{"id":9198,"date":"2025-02-11T20:44:26","date_gmt":"2025-02-11T19:44:26","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=9198"},"modified":"2025-05-15T19:50:29","modified_gmt":"2025-05-15T17:50:29","slug":"deconstructing-ayler-in-the-universe-il-nuovo-album-di-sergio-armaroli-e-giancarlo-schiaffini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/02\/11\/deconstructing-ayler-in-the-universe-il-nuovo-album-di-sergio-armaroli-e-giancarlo-schiaffini\/","title":{"rendered":"\u00abDeconstructing Ayler In The Universe\u00bb: il nuovo album di Sergio Armaroli e Giancarlo Schiaffini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Sergio Armaroli e Giancarlo Schiaffini vanno ben oltre, collocando l&#8217;anarchico sassofonista in contesto minimale e bivalente, aprendo cos\u00ec nuove possibilit\u00e0 interpretative ad un modulo jazzistico che ha fatto storia e che non sempre appare di facile riproposizione senza scadere nel luogo comune.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Un disco non facile ed immediato, almeno ad una prima lettura, ma certamente suggestivo e sotteso da un fascino sottile, quasi ipnotizzante I jazzofili pi\u00f9 affinati coglieranno di certo le tante sfaccettature della saga ayleriana legata alla fiorente stagione del jazz free form. Albert Ayler ha disseminato sul suo sia pur breve cammino una pletora di succedanei ed imitatori che si sono, spesso, limitati ad una rivisitazione calligrafa e karaokeistica del suo portato sonoro. Sergio Armaroli e Giancarlo Schiaffini vanno ben oltre, collocando l&#8217;anarchico sassofonista in contesto minimale e bivalente, aprendo cos\u00ec nuove possibilit\u00e0 interpretative ad un modulo jazzistico che ha fatto storia e che non sempre appare di facile riproposizione senza scadere nel luogo comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Nel panorama del jazz contemporaneo<\/strong>, \u00abDeconstructing Ayler In The Universe\u00bb, pubblicato dalla Dodicilune, emerge come un\u2019opera audace e riflessiva, risultante dalla sinergia creativa del duo formato da Sergio Armaroli e Giancarlo Schiaffini. Con un ricercato omaggio ad uno dei pionieri del free jazz che ha lasciato un\u2019impronta indelebile negli anni Sessanta, l\u2019album si propone di esplorare e reinterpretare il repertorio del sassofonista americano attraverso una lente sperimentale e innovativa. Con una durata di quarantatr\u00e9 minuti e ventinove secondi, \u00abDeconstructing Ayler In The Universe\u00bb \u00e8 stato registrato il 14 aprile 2024 presso il Blackstar Studio di Milano, a cura di Raffaele Stefani, con il mix e la masterizzazione realizzati da Valerio Mina il 29 ottobre 2024 all&#8217; R.M.S. Studio di Padova. Tale contesto tecnico offre una qualit\u00e0 sonora che permette di apprezzare appieno le sofisticate interazioni tra vibrafono, sintetizzatore, balafon cromatico, percussioni e trombone, strumenti con cui i due musicisti intessono un dialogo profondo e polifonico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Sergio Armaroli, vibrafonista e compositore<\/strong> con una formazione eclettica nel campo delle arti visive e musicali, riesce a conferire al suo strumento una tonalit\u00e0 non convenzionale, che si sposa perfettamente con le innovazioni timbriche delle composizioni di Ayler. L\u2019approccio di Armaroli si distingue per la volont\u00e0 di portare in scena un jazz come attitudine sperimentale, un terreno fertile per la ricerca espressiva. Dall\u2019altro lato, Giancarlo Schiaffini, figura di riferimento nel panorama jazzistico e della musica contemporanea che, con la sua consolidata carriera e la vasta esperienza, arricchisce il progetto con un tono profondo e ricco di sfumature. La sua padronanza del trombone, combinata con un\u2019intelligente declinazione di linguaggi e stili, riconduce l&#8217;ascoltatore all\u2019essenza delle composizioni di Ayler, permettendo al contempo una riflessione critica e personale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Tracce iconiche come \u00abSpirits Rejoice\u00bb, \u00abHoly Family\u00bb<\/strong> e \u00abWitches and Devils\u00bb vengono reinventate con arrangiamenti che mantengono la tensione espressiva originale di Ayler, ma che al contempo aprono nuovi spazi sonori e concettuali. \u00abHoly Ghost\u00bb si pone come un esempio di questo equilibrio sottile fra tradizione e innovazione, dove le complessit\u00e0 armoniche e ritmiche si intrecciano in una narrazione musicale sospesa e ammaliante, declinata come un flusso di pensiero olistico e totalizzante. In \u00abDeconstructing Ayler In The Universe\u00bb, Armaroli e Schiaffini mettono in mostra non solo la loro maestria tecnica, ma anche un\u2019affinit\u00e0 elettiva ed un sincronismo che si traducono in un linguaggio unitario, accessibile e stimolante. La capacit\u00e0 di trovare un\u2019interpretazione contemporanea di opere storiche rappresenta un contributo significativo nel mantenere vivo il dialogo con il patrimonio musicale del free jazz, sfidando l\u2019ascoltatore pi\u00f9 esperto ed i critici a riflettere sul significato e sull\u2019eredit\u00e0 di Ayler. In conclusione, \u00abDeconstructing Ayler In The Universe\u00bb non \u00e8 semplicemente un tributo a Albert Ayler, ma una pratica di rielaborazione che invita ad esplorare l\u2019universo sonoro del jazz tout-court, attraverso un approccio multisfaccettato, politematico e profondo. La proposta del duo Armaroli-Schiaffini si colloca di diritto, e con merito, tra le nuove uscite di punta dell&#8217;attuale scena jazzistica, aprendo la strada ad un rinnovato interesse per la figura di Ayler e per le infinite possibilit\u00e0 espressive ad essa collegate, se non altro, i due sodali tentano una di battere un terreno al di fuori delle convenzioni, degli itinerari per jazz turistico, e del deja-vu.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Schiaffini_Armaroli2-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9200\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Schiaffini_Armaroli2-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Schiaffini_Armaroli2-300x200.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Schiaffini_Armaroli2-768x512.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Schiaffini_Armaroli2.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Giancarlo Schiaffini e Sergio Armaroli<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sergio Armaroli e Giancarlo Schiaffini vanno ben oltre, collocando l&#8217;anarchico sassofonista in contesto minimale e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":9199,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[29,9,26,563,22,2,3,500,6,28],"tags":[],"class_list":["post-9198","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bebop","category-cultura","category-editoriale","category-free-jazz","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Armaroli_Schiaffini-e1739302844631.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9198","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9198"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9198\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10461,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9198\/revisions\/10461"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/9199"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9198"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9198"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9198"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}