{"id":9834,"date":"2025-04-09T17:57:03","date_gmt":"2025-04-09T15:57:03","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=9834"},"modified":"2025-04-09T17:57:08","modified_gmt":"2025-04-09T15:57:08","slug":"intervista-a-carlo-babando-su-miss-black-america-percorsi-sonori-nellidentita-afroamericana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/04\/09\/intervista-a-carlo-babando-su-miss-black-america-percorsi-sonori-nellidentita-afroamericana\/","title":{"rendered":"Intervista a Carlo Babando su \u00abMiss Black America. Percorsi sonori nell\u2019identit\u00e0 afroamericana\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Guido Michelone \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Carlo Babando \u00e8 da poco in libreria con un nuovo volume, il terzo dopo <em>Marvin Gaye. Il sogno spezzzato<\/em> (Volo Libero, 2016) e <em>Blackness. Storie e musiche dell\u2019universo afroamericano<\/em> (Odoya, 2020): si tratta di <em>Miss Black America. Percorsi sonori nell\u2019identit\u00e0 afroamericana<\/em> (Mar dei Sargassi, 2024). L\u2019inquietante esergo in quarta di copertina \u2013 \u201cEcco. Forse il punto \u00e8 esattamente quello. Il corpo nero riesce ad attirare pi\u00f9 attenzione solo quando fa rumore. Quando canta e balla. O quando muore\u201d \u2013 \u00e8 lo spunto per questa inedita intervista in cui si spazia fra tutte le musiche nere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D In tre parole chi \u00e8 Carlo Babando?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Un docente appassionato e un giornalista che spera di essere anche un buon \u201cdivulgatore culturale\u201d, sia sulla carta che dietro il microfono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Raccontaci in breve la tua attivit\u00e0 professionale.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Insegno letteratura e storia dividendomi tra licei, istituti tecnici e professionali, con particolare attenzione a progetti che mirano a contrastare la dispersione scolastica. Ovviamente, in questo senso, mi \u00e8 molto d\u2019aiuto lavorare a vario titolo con la musica: ho iniziato a scrivere professionalmente sulle riviste e sul web quando avevo ventidue anni, adesso ne ho trentotto e mi ritrovo a collaborare con tante realt\u00e0 editoriali diverse e ad aver firmato tre saggi. Insomma, poter usare la musica in classe o all\u2019interno di un IPM \u00e8 stata la chiave di volta. Inoltre sono stato per diverso tempo dietro il bancone di un negozio di dischi a Bologna, un posto magico che si chiama Semm Music Store e che, quando posso, frequento ancora per dare una mano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D A che et\u00e0 e come hai scoperto la black music?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Nella mia idea di black music, il reggae ha sempre avuto un ruolo importante. Non \u00e8 un caso quindi se il mio primo approccio a quell\u2019universo \u00e8 stata una cassetta di Bob Marley, comprata quasi per caso a quindici anni. Da l\u00ec, nel corso del tempo, si \u00e8 sviluppata la passione per il blues e poi sono arrivati jazz, soul, funk, rap e via dicendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Dei lavori (o studi) da te intrapresi quali ritieni siano i pi\u00f9 gratificanti o esemplari per il tuo contributo alla cultura musicale black?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Da molti anni curo una rubrica sulla rivista Blow Up che si intitola \u201cInner City Blues\u201d, nella quale tratto mensilmente un tema che ha a che fare con le culture afrodiscendenti (non limitandomi necessariamente alla musica o alla dimensione prettamente afroamericana). Credo sia un buon modo per allargare il campo, magari trovando sentieri inaspettati e sorprendenti. Poi c\u2019\u00e8 il libro uscito nel 2020, \u201cBlackness\u201d, che partiva dai miei studi universitari in scienze storiche, culminati in una tesi nella quale incrociavo Medioevo e africanistica: grazie all\u2019aiuto dei docenti che seguirono le ricerche con me, sono stato in grado di raccontare il passato dell\u2019Africa subsahariana svincolandolo in parte dalla storiografia europea, troppo spesso affetta da eurocentrismo. Da l\u00ec ho voluto tracciare delle connessioni con la musica e il cinema di matrice afroamericana, iniziando un percorso che ha infine trovato il suo naturale compimento con la mia ultima pubblicazione, \u201cMiss Black America\u201d, il saggio uscito per Mar Dei Sargassi Edizioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Tre motivi (o anche pi\u00f9) per acquistare e leggere il tuo Miss Black America.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Perch\u00e9 vuole stimolare nuove riflessioni in ognuno di noi, a prescindere dalla provenienza geografica o culturale, senza reticenze nel mettere in dubbio certi paradigmi che diamo ormai per scontati. Perch\u00e9 tra i suoi capitoli \u00e8 possibile incontrare sia Nubya Garcia che i The Roots, sia i fotogrammi di \u201cThis Is England\u201d che quelli di \u201cGet Out\u201d, sia i romanzi di Gil Scott-Heron che le dissertazioni afrofuturistiche di Sun Ra. Perch\u00e9, infine, non ha la pretesa di fornire risposte ma la speranza di abbattere alcune semplificazioni a cui rischiamo di abituarci ogni volta che sentiamo parlare di identit\u00e0 afroamericana e black british.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D A quale pubblico ti rivolgi maggiormente per i tuoi libri e in particolare per questo?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Nell\u2019introduzione di \u201cMiss Black America\u201d scrivo: \u201cD\u2019altronde un\u2019indagine su come musica e societ\u00e0 interagiscono all\u2019interno dell\u2019America nera, vuol dire anche (o soprattutto) tracciare le coordinate attraverso cui il risultato di questa sinergia si proietta all\u2019esterno. Ovvero in direzione di un pubblico in larga parte bianco, di estrazione borghese e che magari non si \u00e8 mai allontanato troppo dal posto in cui \u00e8 nato. Vederlo come un limite sarebbe come ridurre la portata del patrimonio culturale africano all\u2019interno del triangolo atlantico, ai cui vertici ci sono anche Europa e America. Un mondo che si \u00e8 espanso aggrovigliandosi attorno al pensiero occidentale, ma che nel nuovo millennio ha dovuto fare i conti ancora una volta con la potenza dell\u2019identit\u00e0 diasporica\u201d. Potrei concludere che, a conti fatti, mi rivolgo a chi ha voglia di partire dal proprio amore per il soul, il rap o il jazz e non teme di proiettarsi in una dimensione in cui musica, storia, cinema, moda, politica e sociologia dialogano incessantemente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Che idea hai della black music quale espressione artistica e culturale?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Penso che innanzitutto sia inscindibile dal <em>milieu<\/em> in cui \u00e8 nata, a prescindere dal linguaggio musicale che prendiamo in considerazione. Ci\u00f2 significa che \u00e8 davvero troppo limitativo \u2013 e ingiusto \u2013 amare alla follia un album di John Coltrane o Nina Simone e non sentire l\u2019esigenza di andare pi\u00f9 a fondo. Stessa cosa se pensiamo alla scena contemporanea, da Kamasi Washington a Kendrick Lamar e Jorja Smith. La questione \u00e8 pi\u00f9 ampia del filtro linguistico o del colore della pelle, parliamo piuttosto di identit\u00e0 culturale e sociale. Un\u2019identit\u00e0 che, per l\u2019appunto, \u00e8 molto diversa quando si parla di America e Regno Unito, i due contesti sui quali mi sono concentrato maggiormente nell\u2019ultimo saggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Con quali modalit\u00e0 (anche personali) ti rapporti con i tuoi \u2018colleghi\u2019 o con chi comunque lavora al tuo fianco o in contesti similari?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R A proposito di contesti e di quello che dicevamo nella domanda precedente, \u00e8 importante sottolineare che io sono perfettamente cosciente di studiare e raccontare la cultura afroamericana da una posizione specifica: quella di un italiano bianco. Il fatto che le mie origini possano essere pi\u00f9 <em>complicate <\/em>di quel che sembri, e che continui ad avvertire la mia identit\u00e0 pi\u00f9 come siciliana che come genericamente italiana, pu\u00f2 tuttavia avere un peso. Voglio dire, il mio pensiero si \u00e8 formato pi\u00f9 su Leonardo Sciascia e su fonti medievali nordafricane che su Amiri Baraka o Angela Davis. Questo mi ha permesso di interagire con chi lavora a mio fianco da una posizione del tutto personale, creando connessioni che per me si sono rivelate incredibilmente interessanti sia in classe che sul palco, o tra le pagine di una rivista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Ritieni che in Italia vi siano spazi interessanti per contribuire ad accrescere o sviluppare una vera cultura del sound afroamericano?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Bisogna scremare all\u2019interno di una proposta talvolta banale, sempre pi\u00f9 a rischio di diventare un modo furbo per ottenere fondi pubblici o garantirsi una certa visibilit\u00e0. Viviamo in un paese che percepisce la propria multiculturalit\u00e0 in modo ancora ingenuo, non rendendosi conto che il dialogo tra culture non deve passare necessariamente per un approccio \u201cesotista\u201d. Allo stesso tempo \u00e8 bene ricordarsi che accostare musica afroamericana e continente africano presuppone gi\u00e0 una buona conoscenza di cosa sia il panafricanismo, l\u2019afrocentrismo e persino l\u2019afrofuturismo. Diversamente, mettere tutto nello stesso calderone non fa bene a nessuno. Perci\u00f2 s\u00ec, gli spazi ci sarebbero\u2026 ma ci sono anche persone disposte a tenere alto il livello dell\u2019offerta e dello scambio dialogico? Io sono positivo, e cos\u00ec anche chi ha lavorato con me in questi ultimi anni affinch\u00e9 si percorra una linea che non imiti gli Stati Uniti ma provi a valorizzare la specificit\u00e0 dell\u2019Italia contemporanea e della sua visione, necessariamente diversa da quella americana. Cito qualcuno, sperando di non fare torto agli altri e invitandovi ad approfondire il loro lavoro: Reda Zine, Avalon Tsegaye (Avex the MC), Marco Manetti, Anna Bassy, Giuseppe Pipitone, Davide Shorty, Amir Issaa. Questo senza volerci addentrare in discorsi che riguardano il mercato editoriale o l\u2019industria cinematografica e musicale, pronti a cannibalizzare chiunque rappresenti una possibile fonte di lucro trasformandone i contorni da persona a <em>personaggio<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Come ti rapporti all\u2019oggetto disco (vinile o cd), anche a livello personale?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Ero un adolescente che, a costo di sacrifici economici, voleva a tutti i costi comprare la musica in formato fisico. Anche quando bastava un clic per scaricare dal web intere discografie. Con il passare del tempo non \u00e8 cambiato nulla, al netto di utilizzare anche le possibilit\u00e0 dello streaming per capire se vale la pena comprare un determinato album o no. Come giornalista ho la fortuna di ricevere alcuni dischi senza doverli acquistare, tutto il resto lo cerco preferibilmente in vinile e poi ascolto con l\u2019attenzione che merita. A casa ovviamente siamo costantemente in cerca di nuovo spazio per musica e libri, ma il bello \u00e8 anche questo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Cosa pensi del jazz in particolare? Quali aspetti pi\u00f9 ti colpiscono di questa storia ultracentenaria?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Penso che per un ventenne italiano di oggi sia molto pi\u00f9 evidente di come lo era per me, a met\u00e0 anni Duemila, che il jazz \u00e8 forse l\u2019espressione musicale pi\u00f9 totalizzante dell\u2019America nera. Io mi sono innamorato del jazz da adolescente, quando il professore di filosofia della mia fidanzata (che adesso \u00e8 mia moglie) mi prest\u00f2 \u201cMy Song\u201d di Keith Jarrett. Quel disco della ECM fu il ponte che mi spinse a volerne sapere di pi\u00f9, soprattutto cercando di assorbire il jazz \u201cdal vivo\u201d. Ho avuto la fortuna che in quegli anni la piccola citt\u00e0 dell\u2019entroterra siciliano in cui sono cresciuto, Caltanissetta, organizzasse dei meravigliosi concerti con nomi del calibro di Lee Konitz, Peter Erskine, Rita Marcotulli, Roberto Gatto e tanti altri. Poter quindi allargare i miei ascolti sia attraverso i cd che la musica live \u00e8 stato determinante per proiettarmi subito in una dimensione di infinite possibilit\u00e0, in cui il jazz diventava la mappa attraverso cui scoprire tanti tesori diversi lungo una linea temporale vastissima e che si muoveva da una parte all\u2019altra dell\u2019oceano. Sicilia compresa, se pensiamo a Nick La Rocca e New Orleans.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Il jazz, rispetto a blues, gospel, r\u2019n\u2019b, soul, funk, rap, \u00e8 forse il linguaggio musicale black con maggior evoluzione stilistica dal ragtime all\u2019avanguardia. Quali periodi ritieni pi\u00f9 efficaci o coinvolgenti dal tuo punto di vista?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Ci sono momenti che mi interessano moltissimo dal punto di vista storico-sociologico, come il free e lo spiritual, e altri che incontrano maggiormente i miei gusti di ascoltatore. Ad essere sincero, nel corso della mia vita ho attraversato diverse fasi: dalla fascinazione per il be-bop all\u2019innamoramento per il cool, senza contare gli auricolari consumati sulle incisioni vocali di Chet Baker, oppure sugli arrangiamenti del jazz-funk brasiliano e gli esperimenti di Herbie Hancock. Ecco, magari non ragiono in termini di \u201cimportanza\u201d, proprio nella convinzione che il jazz \u00e8 una galassia sterminata i cui pianeti hanno tutti un ruolo fondamentale nella storia della musica. E no, non soltanto in quella occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>D Chi sono a tuo avviso i jazzisti pi\u00f9 emblematici e perch\u00e9?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Scontato ma inevitabile: secondo me Miles Davis \u2013 sia dal punto di vista musicale che culturale \u2013 ha forse pi\u00f9 di ogni altro dato forma a una propria idea di musica afroamericana, al di l\u00e0 del jazz vero e proprio. Persino contraddicendo s\u00e9 stesso, che equivale a proclamarsi signore assoluto di ci\u00f2 che scriveva e metteva su disco (peraltro rivolgendosi a una platea a volte lontanissima da chi lo seguiva prima). Mi ha sempre affascinato il suo individualismo privo di retorica, disposto a mettere in dubbio il proprio passato per immaginare nuove ipotesi sonore, a volte smaccatamente commerciali. L\u2019afflato mistico di Coltrane, sul versante opposto, credo sia una delle esternazioni artistiche e umane pi\u00f9 commoventi di sempre. Ma ci sarebbero anche Monk, Mingus e chiss\u00e0 quanti altri: ognuno, a proprio modo, enorme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Come ultima domanda, forse banale, ti chiedo una tua top five o top ten dei musicisti black pi\u00f9 amati e, se ti va, dei tre dischi da isola deserta.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Metto insieme le domande e ti rispondo con alcuni dischi firmati da nomi ai quali sono molto affezionato. In ordine sparso:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">1 \u2013 Gil Scott-Heron \u201cWinter In America\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">2 \u2013 Marvin Gaye \u201cWhat\u2019s Going On\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">3 \u2013 Charles Mingus \u201cThe Black Saint and the Sinner Lady\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">4 \u2013 Lauryn Hill \u201cMTV Unplugged No. 2.0\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">5 \u2013 John Coltrane \u201cA Love Supreme\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">6 \u2013 Curtis Mayfield \u201cCurtis\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">7 \u2013 Jorja Smith \u201cBe Right Back\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">8 \u2013 Erykah Badu \u201cBaduizm\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">9 \u2013 Terry Callier \u201cWhat Color Is Love\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">10 \u2013 Bob Marley \u201cExodus\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ovviamente, se me lo chiedi tra un mese, circa la met\u00e0 potrebbero essere sostituiti da altri titoli. Forse.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/babando2-768x1024.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-9836\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/babando2-768x1024.webp 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/babando2-225x300.webp 225w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/babando2.webp 980w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Carlo Babando<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Guido Michelone \/\/ Carlo Babando \u00e8 da poco in libreria con un nuovo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":9835,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,29,410,25,9,15,11,2,3,19,7,16],"tags":[],"class_list":["post-9834","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-bebop","category-black-amercan-music","category-blues","category-cultura","category-funk","category-interviste","category-jazz","category-musica","category-rb","category-recensione-libri","category-soul"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Babando1.jpeg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9834","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9834"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9834\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9837,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9834\/revisions\/9837"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/9835"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9834"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9834"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9834"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}