«Tiaré e Monoi», l’esordio del Gracenote Duo: il diario che canta e la misura delle piccole cose (Filibusta Records, 2026)
Un disco acustico che si offre come un profumo tenue, capace di restare nella memoria non per la sua intensità, ma per la finezza con cui accompagna il pensiero, esprimendo la maturità di un duo che ha scelto la via della misura, della cura e dell’immaginazione, trasformando la propria esperienza condivisa in un racconto musicale di rara eleganza.
// di Irma Sanders //
Il debutto discografico del Gracenote Duo, formato da Grace Falcone e Raffaele Sargenti, si caratterizza come un piccolo atlante emotivo, costruito con la cura di chi osserva il mondo attraverso lenti sensibili e lo restituisce in forma di colore sonoro, interamente affidato a una dimensione acustica che definisce con nettezza il profilo del progetto. La loro collaborazione, nata più di un decennio fa, ha assunto nel tempo la fisionomia di uno spazio intimo, dove la voce e il sinth di Falcone dialogano con la chitarra di Sargenti secondo una prassi che ricorda la pittura a due mani: un atto espressivo che si prolunga nell’altro, una linea che trova la propria ombra nella risposta dell’interlocutore.
«Tiaré e Monoi» entra in questo orizzonte come un quaderno di viaggio, non nel senso geografico del termine, ma quale itinerario interiore, dove ogni composizione appare simile a una pagina acquerellata. Le melodie si muovono con la delicatezza di un tratto che non vuole definire contorni rigidi, preferendo lasciar affiorare figure che affiorano per sovrapposizioni leggere, come nelle tele o nei taccuini di certi pittori che annotano impressioni prima ancora di trasformarle in opere compiute. In questo clima, «Tango stress» assume il ruolo di primo snodo emotivo, mentre «Acquarello» sembra tradurre direttamente in suono la leggerezza del titolo; «Stamattina» e «Jean Boulogne» apportano variazioni di luce e di prospettiva, come se il diario interiore del duo si aprisse su scorci diversi dello stesso paesaggio.
Il modus operandi del duo trova un equilibrio raro: la componente latina, con i suoi ritmi morbidi e la sua luce obliqua, non sovrasta mai la dimensione narrativa della canzone d’autore, che qui assume una forma più raccolta, quasi cameristica. Falcone modella la voce come se fosse un pigmento caldo, capace di sfumare tra confessione e racconto, mentre Sargenti disegna intorno a essa un paesaggio acustico che alterna trasparenze e zone d’ombra, secondo un metodo che richiama la tecnica del chiaroscuro musicale. In questo gioco di luci e ombre, «L’ho vista da qui» si dispensa come una sorta di inquadratura ravvicinata, «Io e il mare» dilata lo spazio verso un orizzonte più contemplativo, «Samba di due note» srotola un moto ritmico lieve che increspa la superficie senza incrinarne la calma.
Le composizioni originali nascono da istantanee di vita quotidiana, osservate con lo sguardo di chi riconosce nella semplicità un potenziale narrativo. Non si tratta di descrizioni, ma di frammenti che evocano gesti minimi: una finestra aperta sul mattino, un passo esitante lungo una strada di provincia e un pensiero che si posa sul bordo della sera. Ciascun plot tematico procede come un piccolo racconto, dove la melodia diventa la linea che unisce ciò che resta implicito e ciò che affiora con chiarezza, e in questo senso «Stasera a cena» e «Melodia» funzionano come due capitoli contigui, uno più legato alla convivialità sottovoce, l’altro alla concentrazione interiore del canto. Le reinterpretazioni, invece, si configurano come omaggi discreti, trattati con la stessa attenzione che un restauratore riserva a un’opera amata: non un esercizio di stile, ma un modo per far risaltare nuove sfumature, come se il duo illuminasse le composizioni da un’angolatura diversa, lasciando che la loro luce interiore riveli dettagli inattesi. In questo quadro, «Rosalina» agisce come sigillo conclusivo, passaggio che raccoglie e rilancia i temi disseminati lungo il percorso.
L’intero album avanza con un passo narrativo che non cerca effetti, preferendo la continuità di un discorso che cresce per accumulo di impressioni. La musica scorre come un diario sonoro, dove ogni episodio aggiunge un tassello a una storia che non pretende di essere lineare, ma che trova la propria coerenza nella qualità dello sguardo. Falcone e Sargenti modellano così un progetto che invita all’ascolto lento, alla sospensione del ritmo quotidiano, alla possibilità di riconoscere nella musica un luogo di quiete e di risonanza emotiva. «Tiaré e Monoi» diventa un esordio che non cerca di stupire, bensì di sedimentare. Un disco acustico che si offre come un profumo tenue, capace di restare nella memoria non per la sua intensità, ma per la finezza con cui accompagna il pensiero. Un lavoro che rivela la maturità di un duo che ha scelto la via della misura, della cura e dell’immaginazione, trasformando la propria esperienza condivisa in un racconto musicale di rara eleganza.

