{"id":8931,"date":"2025-01-19T19:58:41","date_gmt":"2025-01-19T18:58:41","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=8931"},"modified":"2025-01-19T20:01:55","modified_gmt":"2025-01-19T19:01:55","slug":"vinile-sul-divano-innesti-ritmici-multitematici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/01\/19\/vinile-sul-divano-innesti-ritmici-multitematici\/","title":{"rendered":"Vinile sul Divano, innesti ritmici multitematici"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Gianluca Giorgi \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Joe McPhee, Nation time (1971 ristampa w\/insert 2019)<\/strong><br>Originariamente pubblicato nel 1971 dalla CJR negli USA, il primo album di Joe McPhee, precedente alla collaborazione con Harold E. Smith e Mike Kull &#8221;Trinity&#8221; (1972). Registrato dal vivo nel dicembre del 1970 da Joe McPhee (sax tenore, tromba), Mike Kull (pianoforte, piano elettrico), Tyrone Crabb (contrabbasso, basso elettrico, tromba), Bruce Thompson (percussioni) ed Ernest Bostic (percussioni), &#8221;Nation time&#8221; offre tre lunghissimi brani nei quali il quintetto elabora un originale jazz d&#8217;avanguardia, miscelando il jazz coltraniano con il funk ed il blues, il risultato \u00e8 una musica che, mantenendo un fortissimo groove funk (mai per\u00f2 ripetitivo), si apre ad esplorazioni e ad improvvisazioni. Era il dicembre 1970 quando McPhee, ispirato dalla poesia di Amiri Baraka It&#8217;s Nation Time, ha riunito un gruppo di musicisti per eseguire i concerti del fine settimana per gli studenti del Vassar College che sarebbero poi diventati questo \u201cNation Time\u201d. Per l\u2019occasione sono state schierate due band, una di impronta pi\u00f9 funky con chitarra e organo, l&#8217;altra costituita da una formazione jazz pi\u00f9 standard, con due batteristi e il brillante Mike Kull al pianoforte. Il gruppo mantiene un&#8217;attitudine collettiva, a tratti quasi tribale e passa dall&#8217;intreccio fra jazz melodico e blues di &#8221;Nation Time&#8221;, al trascinante jazz funk di &#8221;Shakey Jake&#8221;, per arrivare ai toni pi\u00f9 sfuggenti e rarefatti di &#8221;Scorpio&#8217;s Dance&#8221;. Originario di Miami, Joe McPhee \u00e8 emerso negli anni &#8217;60 e &#8217;70 come un jazzista capace di esprimere una musica fortemente emotiva ed al tempo stesso originale e sperimentale, dimostrando una capacit\u00e0 unica di integrare suoni non convenzionali e tecniche estese con puro melodicismo. Fu cofondatore alla fine degli anni &#8217;60 della label CJR, sulla quale uscirono i suoi primi lavori, poi da met\u00e0 anni &#8217;70 incise per la Hat Hut dello svizzero Werner X. Uehlinger, suo grande estimatore. Sempre aperto a nuove influenze e possibilit\u00e0, negli anni McPhee ha arricchito la sua concezione musicale con ispirazioni che vanno dalla compositrice Pauline Oliveiros allo scrittore e medico Edward De Bono ed \u00e8 ancora creativamente attivo. Bella ristampa, l\u2019originale molto raro e costoso, con copertina in cartoncino pesante, pressoch\u00e9 identica alla rara prima tiratura e corredata di esclusivo inserto con foto e note, suono ottimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Soren Skov Orbit, Adrift (2024)<\/strong><br>L&#8217;album di debutto dei Soren Skov Orbit, &#8220;Adrift&#8221;, \u00e8 un disco molto interessante di difficile classificazione pur rimanendo nell\u2019ambito del nuovo jazz (nu-jazz). Il sassofonista tenore e soprano S\u00f8ren Skov (Debre Damo Dining Orchestra) e il tastierista Peder Vind hanno co-fondato il quintetto \u201ctrippy\u201d S\u00f8ren Skov Orbit nel 2016 con l\u2019intento di esplorare nuove &#8220;idee di jazz&#8221;, come dice lo stesso sassofonista. Per raggiungere questo obbiettivo si sono dotati di una sezione ritmica che unisce improvvisazione contemporanea e psichedelia; il bassista Casper Nyvang Rask, il batterista Rune Lohse e il percussionista Ayi Solomon della leggendaria band di origini ghanesi degli anni &#8217;80\/highlife Classique Vibes, il gruppo riesce cos\u00ec a creare un jazz moderno di ispirazione africana all\u2019interno di un contesto \u201cnebbioso\u201d. Skov \u00e8 un sassofonista con una robusta fraseologia ed espressivit\u00e0 che si rif\u00e0 ai grandi del passato: Albert Ayler, Archie Shepp, J.R. Monterose, l&#8217;olandese Hans Dulfer, come ai multi-reedisti John Gilmore, Yusef Lateef e Bilal Abdurahman, non disdegnando richiami a sassofonisti pi\u00f9 recenti, Nat Birchall, Nubya Garcia, Shabaka Hutchings. La registrazione \u00e8 stata effettuata dal vivo, allo stesso tempo e nella stessa stanza, in modo da poter cogliere le dinamiche e l&#8217;autenticit\u00e0 della musica suonata, il tutto rimanda ad alcune sessioni Ethio-jazz e del Mystic Revelations of Rastafari, nonch\u00e9 alla magia creata in studio di Alton Abraham con il Sun Ra Arkestra, grazie alla presenza in tutto il disco di una sana dose di riverbero. Nel disco, inoltre, si pu\u00f2 sentire l\u2019influenza di Fela-Kuti senza essere, comunque, impregnato di afro-beat, grazie all\u2019ottimo lavoro di Solomon e Lohse, Ayi conoscitore dei tanti tamburi regionali nonch\u00e9 super reattivo, che insieme a Rune crea una grande energia, con delle dinamiche incredibili, backbeat, loop funky. Bel disco da approfondire.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8932\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/01.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/01-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8933\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/02.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/02-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Christer Bothen\/Bolon Bata, Trancedance (40th anniversary edition) (1984 ristampa 2024)<\/strong><br>La prima ristampa in vinile, grazie alla Black Truffle Records di Oren Ambarchi, di questo disco di selvaggia Afro-fusion dello svedese Christer Both\u00e9n, figura importante nel jazz svedese e nella musica improvvisata degli anni &#8217;70, spesso impegnato al clarinetto basso e al sax tenore. Nei primi anni \u201870 in Mali, Bothen studi\u00f2 doso n&#8217;koni (la grande &#8220;arpa del cacciatore&#8221; a sei corde del Wasulu), per poi passare, pi\u00f9 tardi nel decennio a Marakesh, al guinbri (il liuto a tre corde del Gnawa\/Gnauoua). In quegli anni Christer Both\u00e9n si \u00e8 esibito anche con Don Cherry durante il suo periodo nella Organic Music Society, insegnandogli anche a suonare il doso n&#8217;koni. Alla fine degli anni &#8217;70 e negli anni &#8217;80 ha lavorato con le figure pi\u00f9 importanti della scena fusion e jazz-rock-world svedese, unendosi agli Archimedes Badkar per il loro \u201cTre\u201d, influenzato dall&#8217;Africa e partecipando alla leggendaria Bitter Funeral Beer Band di Bengt Berger. Trancedance del 1984, primo album a suo nome e composto interamente da sue composizioni tranne il tradizionale (Mimouna), vede la partecipazione per una sessione di molti dei musicisti che hanno suonato nel disco ECM della Bitter Funeral Beer Band (tra cui Berger alla batteria, Anita Livstrand alla voce e alle percussioni e Tord Bengssson al pianoforte, violino e alla chitarra). Un\u2019altra sessione registrata con il suo gruppo di sette elementi Bolon Bata, si pu\u00f2 ascoltare sulle seconde tracce di ogni lato del disco. Un album diviso tra esuberanza vibrante e introspezione ipnotica (la \u201cdanza\u201d e la \u201ctrance\u201d del titolo) con un tocco di freddo romanticismo nordico. Un must per i fan della scena svedese e di gruppi come Arbete och Fritid e Archimedes Badkar, cos\u00ec come per qualsiasi ascoltatore che sia stato sedotto da Spirits Rejoice!, The Brotherhood of Breath di Louis Moholo o, pi\u00f9 recentemente, i groove guinbri dei Natural Information Society di Joshua Abrams, Trancedance \u00e8 pezzo importante della poliedrica scena jazz svedese che andava riscoperto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Immanuel Wilkins, Blues Blood (2lp 2024)<\/strong><br>Immanuel Wilkins continua a stupire, nel suo nuovo album aggiunge cantanti al suo rodato quartetto. Il sassofonista e compositore Immanuel Wilkins, vincitore del German Jazz Prize 2024 nella categoria &#8220;Live Act of the Year International&#8221;, torna con questo terzo album per Blue Note Records, dopo che il suo debutto per l&#8217;etichetta, &#8220;Omega&#8221;, nominato album jazz numero 1 del 2020 dal New York Times, gli ha portato attenzione e riconoscimento in tutto il mondo. \u201cBlues Blood\u201d segna un cambiamento significativo nella sua direzione artistica, rivelando nuove dimensioni nelle sue capacit\u00e0 compositive gi\u00e0 insolitamente complesse, attraverso una performance multimediale prevalentemente vocalizzata. L&#8217;album, commissionato dalla Roulette e prodotto da Meshell Ndegeocello, la cui influenza \u00e8 evidente in diverse tracce, \u00e8 ispirato in parte all&#8217;infanzia di Wilkins e ha come soggetto eredit\u00e0 e linee di sangue che collegano le generazioni. L\u2019album \u00e8 composto da nove originali in cui si possono trovare una ricca miscela di stili musicali e quattro cantanti. La pi\u00f9 nota \u00e8 Cecile McLorin Salvant che ha gi\u00e0 una ottima carriera da solista, Ganavya, June McDoom e Yaw Agaymen che non sono cos\u00ec famose, ma esibiscono una performance di ottimo livello, fondendosi perfettamente con la band di Wilkins e con gli altri ospiti, il chitarrista Martin Sewell e il batterista Chris Dave. Nel disco Wilkins mette in evidenza il canto, attraverso le musiche globali, tra cui Ganavya dell&#8217;India meridionale\/tamil e la star jazz\/folk\/classica C\u00e9cile McLorin Salvant, i cori vocali sognanti o i canti di bambini. &#8220;Blues Blood&#8221; \u00e8 l&#8217;album pi\u00f9 ambizioso di Wilkins fino ad oggi, \u00e8 un disco arioso e celeste, un \u201cbalsamo\u201d rilassante per tutti coloro che cercano la pace. Di solito non amo molto il jazz vocale attuale perch\u00e9 troppo ancorato alla tradizione della canzone standard, ma questo disco va oltre, \u00e8 audace, anche se meno esplicitamente jazz, esplora, \u00e8 innovativo ed \u00e8 un gran bel sentire.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8934\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/03.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/03-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/04.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-8935\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/04.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/04-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Gianluca Giorgi \/\/ Joe McPhee, Nation time (1971 ristampa w\/insert 2019)Originariamente pubblicato nel&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":5197,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,9,18,2,3,6,23,13],"tags":[],"class_list":["post-8931","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-cultura","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/divano1-e1711910251920.jpeg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8931","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8931"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8931\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8939,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8931\/revisions\/8939"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5197"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8931"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8931"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8931"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}