«New Call» del Giuseppe Guarrella Niwas Quartet: una chiamata che diventa forma (IF Records/Isulafactory, 2026)

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Guarrella si orienta verso un ascolto condiviso, capace di prendere forma nel momento stesso dell’esecuzione, con un equilibrio naturale tra struttura e invenzione, tra la precisione del tratto e la libertà che i musicisti assumono quando il materiale si anima.

// di Francesco Cataldo Verrina //

«New Call», pubblicato da IF Records/Isulafactory, segna una fase ulteriore nel cammino del Giuseppe Guarrella Niwas Quartet, un ensemble che coltiva una propria idea di jazz contemporaneo e la rilancia con una lucidità che ne chiarisce l’orientamento. Il disco diventa una soglia che invita a entrare in un territorio in cui la scrittura di Guarrella si orienta verso un ascolto condiviso, capace di prendere forma nel momento stesso dell’esecuzione, con un equilibrio naturale tra struttura e invenzione, tra la precisione del tratto e la libertà che i musicisti assumono quando il materiale si anima. Le sei tracce originali – «Angostura», «New Call», «Orto Allegro», «Amina», «Bad Love», «How Sad» – costruiscono una sequenza che procede per episodi connessi, ognuno con un carattere distinto ma legato a un filo che attraversa lirismo, tensione, ricerca timbrica e una costante attenzione alla dimensione narrativa del suono.

Il contrabbasso di Guarrella occupa il centro della scena come un punto di gravità che orienta il discorso, non soltanto per la funzione armonica e ritmica ma per la capacità di generare traiettorie che gli altri strumenti raccolgono e trasformano. Attorno a questo nucleo si muovono il sax di Gianpiero Fronte, il vibrafono di Salvo Scucces e la batteria di Emanuele Primavera, ciascuno con una voce riconoscibile e allo stesso tempo immersa nel respiro collettivo del quartetto. La loro interazione dà vita a un suono che non cerca effetti, ma una presenza viva, capace di far convivere intensità, trasparenza, ascolto e delicatezza. Guarrella, attivo da oltre trent’anni e riferimento dell’avant-garde jazz italiano, guida il gruppo con una visione che unisce esperienza, curiosità e una volontà costante di rinnovamento. «New Call» conferma questa attitudine e la porta in una dimensione più matura, dove tradizione e sperimentazione convivono come elementi di una grammatica personale. Il risultato invita a seguire il quartetto in un tratto del suo cammino che continua a mutare senza smarrire la propria fisionomia.

«Angostura» emerge come un episodio che si schiude lentamente, con il contrabbasso che avvia un passo misurato, quasi un cammino tra pietre calde al tramonto. Il sax entra come un soffio che incide l’aria, mentre il vibrafono disegna riflessi provenienti da una stanza lontana. La batteria accompagna con una presenza che non interrompe mai il respiro del gruppo, lasciando affiorare un clima sospeso tra memoria e presente, come se ogni nota custodisse un frammento di un racconto non ancora pronunciato. «New Call» porta un richiamo che attraversa lo spazio con la forza di un segnale lanciato verso un orizzonte ancora da definire. Il tema avanza con una chiarezza che illumina il percorso, mentre il quartetto costruisce un intreccio di linee che si rincorrono senza urgenza, come figure che procedono in un paesaggio aperto. Il contrabbasso guida con una voce che sembra indicare direzioni, e gli altri strumenti rispondono con una presenza che rende ogni intervento parte di un’unica traiettoria. «Orto Allegro» offre una leggerezza che non rinuncia alla profondità, come un giardino attraversato da correnti luminose. Il vibrafono porta una qualità quasi tattile, il sax si muove con un sorriso trattenuto, la batteria sostiene con un passo che ricorda il ritmo di un giorno che si apre. Guarrella mantiene tutto con un’attenzione che non si impone, ma orienta, come un filo che tiene insieme colori diversi senza mai mostrarne il nodo.

«Amina» si presenta come un ritratto intimo, una figura che emerge da un chiaroscuro di timbri. Il tema possiede la delicatezza di un nome pronunciato con cura, e il quartetto lo accoglie con un ascolto che lascia spazio a ogni sfumatura. Il contrabbasso avanza con un passo che sembra raccontare un ricordo, il sax risponde con una linea che sfiora più che affermare, il vibrafono aggiunge una luce tenue, la batteria sostiene con una continuità che non spezza mai il discorso. «Bad Love» porta un carattere più ruvido, una materia che si muove con angoli vivi e una tensione che attraversa l’intero percorso. Il quartetto affronta questa qualità con una lucidità che non cerca contrasti, ma una forma di verità sonora che emerge dal dialogo. Il contrabbasso procede come una figura che conosce il terreno, il sax incide con una voce che non teme la frattura, il vibrafono porta una luce obliqua, la batteria sostiene con un impulso che non perde mai la direzione. «How Sad» conclude con un tono trasversale, una pagina che avanza come un pensiero trattenuto. Il tema procede con sinuosità che non è depistaggio sonoro, ma desiderio di cambiamento, e il quartetto lo accoglie con una calibratura che lascia emergere ogni dettaglio. Il contrabbasso guida con una voce che sembra avvicinarsi e allontanarsi, il sax porta una linea che sfiora la spiritualità senza abbandonarsi, il vibrafono aggiunge una luce che non si spegne, la batteria accompagna con una presenza che sembra custodire il tempo in uno scrigno prezioso.

Giuseppe Guarella

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