«Alianti» di Simone Locarni / Tom Arthurs: due voci, un unico orizzonte (Abeat Records, 2026)
Locarni e Arthurs firmano un concept dove scrittura, estemporaneità ed ascolto reciproco convergono in un linguaggio di rara coerenza, confermando come la dimensione del duo continui a offrire uno spazio privilegiato per una ricerca musicale colta, libera e autenticamente contemporanea.
// di Francesco Cataldo Verrina //
La storia del jazz europeo ha trovato nella formula del duo uno dei suoi territori più fertili. L’assenza della sezione ritmica obbliga gli interpreti a una responsabilità condivisa nella costruzione del tempo, dell’armonia e della narrazione musicale, secondo una concezione cameristica che affonda le proprie radici nelle esperienze di John Taylor con Kenny Wheeler, nelle collaborazioni fra Norma Winstone e i protagonisti della scena britannica, sino a quella poetica della misura che l’estetica ECM ha progressivamente traslato in un linguaggio riconoscibile. «Alianti», nato dall’incontro fra il pianista Simone Locarni e il trombettista inglese Tom Arthurs, raccoglie questa eredità senza trasformarla in citazione, preferendo assimilarla all’interno di una scrittura personale, aperta e profondamente contemporanea.
L’intesa fra i due musicisti si manifesta fin dalle prime battute come il risultato di una comune sensibilità artistica più ancora che di una semplice collaborazione. Locarni, fra le personalità pianistiche più interessanti emerse negli ultimi anni in Italia, conduce il proprio discorso mediante un fraseggio limpido, sorretto da un saldo controllo della forma e da una notevole ricchezza armonica. Arthurs risponde con una dizione strumentale di rara eleganza, nella quale il suono della tromba alterna morbide inflessioni liriche a improvvise aperture più astratte, sempre governate da una rigorosa coerenza narrativa. La comune ammirazione per figure quali Norma Winstone, John Taylor, Kenny Wheeler e Paul Bley costituisce il terreno culturale sul quale germoglia l’intero progetto. Nessuna di queste presenze viene richiamata come modello da imitare; ciascuna riaffiora invece come sedimentazione linguistica, assimilata fino a diventare parte integrante dell’identità compositiva del duo.
I nove episodi musicali che compongono «Alianti» delineano un percorso di notevole equilibrio formale. Le composizioni firmate alternativamente da Locarni e Arthurs dialogano con naturalezza, mentre «Preludio de Mirambel No. 5» di Anton García Abril dilata ulteriormente l’orizzonte espressivo del lavoro, confermando una concezione della scrittura nella quale jazz e musica colta europea condividono la medesima ricerca di chiarezza sintattica e rigore costruttivo. «Missoltini», «Anaphora», «HK3B4DBS», «Leyla», «Welcome Dragosh» e «Corale» tracciano un itinerario in cui la melodia mantiene una funzione centrale senza mai rinunciare alla complessità accordale. Locarni plasma progressioni accordali di raffinata mobilità, spesso costruite su estensioni, sovrapposizioni intervallari e risoluzioni differite che conferiscono continuità al flusso musicale, mentre Arthurs interviene con linee dal profilo cantabile, lasciando che ogni frase trovi il proprio naturale sviluppo all’interno dell’equilibrio complessivo. Particolarmente convincente risulta la gestione dello spazio sonoro. Le pause non interrompono il procedimento, ma ne regolano il respiro, consentendo alle risonanze del pianoforte e alle sfumature dinamiche della tromba di acquisire pieno valore strutturale. L’assenza di qualsiasi ridondanza produce una perpetua sensazione di necessità espressiva, nella quale ogni intervento trova una precisa collocazione all’interno del disegno compositivo. Una sottile cantabilità mediterranea affiora progressivamente sotto la superficie del linguaggio nord-europeo, mitigandone l’austerità senza alterarne il rigore. Proprio questa convergenza fra controllo formale e naturalezza melodica rappresenta uno degli aspetti più convincenti dell’intero progetto, in grado di coniugare eleganza costruttiva e immediatezza comunicativa senza alcuna concessione all’effetto. Merita una menzione anche la registrazione, di livello decisamente audiofilo. La profondità prospettica del pianoforte, la ricchezza della tavolozza dinamica della tromba e la restituzione delle più sottili risonanze ambientali contribuiscono a un ascolto di straordinaria definizione, nel quale ogni dettaglio conserva nitidezza e naturalezza. «Alianti» si allinea ai lavori più maturi e convincenti del recente jazz europeo. Locarni e Arthurs firmano un concept dove scrittura, estemporaneità ed ascolto reciproco convergono in un linguaggio di rara coerenza, confermando come la dimensione del duo continui a offrire uno spazio privilegiato per una ricerca musicale colta, libera e autenticamente contemporanea.

