel primo movimento l’andamento sintattico privilegia una liquidità armonica quasi impressionista, nel secondo la scrittura si fa più opulenta e carica di tensioni, con un uso del registro acuto del sassofono che s’interroga su limiti percettivi non distanti dalle geometrie di un Bartók. La dimensione temporale diviene oggetto di indagine in «Time Warp», costrutto in cui la sezione ritmica guidata da Enrico Palmieri ed Antonio Marmora modula il battito interno con estrema accortezza, generando un senso di spaesamento che prelude all’irruenza di «Breakout», episodio in cui l’energia del quartetto esplode in un contrappunto serrato e vibrante. Il baricentro emotivo del disco risiede in «Journey Inside The Soul», componimento dalla durata estesa che permette a Fiengo di sondare un paesaggio sonoro più intimo e riflessivo, ove il respiro dello strumento si fonde con le velature acustiche del pianoforte in un’indagine interiore priva di compiacimento. L’atto conclusivo viene affidato alla duplice declinazione di «Excess», presentata dapprima in una forma «solo» e successivamente nella versione collettiva: in questa chiusura, l’essenzialità del segno raggiunge il proprio acme, risolvendo l’eccesso del titolo in una precisione millimetrica del gesto che si conforma come il sigillo finale. Ogni transizione tra i vari momenti del disco sottolinea un’onestà intellettuale che privilegia la narrazione d’insieme, rendendo «Recall» un’opera che non si limita a testimoniare un talento, ma che definisce una nuova ed eloquente prospettiva critica nel panorama della musica improvvisata contemporanea.

